[Software] Apple Final Cut Studio 2 Stampa E-mail
venerdì 21 dicembre 2007
 

Final Cut Pro 6

Le nuove funzionalità di Final Cut Pro 6 non balzano subito all’occhio poiché nulla è cambiato nell’interfaccia, a differenza di altri programmi della suite che hanno ricevuto un lifting estetico.
La principale novità si chiama Open Format Timeline, e significa che adesso è possibile lavorare in tempo reale in una stessa sequenza con materiale video avente formati diversi SD, HD, PAL, NTSC a framerate differenti. Il sistema si occupa di effettuare la scalatura delle clip video ai parametri della sequenza in tempo reale, senza necessità di renderizzare.

Abbiamo provato a creare due sequenze PAL DV e DVCPRO HD 1080i nelle quali abbiamo inserito tre clip video aventi formati PAL DV, DVCPRO HD 720p e 1080i. In entrambi i casi, su entrambe le macchine di prova, il playback è risultato fluido e senza dropped frames, il che è un ottimo risultato considerando le operazioni di scalatura che il sistema era chiamato a fare (ad esempio da PAL DV a 1080i).
Adesso inoltre è diventato più immediato il settaggio dei parametri di una sequenza in funzione del video che vogliamo editare. Quando inseriamo in timeline la prima clip infatti, il sistema verifica se i parametri coincidono con quelli della sequenza e, in caso negativo, mostra un popup di segnalazione attraverso il quale possiamo al volo adattare i parametri della sequenza a quelli della clip che abbiamo inserito.

Altra novità di rilievo è la possibilità di utilizzare ed editare direttamente in Final Cut Pro i template di Motion. Nel pannello degli effetti troviamo ora la cartella Master Templates, che contiene i template grafici del programma di Motion Graphic. L’utilizzo è del tutto simile a quello dei generators o dei filtri video: si carica il template nel Viewer e dal tab Controls è possibile editare i livelli di testo ed inserire immagini e video trascinandole nelle apposite Drop Zones.

Una volta inserito un template in timeline possiamo modificarlo attraverso il comando “Open in Editor” che, come già accade con i progetti di Motion, apre il template nel programma di motion graphics per le modifiche. Così facendo, se abbiamo in timeline più istanze di uno stesso template (pensiamo ad esempio ad un sottopancia ripetuto più volte), le modifiche apportate si propagano su tutte le istanze in un colpo solo. Per evitare questo comportamento (e quindi modificare una singola istanza), troviamo anche l’opzione “Open Copy in Editor”.

In Motion inoltre ai livelli di testo è ora associato un checkbox chiamato “Publish to FCP” che consente di rendere modificabile o meno i parametri di testo di quel livello in Final Cut Pro quando il progetto Motion viene usato come template.

Per stabilizzare le riprese mosse fa il suo ingresso il filtro SmoothCam (sul quale abbiamo realizzato un videotutorial che ne spiega il funzionamento, che trovate a questo link), prima disponibile solo in Shake. SmoothCam utilizza una tecnologia chiamata Optical Flow, che consiste nell’analisi del video allo scopo di individuare la direzione di ogni singolo pixel, al quale viene associato un vettore di movimento. A differenza di un normale filtro di stabilizzazione che tende ad eliminare tutti i movimenti presenti nella scena, SmoothCam ha come obiettivo quello di “ammorbidire” i movimenti rilevati allo scopo di preservare i movimenti di camera presenti. Si addice quindi a tutte quelle situazioni in cui siano presenti dei movimenti di camera che non vogliamo eliminare con la stabilizzazione.

Il filtro lavora in due fasi: dapprima effettua l’analisi del video e successivamente consente all’utente di perfezionare i parametri che regolano l’attenuazione dei movimenti sui vari assi. L’operazione di analisi, che può essere fatta su più clip in batch, avviene in background e quindi ci permette di continuare a lavorare con Final Cut Pro. Quando avviamo il playback della timeline le operazioni vengono automaticamente messe in pausa per consentirci di avere una riproduzione fluida in real time. E’ importante segnalare che l’analisi viene eseguita su tutto il media contenente lo spezzone da stabilizzare, cosa da tenere in conto dato che può produrre tempi di attesa inaspettati. Se ad esempio vogliamo stabilizzare una clip di 10 secondi appartenente ad un media di un’ora il tempo di attesa sarà relativo all’analisi di tutta l’ora di video. In questi casi quindi è consigliabile esportare la clip desiderata come self-contained e reimportarla.

Grazie all’integrazione della tecnologia FxPlug fanno la loro comparsa un buon numero di nuovi filtri video, disponibili anche in Motion. L’utilizzo di questi si basa in maniera determinante sulla GPU della scheda video e dunque l’utilizzo su Mac un po’ datati risulta penalizzato, come abbiamo avuto modo di constatare sul nostro PowerMac G5 di prova. Nessun problema invece sul nuovo MacBook Pro 17”.

Tra le funzioni audio segnaliamo l’introduzione della funzione di normalizzazione, grazie alla quale adesso possiamo effettuare una delle più comuni operazioni in ambito audio direttamente da Final Cut Pro senza dover passare necessariamente per Soundtrack Pro.
Nuova è anche la finestra Log and Transfer, che consente il logging e il trasferimento di formati come P2 card e Sony VDUs.

Adesso inoltre notiamo che i videoscopes si animano in tempo reale mandando il video in playback, funzionalità introdotta già con l’aggiornamento Universal di FCP 5 ma non presente nella versione di base.

Sul fronte dell’integrazione con Motion in fase di esportazione da FCP adesso vengono mantenute le informazioni relative alle variazioni di velocità, sia costanti che variabili e quelle sull’analisi effettuata da SmoothCam.
Con Final Cut Pro 6 infine viene introdotto ProRes422, il nuovo formato Apple che garantisce la qualità del video HD non compresso con un peso da SD. Con questo codec è possibile trasformare video HD Uncompressed, e quindi editabile ad un costo in temini di prestazioni e requisiti hardware molto elevato, in una versione praticamente indistinguibile dal punto di vista della qualità ma molto più umana sotto il profilo dello spazio su disco occupato e del data rate.
La qualità video è effettivamente eccellente comparata ad un HD non compresso così come le risorse hardware necessarie a gestire il tutto. La definizione di codec “leggero” però è da interpretare in funzione dell’HD Uncompressed e non in generale. ProRes 422 risulta infatti consigliato a quanti abbiano un Mac di ultima generazione con processore Intel, nel qual caso si arriva a gestire anche più stream in real time, sfruttando anche il fatto che le operazioni di decodifica sono ottimizzate per i processori multicore.



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