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[Situazioni] realizzare un'intervista Stampa
lunedì 06 settembre 2004
di Daniela F. "fata"

splendida guida su come ci si deve comportare per realizzare un'intervista. Dalle riprese al montaggio.

Premessa: questa guida è nata con lo scopo di riunire in un unico documento i consigli di Fata, Vighi, Gigino, Colpoditosse, Venedikt, Dieguito, Giudirel ed altri, intervenuti in una discussione su un forum dedicato alle riprese di interviste.

 

 

 

IL SET:

 

in generale, dovrebbe essere un ambiente familiare alla persona da intervistare, che lo faccia sentire a suo agio. Se ne abbiamo la possibilità, facciamolo scegliere all’intervistato, effettuando, qualche giorno prima, un sopralluogo per renderci conto degli spazi e della situazione relativa all’illuminazione. Può essere un qualunque ambiente di casa ( il salotto, la cucina, meglio evitare il bagno…a meno di trovarsi nella reggia di uno sceicco arabo…),  l’ufficio, un giardino, una terrazza. E’ bene anche chiacchierare un po’ con la persona da intervistare per prendere confidenza e farlo rilassare.

 

 

 

POSIZIONARE LA TELECAMERA:

 

Il cavalletto è d’obbligo se vogliamo realizzare un lavoro pulito. Regoliamo  l’altezza del cavalletto in modo che l’obiettivo della videocamera sia in linea col viso della persona da intervistare.

 

 

LA SCELTA DELL’INQUADRATURA:

 

Abbiamo varie possibilità di scelta, anche a seconda del tipo di intervista che vogliamo realizzare. Se l’argomento della nostra intervista è intimo, personale, privilegiamo il Primo Piano- PP (viso e parte delle spalle)

 

 

o il Primissimo piano- PPP (solo il viso, tagliando un po’ la fronte ma mai il mento).

 

 

 

 

 Lo sfondo può essere costituito da un pannello nero o blu o verde che in montaggio potremo “bucare” per far passare immagini o effetti grafici (sempre discreti e mai troppo invadenti), oppure possiamo scegliere di vedere in secondo piano un elemento significativo legato all’intervista come un oggetto particolare, una foto, uno strumento di lavoro, una persona).

  Se facciamo domande di tipo professionale, privilegiamo un’inquadratura a Mezza Figura (il classico mezzo busto TV) contestualizzando il luogo, per esempio, la scrivania di un ufficio, con computer o la cucina di un cuoco con fornelli o pentole, lo studio di uno scrittore con scaffali pieni di   libri o foto, un vaso di fiori o una pianta.

 

Foto 3- inquadratura MF

 

 

   Se vogliamo mettere un cosiddetto “sottopancia” che indichi il nome e la qualifica dell’intervistato, dobbiamo aver cura (se abbiamo scelto il taglio PP o PPP) di incominciare con una inquadratura un po’ più larga per non rischiare che il titolo vada a finire sul mento dell’intervistato (bruttissimo effetto!). Contiamo fino a dieci e poi stringiamo con un lento zoom l’inquadratura.

Il soggetto non dovrebbe mai essere al centro dell’inquadratura ma leggermente spostato o a destra o a sinistra, lasciando la cosiddetta “aria” cioè uno spazio dalla parte della direzione dello sguardo della persona. Infatti, non è il caso di dire al nostro di guardare in camera. Solo i professionisti sono in grado di guardare dritto “dentro” l’obiettivo, senza confondersi. Ognuno di noi ha bisogno di agganciare lo sguardo della persona con cui sta parlando per avere un feedback. Per questo è sempre bene posizionarsi di fianco alla telecamera, all’altezza dell’obiettivo (o, se preferiamo avere maggior controllo sulla ripresa, avvalersi di un’altra persona a cui affidare il compito di interagire con l’intervistato. A questo proposito, è meglio se è una persona che l’intervistato conosce, perché  una volta mi è  capitato che, sebbene avessi detto all’intervistato di guardare il fonico –che avevo posizionato vicino alla telecamera, mentre io stavo accucciata per vedere il monitor-, alla fine lo sguardo del poveretto andava a cercare sempre me: il risultato era un roteare impazzito dello sguardo. Bruttissimo effetto!).

 

Foto 4 – l’”aria”

 

 

 

 

 

L’INTERVISTATORE PRESENTE IN VIDEO?

