VM: Ci parli delle evoluzioni che eventualmente ci sono state dal primo lavoro di cui abbiamo già parlato nella nostra sezione rispetto al lavoro attuale?
EC: Sono state tante, le evoluzioni fatte dai primi lavori a questo. Tante. Innanzitutto, per così dire, di "avvicinamento al pubblico". Il mio percorso vuole arrivare a tutti, allontanandosi dai virtuosismi letterari che appassionano i cinefili e gli intellettuali e che hanno segnato la prima parte del mio viaggio nel cinema. Non che “D’io” sia un’opera popolare, ma certamente - rispetto a “Tuttotorna” - ha un linguaggio che non ha bisogno di una seconda, terza visione, ma arriva anche alla prima. E le immagini tentano di allontanarsi da quella poesia visiva, estetica, cercando di essere funzionali e accrescitive. Insomma, non più il video a sostegno del testo, ma contenuto e immagini sullo stesso piano.
VM: Quali competenze e professionalità hai maturato nel tempo trascorso?
EC: Dopo “Tuttotorna” ci sono stati molti lavori, due dei quali distribuiti dalla Cecchi Gori Home Video (“Via Varsavia” e “30 anni quasi 21”), una collaborazione con la RAI per la quale ho realizzato alcuni spot educativi sulla lettura e per la quale sto realizzando 15 booktrailers. Ma al di là di queste e di molte altre esperienze, direi che tra “Tuttotorna” e “D’io” e tra “D’io” e i miei lavori successivi ci sono tanti sani errori compiuti sul campo che, inevitabilmente, mi hanno fatto maturare. Non solo come regista, ma anche come produttore indipendente, nel rapporto con collaboratori e sponsor.
VM: Nella realizzazione di lavori a budget limitato cosa ritieni sia la carta vincente per a buona riuscita del film e, nello specifico di questo lavoro, cosa è stato determinante per la buona riuscita del progetto?
EC: Innanzitutto l’idea, e poi la professionalità e l’impegno. Se un lavoro è a budget limitato, o anche a budget zero, questo non può e non deve essere un alibi. Certo, i mezzi sono quelli che sono e i soldi aiuterebbero molto il progetto, ma se l’idea è buona e è condivisa da collaboratori che non sono solo amici, ma anche professionisti, allora il risultato non sarà eccezionale, ma sicuramente il migliore possibile in quel momento.
VM: Ci dai qualche dettaglio “tecnico” sulla realizzazione? Potresti parlarci del tipo di attrezzatura utilizzato in tutto il corto?
EC: La mia fedele compagna di sempre, la Panasonic AG-HVX200 e un piccolo set di luci a temperatura esterna. Bagaglio minimo ma affidabile.
VM: Nella realizzazione dei lavori low budget, il coinvolgimento degli amici per la realizzazione è un fattore determinante. Ci parli della tua esperienza in merito?
EC: Credo di essere molto fortunato, perché facendo questo lavoro da un po’ di tempo i miei amici sono tutti, o quasi, persone del settore, che quindi si prestano e prestano la loro esperienza e professionalità al lavoro. Per esempio lo stesso Alessio Venturini, il protagonista del corto, è un caro amico ma soprattutto un attore molto bravo, che “usa” i nostri set per sperimentare, per provarsi anche in ruoli che ancora non ha avuto l’occasione di rivestire nel corso del suo percorso artistico.
VM: Quali sono stati i principali intenti e ispirazioni (filmiche) che ti hanno influenzato nella realizzazione di questo lavoro?
EC: La continua introspezione. Nessun modello cinematografico preciso, ma esclusivamente uno sguardo vigile e clinico sulla quotidianità.
VM: Il budget per realizzarlo? Quanto è costata la sua realizzazione? E quanto è costato in termini di tempo, dandoci un riferimento per la preproduzione, la produzione e la post-produzione?
EC: Opera sperimentale, "D'io", e pertanto realizzata a budget 0. Nata un po' come un gioco, ci ha "rubato" un giorno di riprese e un paio di post-produzione, escluso il tempo, naturalmente, che ci è voluto per realizzare le musiche originali, di Michele Papadia.
VM: Il tuo lavoro quale futuro avrà? Ci sarà la partecipazione a concorsi e proiezione/distribuzione e a che livello? E soprattutto questo lavoro ha già avuto qualche riconoscimento?
EC: Nel mio futuro, di qui a pochissimi mesi, ci sarà finalmente la sala cinematografica. Ad Aprile inizierò infatti a girare il mio primo lungometraggio destinato a una distribuzione cinematografica, e non più quindi per l'Home Video. E poi, di lì in poi... vedremo cosa succederà: sicuramente dovrò essere bravo a rimanere nel giro. Per quanto riguarda "D'io", invece, il corto - che ho distribuito pochissimo, purtroppo, a causa di tanti altri impegni - ha ricevuto un secondo posto, proprio pochi mesi fa, al Premio "Tagliacorto".
VM: Sei già al lavoro su un nuovo progetto? Di cosa si tratta e quando vedrà la luce?
EC: Come accennavo, ad Aprile girerò un film, scritto da Riccardo Leto, che si intitolerà "Brokers - Eroi per gioco". Se sarò - e saremo - bravi, vedrete che questo film farà parlare di sé. E poi a Settembre tornerò alle mie produzioni, con il corto "L'amore è un taxi", una commedia ironica che si avvarrà di un'importante distribuzione sia nazionale che internazionale e che vedrà la partecipazione di alcuni nomi molto noti del panorama cinematografica italiano.
VM: Ci puoi dare qualche indiscrezione riguardo i tuoi prossimi impegni?
EC: Sì. Mi piacerebbe darla su un corto che finora non ho avuto modo di citare ma che è stato, ed è tuttora, molto importante nel mio percorso soprattutto registico, in questo caso: s'intitola "Ho soltanto chiuso gli occhi". Uscirà in DVD ad Aprile e sarà presentato presso il Salone del libro di Torino. Scritto e interpretato da Fabrizio Rizzolo, questo lavoro - intelligentemente sociale - ha segnato il mio debutto come regista e basta, non cioè anche come autore, ed è stata un'esperienza difficile ma straordinaria al tempo stesso, e i risultati - ne sono convinto - mi/ci daranno ragione.