[Le cose che so di me] D'io Stampa E-mail
venerdì 13 giugno 2008

Immergiamoci in questa nuova intervista con Emiliano Cribari regista di "D’io" che abbiamo già avuto piacere di intervistare in occasione del suo precedente lavoro "Tuttotorna".
Cerchiamo allora di capire insieme i percorsi evolutivi in occasione del nuovo lavoro.

Cinema Indipendente - D'io
 

 

VM: Ci parli delle evoluzioni che eventualmente ci sono state dal primo lavoro di cui abbiamo già parlato nella nostra sezione rispetto al lavoro attuale?

EC: Sono state tante, le evoluzioni fatte dai primi lavori a questo. Tante. Innanzitutto, per così dire, di "avvicinamento al pubblico". Il mio percorso vuole arrivare a tutti, allontanandosi dai virtuosismi letterari che appassionano i cinefili e gli intellettuali e che hanno segnato la prima parte del mio viaggio nel cinema. Non che “D’io” sia un’opera popolare, ma certamente - rispetto a “Tuttotorna” - ha un linguaggio che non ha bisogno di una seconda, terza visione, ma arriva anche alla prima. E le immagini tentano di allontanarsi da quella poesia visiva, estetica, cercando di essere funzionali e accrescitive. Insomma, non più il video a sostegno del testo, ma contenuto e immagini sullo stesso piano.

VM: Quali competenze e professionalità hai maturato nel tempo trascorso?

EC: Dopo “Tuttotorna” ci sono stati molti lavori, due dei quali distribuiti dalla Cecchi Gori Home Video (“Via Varsavia” e “30 anni quasi 21”), una collaborazione con la RAI per la quale ho realizzato alcuni spot educativi sulla lettura e per la quale sto realizzando 15 booktrailers. Ma al di là di queste e di molte altre esperienze, direi che tra “Tuttotorna” e “D’io” e tra “D’io” e i miei lavori successivi ci sono tanti sani errori compiuti sul campo che, inevitabilmente, mi hanno fatto maturare. Non solo come regista, ma anche come produttore indipendente, nel rapporto con collaboratori e sponsor.

VM: Nella realizzazione di lavori a budget limitato cosa ritieni sia la carta vincente per a buona riuscita del film e, nello specifico di questo lavoro, cosa è stato determinante per la buona riuscita del progetto?

EC: Innanzitutto l’idea, e poi la professionalità e l’impegno. Se un lavoro è a budget limitato, o anche a budget zero, questo non può e non deve essere un alibi. Certo, i mezzi sono quelli che sono e i soldi aiuterebbero molto il progetto, ma se l’idea è buona e è condivisa da collaboratori che non sono solo amici, ma anche professionisti, allora il risultato non sarà eccezionale, ma sicuramente il migliore possibile in quel momento.

VM: Ci dai qualche dettaglio “tecnico” sulla realizzazione? Potresti parlarci del tipo di attrezzatura utilizzato in tutto il corto?

EC: La mia fedele compagna di sempre, la Panasonic AG-HVX200 e un piccolo set di luci a temperatura esterna. Bagaglio minimo ma affidabile.

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VM: Nella realizzazione dei lavori low budget, il coinvolgimento degli amici per la realizzazione è un fattore determinante. Ci parli della tua esperienza in merito?

EC: Credo di essere molto fortunato, perché facendo questo lavoro da un po’ di tempo i miei amici sono tutti, o quasi, persone del settore, che quindi si prestano e prestano la loro esperienza e professionalità al lavoro. Per esempio lo stesso Alessio Venturini, il protagonista del corto, è un caro amico ma soprattutto un attore molto bravo, che “usa” i nostri set per sperimentare, per provarsi anche in ruoli che ancora non ha avuto l’occasione di rivestire nel corso del suo percorso artistico.

VM: Quali sono stati i principali intenti e ispirazioni (filmiche) che ti hanno influenzato nella realizzazione di questo lavoro?

EC: La continua introspezione. Nessun modello cinematografico preciso, ma esclusivamente uno sguardo vigile e clinico sulla quotidianità.

VM: Il budget per realizzarlo? Quanto è costata la sua realizzazione? E quanto è costato in termini di tempo, dandoci un riferimento per la preproduzione, la produzione e la post-produzione?

EC: Opera sperimentale, "D'io", e pertanto realizzata a budget 0. Nata un po' come un gioco, ci ha "rubato" un giorno di riprese e un paio di post-produzione, escluso il tempo, naturalmente, che ci è voluto per realizzare le musiche originali, di Michele Papadia.

VM: Il tuo lavoro quale futuro avrà? Ci sarà la partecipazione a concorsi e proiezione/distribuzione e a che livello? E soprattutto questo lavoro ha già avuto qualche riconoscimento?

EC: Nel mio futuro, di qui a pochissimi mesi, ci sarà finalmente la sala cinematografica. Ad Aprile inizierò infatti a girare il mio primo lungometraggio destinato a una distribuzione cinematografica, e non più quindi per l'Home Video. E poi, di lì in poi... vedremo cosa succederà: sicuramente dovrò essere bravo a rimanere nel giro. Per quanto riguarda "D'io", invece, il corto - che ho distribuito pochissimo, purtroppo, a causa di tanti altri impegni - ha ricevuto un secondo posto, proprio pochi mesi fa, al Premio "Tagliacorto".

VM:  Sei già al lavoro su un nuovo progetto? Di cosa si tratta e quando vedrà la luce?

EC: Come accennavo, ad Aprile girerò un film, scritto da Riccardo Leto, che si intitolerà "Brokers - Eroi per gioco". Se sarò - e saremo - bravi, vedrete che questo film farà parlare di sé. E poi a Settembre tornerò alle mie produzioni, con il corto "L'amore è un taxi", una commedia ironica che si avvarrà di un'importante distribuzione sia nazionale che internazionale e che vedrà la partecipazione di alcuni nomi molto noti del panorama cinematografica italiano.

VM: Ci puoi dare qualche indiscrezione riguardo i tuoi prossimi impegni?

EC: Sì. Mi piacerebbe darla su un corto che finora non ho avuto modo di citare ma che è stato, ed è tuttora, molto importante nel mio percorso soprattutto registico, in questo caso: s'intitola "Ho soltanto chiuso gli occhi". Uscirà in DVD ad Aprile e sarà presentato presso il Salone del libro di Torino. Scritto e interpretato da Fabrizio Rizzolo, questo lavoro - intelligentemente sociale - ha segnato il mio debutto come regista e basta, non cioè anche come autore, ed è stata un'esperienza difficile ma straordinaria al tempo stesso, e i risultati - ne sono convinto - mi/ci daranno ragione.



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