[Software] Mokey (della Imagineer Systems) - parte 2 Stampa E-mail
martedì 24 febbraio 2004
di Domenico B. "Mimmob"

E adesso, se non vi è bastata la semplice descrizione del software, mettiamo mokey a dura prova e scopriamo come va e quanto costa!

1 - METTIAMO ALLA PROVA MOKEY

Come primo approccio a Mokey ho pensato di eseguire i tutorial già disponibili sul sito così da avere un punto di riferimento nell’esecuzione delle prove. E’ da precisare, però, che tutti i tutorial richiedono la preventiva lettura del manuale in quanto non danno dettagli sul cosa si deve fare passo passo, ma danno per scontato che già si conosca l’interfaccia del software e la dislocazione dei diversi comandi disponibili.

Usare un “Cleanplate” (Clip “AFI”)

Il semplice tutorial in questione consente la veloce rimozione di un disturbo in una clip (in questo caso un capello presente sulla pellicola) usando un “Cleanplate”, ovvero un’immagine di riferimento “pulita”. In realtà l’immagine pulita è stata ottenuta modificando preventivamente un fotogramma della pellicola e rimuovendo con una semplice tecnica di ritocco fotografico il capello. Questa immagine è stata poi data come riferimento per la rimozione del capello nel resto del filmato. Il risultato, ottenuto velocemente e senza particolari difficoltà, è stato abbastanza buono, ma non eccezionale (probabilmente in dipendenza anche dalla pulizia fatta sul fotogramma di riferimento).

Usare i “Proxie” (Clip “Bluecoat”)

L’utilizzo dei proxie è diffuso anche in altri software che si ritrovano a lavorare con immagini ad alta risoluzione e che quindi impattano fortemente sul carico di lavoro da gestire. In pratica si tratta di utilizzare per la fase di Tracking un Proxie (immagine a bassa risoluzione) per poi applicare i risultati del tracciamento ad immagini ad alta risoluzione. Nel tutorial in oggetto, il tracking effettuato sulle immagini a bassa risoluzione è traslato perfettamente a quelle in alta risoluzione.

Rimozione semplice di un oggetto (Clip “Markers”)

Durante le riprese che richiedono un’aggiunta successiva di elementi in grafica 3D, nelle produzioni di un certo livello si è soliti utilizzare dei “markers”, ovvero degli oggetti / segnali di riferimento da utilizzare per far corrispondere i movimenti della videocamera virtuale nel software di grafica 3D con quella reale. Mokey ha svolto il suo compito portando ad un risultato finale perfetto.

Stabilizzare (Clip “Girl”)

Nel tutorial viene stabilizzata una clip, aggiungendo anche un riempimento delle aree mancanti ai bordi quando il movimento viene compensato. C’è la doppia possibilità di scegliere tra una stabilizzazione con il mantenimento dei movimenti di camera fluidi o con la simulazione di una videocamera fissata sul cavalletto.

La fase di tracking è stata particolarmente lunga anche in considerazione del fatto che si lavora con video interlacciato e quindi va fatto il tracking per entrambi i campi.

Il risultato è davvero molto valido: ottima la stabilizzazione, ma soprattutto il fatto che, a differenza degli altri software o plugins di stabilizzazione, non viene fatto una zoomata digitale per compensare i vuoti (a meno che non ci siano vuoti dovuti al fatto che non c’era materiale da copiare).

Nell’esempio usato nel tutorial, è stata usata una condizione “critica” per il riempimento: si nota infatti che il mare non è perfetto, a differenza della sabbia. Questo è dovuto alla variazione di condizioni dello sfondo (le onde in movimento) di cui il SW non può sapere.

Stabilizzare una zoomata (Clip “PanZoom”)

In questo tutorial si fa molto più di una semplice stabilizzazione, perché consente anche la modifica del “focus” della zoomata. Infatti la stabilizzazione è fatta per una ripresa che esegue uno zoom out, con riempimento delle aree mancanti prelevando informazioni dai fotogrammi iniziali.

In questo caso, abilitando la modalità Auto Fill -> Model Illumination il riempimento è molto buono, anche se verso i frames finali si nota un leggero disallineamento, nella parte alta della clip, che “svela” la manipolazione del video (vedi immagine).

Tracking (Clip “Picture”)

Si tratta di effettuare il Tracking di un oggetto in cui cambia la prospettiva, con una situazione “complicata” anche da alcuni riflessi di luce che possono ingannare il tracker. Il tutorial mostra la potenza derivante dall’utilizzo di più aree di tracciamento in uno stesso layer, per tracciare una variazione di prospettiva, ricordando che stiamo sempre parlando di un tracciamento 2D e non 3D.

Il risultato finale è stato ottimo … simile ad una ripresa fatta con Steadycam mentre ci si muove intorno ad un soggetto statico.

Per verifica ho provato a tracciare il soggetto usando la tecnica classica con una sola “Selection” fatta di un solo “Contour” (area di tracciamento) ed il risultato, ovviamente (altrimenti questo tutorial non avrebbe motivo di esistere), è stato meno buono.

Rimozione complessa di oggetti (Clip “ING”)

Si tratta di un classico per i film d’azione: wire removal o rimozione dei cavi.

Ebbene, senza tutorial credo sia impossibile ottenere qualcosa di buono: la principale difficoltà in questo tipo di operazione è il fatto che lo sfondo presente dietro il cavo da rimuovere varia nel tempo, quindi la prima cosa da fare è tracciare il movimento delle varie parti che compongono lo sfondo, poi si può tracciare anche il cavo ... e senza il tutorial non ci sarei mai arrivato da solo.

Per ottenere un buon risultato finale è stato molto complesso ed ha richiesto molto tempo, perché l’operazione è stata complicata da uno sfondo non uniforme e da una ripresa con camera in movimento. Probabilmente una ripresa su cavalletto davanti ad uno sfondo uniforme (magari un telo blu …) sarebbe stata più facilmente “gestibile” anche per Mokey.

Restaurare e stabilizzare una pellicola (Clip “Coffee”)

Il tutorial mostra come riparare immagini danneggiate e stabilizzare i salti classici della pellicola. Poiché non credo che avrò mai la possibilità di usare una pellicola, ho pensato di provare con materiale video DV. Ottimo il risultato ... utile in modo particolare nel DV per rimuovere gli artefatti che possono presentarsi su una ripresa a causa dello sporco sulle testine o sul nastro o a seguito di compressione “danneggiata” (l’immagine seguente è stata gentilmente concessa da www.progettoskarr.net).

In pochi passi ho eliminato un paio di macchie dal fotogramma incriminato riducendo al minimo l’intervento al “rotoscopio”.



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