 

Diciamo che la tendenza moderna è quella di eliminare la presenza dell’intervistatore sia in video che in audio. Per questo è bene che la composizione delle domande preveda una risposta mirata. Quindi, niente domande “generiche” ma specifiche. Per esempio

 

NO: mi racconti della sua infanzia ;

 

SI: la sua infanzia è stata felice?

 

avendo l’accortezza di dire all’intervistato di ripetere il soggetto della domanda (esempio: domanda: “la sua infanzia è stata felice?” Risposta sbagliata “si” , Risposta giusta “la mia infanzia è stata felice…” ; domanda: “il suo lavoro la soddisfa?” Risposta bagliata: “si” ; Risposta giusta: “il mio lavoro mi soddisfa perché…”.

 

Così procedendo, in montaggio si avrà la possibilità di costruire un discorso compiuto mettendo insieme tutte le risposte.

 

IMPORTANTE: fate partire la registrazione qualche secondo prima di fare la domanda e stoppate qualche secondo dopo la fine della risposta (oppure fate voi una pausa tra una risposta e la successiva domanda) in modo tale da avere in montaggio i frames necessari per effettuare eventuali dissolvenze. Chiedete sempre all’intervistato di contare fino a tre prima di rispondervi, per non rischiare accavallamenti di audio spiacevoli se dovete tagliare la vostra domanda.

 

 

 

 INQUADRATURE DI SUPPORTO:

 

Se decidete di non variare il taglio dell’inquadratura durante l’intervista (cioè di alternare mezzo busto, primo piano, primissimo piano - ma comunque, anche  in questo caso, poichè non sempre è facile far coincidere certi movimenti o posizioni) vi servono i cosiddetti “fegatelli”. Essi, in gergo, identificano i dettagli che in montaggio sono preziosi nel caso si debbano effettuare tagli dovuti a incertezze, pause, inceppamenti nel parlato dell’intervistato. Potete procedere in questo modo: alla fine dell’intervista vera e propria, realizzate delle inquadrature strette sulle mani, o sugli occhi dell’intervistato, avendo cura di farlo parlare (anche del più e del meno). Questo perché, mentre una persona parla, muove sia testa che mani e trovarvi dei dettagli “fermi” da montare su una persona che si muove NON FUNZIONA!

 

   Altre immagini che potete utilizzare per coprire i tagli: dettagli di oggetti presenti sul set (foto, libri, vasi di fiori…) se però si sono già intravisti in una inquadratura precedente  (sennò si potrebbe pensare: e queste cose da dove vengono, dove sono, che c’entrano?). Queste sono immagini utili per coprire i tagli. E’ chiaro che potete arricchire il video montando scene di vita quotidiane della persona che vi sta raccontando la sua storia, o filmati di repertorio di un certo periodo storico o immagini che descrivono situazioni o luoghi di cui sta parlando l’intervistato. NON C’E’ LIMITE ALLA FANTASIA e questo dipende dal video che volete realizzare.

 

 

 

ILLUMINARE IL SET:  

 

1) registrare in un INTERNO. Potete sfruttare la luce naturale che proviene da una o più finestre, meglio se la luce proviene di lato (in modo da creare profondità) e non frontalmente, avendo cura di non  far colpire il soggetto dalla luce diretta (ponete la camera più verso il lato “oscuro”). In questo caso, spegnete le luci artificiali e usate dei pannelli riflettenti (delle lastre di polistirolo bianco, per esempio, facili da trovare ed economiche). Oppure decidete di “oscurare” le finestre ed avvaletevi unicamente della luce artificiale, magari aggiungendo dei quarzi opportunamente schermati da gelatine o span-glass  che creano una diffusione e ammorbidiscono l’effetto. Anche in questo caso, le luci devono essere posizionate lateralmente (con un angolo approssimativamente di 45°) per dare profondità ed evitare che il soggetto sia infastidito dalla luce che gli batte sugli occhi).

ATTENTI alle ombre sul viso e ai riflessi sugli eventuali occhiali: regolate le luci in modo tale che la pupilla degli occhi dell’intervistato sia sempre ben visibile.

