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Questo della riduzione di tempi di rendering è un motivo che pervade tutto il programma e non appare strano data la mole di dati che le composizioni più complesse coinvolgono. A questo riguardo è possibile impostare per ogni immagine una DOD (Domain of definition), cioè un’ area che contiene la porzione di immagine che si ritiene significativa. Tutto ciò che si trova all’ esterno di questa area non viene preso in considerazione in fase di rendering. L’ uso attento di questa funzione può portare ad un drastico abbassamento dei tempi di elaborazione.

Il sistema consente di lavorare anche con immagini “Proxy”, cioè copie delle immmagini a risoluzione ridotta che permettono di allegggerire il carico del sistema durante le operazioni. La risoluzione può anche essere fatta variare dinamicamente, cioè solo in presenza di operazioni più pesanti da gestire, per poi tornare alla normalità.
Ad ogni parametro presente in Shake è attribuibile un’ espressione matematica, cosa che aumenta praticamente all’ infinito la flessibilità degli strumenti in mano al composer.

Ad esempio possiamo far variare un effetto di disturbo per renderlo più realistico assegnando ad alcuni parametri un andamento casuale man mano che si avanza con i frames o inserire espressioni matematiche complesse che coinvolgono gli altri parametri presenti.
Tutti i parametri sono naturalmente animabili nel tempo e applicando un segno di spunta accanto ad ognuno possiamo decidere quale combinazione di parametri editare nel “Curve Editor”.

Qui si possono editare i keyframes manualmente e creare andamenti complessi di tipo Hermitiano nonché vari tipi di Spline. Possiamo anche manipolare in blocco gruppi di keyframe ed assegnare funzioni complesse alle curve, come ricampionamenti, scalature, medie, smoothing, ecc...
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