VideoMakers.net incontra Roberto Faenza Stampa E-mail
sabato 21 aprile 2007
VideoMakers.net incontra Roberto Faenza, regista de "I Vicerè", per conoscerlo meglio e saperne di più sul suo lavoro.


VM: Ci parli di te?

RF: Ho sempre pensato che per scrittori, registi, etc. parlare di sé è piuttosto inutile: parlano le loro opere, i loro lavori. Quello che possono dire di sé è irrilevante se non addirittura fuorviante

VM: Se non ci sbagliamo è il tuo 4° lavoro in cui sei anche sceneggiatore, quale di questi 2 aspetti ti piace di più ?

RF: Di tutti i miei lavori cinematografici, a partire dal primo, Escalation, ho sempre scritto il copione, a volte solo o per lo più con vari collaboratori. Non saprei girare un film se prima non lo scrivessi. Se potessi scriverei soltanto, perché le riprese e il set mi creano una grande ansia: non sai mai cosa succederà e inoltre i tempi di lavorazione stanno diventando sempre più forsennati per motivi di budget

VM: Il cast degli ultimi tuoi film è sempre stato di ottimo livello, come ti sei trovato con il cast de “i Viceré” ?

RF: Devo dire che per mia fortuna non ho mai ricevuto pressioni per scegliere un cast diverso da quello che avevo in mente, questo anche perché da molto tempo partecipo anche alla produzione dei miei film. Il cast dei Vicerè lo abbiamo identificato con una certa dose di coraggio, nel senso che essendo il film molto costoso per gli standard italiani sarebbe stato opportuno cercare più coproduzioni, al fine di ripartire i costi e i rischi. Abbiamo invece optato per un cast il più possibile italiano e una sola coproduzione, quella spagnola. Una volta operata questa scelta, abbiamo cercato di arruolare il maggior numero di attori siciliani e meridionali, di modo da rispettare la matrice culturale del romanzo di origine di De Roberto, al quale il film è ispirato.

VM: Sei passato dal raccontare Don Puglisi a immergerti in questo racconto di fine ‘800. Cosa ti ha spinto ?

RF: La scelta di un progetto anziché un altro è un processo misterioso. Una volta Jean Luc Godard intervistando Fitz Lang gli pose questa stessa domanda e Lang rispose che non sapeva perché sceglieva un film anziché un altro. A ben pensarci, disse a sua volta Godard, neppure lui lo sapeva. Nel mio caso, diciamo che ho cominciato una decina di anni fa a interessarmi alla Sicilia, con Marianna Ucria, e da allora mi ha sempre intrigato ritornarci. Con i Vicerè credo che non sarà l’ultima volta. Mi interessa la Sicilia come terra narrativa, non è un caso che se stilassimo una classifica dei 10 romanzi italiani più interessanti la maggior parte sarebbero siciliani: da Verga a De Roberto ai più recenti: Sciascia…

VM: Cosa ritieni sia la carta vincente per una buona riuscita del film e, nello specifico di questo lavoro, cosa è stato determinante per la buona riuscita del progetto?

RF: Una buona sceneggiatura, una forte dose di determinazione e di coraggio. Tutto il resto ne discende

VM: Ci dai qualche dettaglio “tecnico” sulla realizzazione? Potresti parlarci del tipo di attrezzatura utilizzato in tutto il film? (Citare cam e attrezzature HW e SW utilizzati)

RF: Il film è in 35 mm. Cinemascope. Le macchine da presa, quasi sempre tre, sono gli ultimi modelli, molto elettronicizzati. Io lavoro ormai da tempo davanti a una serie di monitor collegati con un occhio elettronico alle macchine da presa. Abbiamo girato una enormità di pellicola: oltre 150.000 metri. Spesso abbiamo usato la steadycam o in alternativa la macchina a mano. Grande importanza è stata data alle scenografie e ai costumi, firmati da Milena Canonero, che ha appena vinto il suo terzo premio Oscar, dopo Barry Lindon e Orizzonti di gloria.

VM:  Quali sono stati i principali intenti e ispirazioni (filmiche) che ti hanno influenzato e che ti ispirano in genere nel tuo modo di realizzare determinati lavori?

RF: Lavorando sul romanzo di De Roberto, in un certo senso antesignano del Gattopardo di Tomasi di Lampedusa non potevamo non tenere conto del film che ne ha tratto Visconti. Trattandosi di romanzi antitetici, uno ferocemente critico dell’aristocrazia di allora, l’altro nostalgico, ho cercato di rispettare questa fondamentale differenza. Per il resto ogni confronto con il film di Visconti sarebbe sciocco e irrispettoso.

VM: Quanto è in termini di tempo, la realizzazione di questa opera ? Con riferimento per la preproduzione, la produzione e la postproduzione.

RF: I Vicerè è un progetto di film che giace nei cassetti sin dai tempi dello stesso Visconti, poi di Rossellini e in seguito di numerosi altri registi, che per una ragione o per un’altra non sono mai riusciti nell’impresa. Noi stessi abbiamo iniziato a lavorare a questo progetto una decina di anni fa. Avevamo avuto un contratto di avviamento con il gruppo Mediaset, che poi non ha voluto realizzarlo, ignoro per quali motivi. Posso pensare che l’ostilità da parte della Chiesa verso il romanzo di De Roberto (a torto, a mio avviso, ritenuto anticlericale) e anche da parte della classe politica (che ne esce piuttosto malconcia sia nel romanzo che nel film) abbia da sempre frenato la realizzazione di questo capolavoro della narrativa italiana. Credo che essere riusciti nell’impresa sia un tassello importante sia per l’indipendenza del nostro cinema che della nostra letteratura. In conclusione, possiamo dire che abbiamo impiegato circa dieci anni per trovare i finanziamenti, trovati i quali abbiamo speso circa un anno di preparazione, 12 settimane di riprese e circa 10 mesi di postproduzione.

VM: Abbiamo letto che seguirà un’edizione più lunga in due puntate destinata alla prima serata sulle reti pubbliche. Quando ?

RF: La complessità del romanzo ben si presta a un’opera altrettanto complessa, soprattutto in termini di durata. Ci è sembrato questo un motivo valido per sviluppare l’idea di un film (di circa due ore) destinato alla sala che uscirà nell’autunno 2007) e insieme di un film più lungo (diviso in due tempi di circa 140 minuti ognuno) destinato alla televisione, che presumo uscirà alla fine del 2008. Ci tengo a precisare che si tratta di due film davvero diversi, soprattutto per il modo in cui sono stati girati e verranno montati.

VM: Sei già al lavoro su un nuovo progetto? Di cosa si tratta e quando vedrà la luce?

RF: Sono troppo impegnato sui Vicerè per pensare a nuovi progetti. In questo periodo poi sono molto interessato a sviluppare idee per internet, un campo in cui ho cominciato a lavorare alla fine degli anni Ottanta, quando ho diretto il Progetto Strategico del CNR sulla comunicazione distanza, ovvero allorché internet ancora si chiamava ARPANET.

 

 

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