 

2) Registrare in un ambiente ESTERNO. Se avete deciso di riprendere l’intervista in un luogo aperto (un giardino, una spiaggia, una strada…) di giorno, piazzate il soggetto o al sole - avendo cura che lo sfondo sia anch’esso al sole -  o all’ombra, avendo cura che anche lo sfondo sia in ombra ( se il soggetto è illuminato dalla luce del sole e lo sfondo è in ombra, vedrete lo sfondo solo come una macchia nera. Al contrario, se il soggetto è all’ombra e lo sfondo illuminato, vedrete lo sfondo “bruciato” cioè un’indistinta macchia bianca) . Da evitare le ore centrali della giornata: la luce perpendicolare del sole creerebbe brutte ombre sul viso della persona. Meglio se il cielo è appena coperto (sembra strano ma, questa situazione crea un luce diffusa ideale per una ripresa). Anche  in questo caso vale la regola della luce laterale (anche perché, se mettete il soggetto col sole di fronte a lui il poveretto terrà gli occhi socchiusi e se lo posizionate con le spalle al sole -in controluce- vedrete il soggetto “nero” (oddio !, potreste anche farlo se avete un faro da 5000 WATT da sparare sulla persona, però rischiate di ustionarlo!…). Graditi e utili, anche in questa occasioni, i pannelli riflettenti di cui accennato prima.

 

 

 

BILANCIAMENTO DEL BIANCO.

 

Cercate di non andare in automatico. Una volta decisa l’inquadratura e piazzate le luci, posizionate il foglio bianco a metà strada circa tra l’obiettivo e il soggetto da intervistare e fate il bianco (maggiori dettagli li trovate in questa sezione nell’articolo “La Ripresa”).

 

 

 

BATTERE IL FUOCO:

 

zoomate sul viso dell’intervistato e regolate il fuoco. Poi ritornate all’inquadratura che avete scelto per l’intervista.

 

 

 

AUDIO.

 

Se ne avete la possibilità, non usate il microfono incorporato alla videocamera ma procuratevi un microfono direzionale, meglio se “a filo” perché quelli “a radio” potrebbero captare delle interferenze che possono causare “scrosci” audio pericolosi e fastidiosissimi, spesso non recuperabili in fase di editing.

 Potete piazzarli vicino alla persona, magari nascondendoli dietro oggetti (un centrotavola, un vaso di fiori, una foto…) e attenzione che il  filo  non si veda nell’inquadratura. Se avete possibilità (e un collaboratore volenteroso e forzuto…) potreste procurarvi un microfono ad asta, cosiddetto “fucile” che posizionerete in basso davanti all’intervistato o sopra la sua testa, facendo attenzione che il braccio di colui che lo tiene sia ben fermo e non lo faccia entrare nell’inquadratura. Comunque, se volete usare i lavallier (quelli che si attaccano alla giacca o alla camicia) fate attenzione ad eventuali movimenti “inconsulti” dell’intervistato.

Nel caso non abbiate modo di procuravi un microfono esterno e siete costretti a utilizzare unicamente il microfono incorporato nella videocamera, cercate di posizionare la stessa il più vicino possibile all’intervistato e scegliete un luogo non troppo rumoroso.

 

 

INTERVISTATORE PRESENTE IN VIDEO:

 

Nel caso, ormai però sempre più raro, vogliate tener in video anche l’intervistatore, non lo posizionate a fianco dell’intervistato (ad esempio, tutti e due seduti su un divano) perchè questo vi porterebbe ad ottenere soltanto profili (e torcicolli!). Metteteli, piuttosto, di fronte con l’intervistatore che dà le spalle alla videocamera leggermente spostato o a destra o a sinistra.

 

Foto 5- l’intervistatore in campo        Foto 6- controcampo intervistatore

 

In questo caso potete iniziare con una inquadratura più larga e poi andare a stringere sul pp dell’intervistato, “oltrepassando” la spalla dell’intervistatore. Alla fine dell’intervista, spostate la camera per il controcampo dell’intervistatore e fategli ripetere le domande. Se durante l’intervista l’intervistatore è di spalle a sx dell’inquadratura, nel controcampo dovrà stare di fronte sempre a sinistra schermo. (come ben spiegato   nella sezione  Montaggio Video nell’articolo “L’arte dell’editing video- il montaggio”).

Riprendete dei piani d’ascolto (cioè dei primi piani in cui il soggetto ascolta e guarda in direzione del suo interlocutore) sia dell’intervistatore che guarda l’intervistato sia dell’intervistato che guarda l’intervistatore: Vi serviranno in montaggio per coprire tagli o semplicemente per vivacizzare il video.

 

 

 

SUGGERIMENTI PER L’APERTURA DELLA CLIP.

 

 Per introdurre l’intervista, potreste preparare una sigla su cui fare scorrere i vostri titoli, accompagnata da una musica. Potete scegliere, ovviamente, le immagini che volete (il soggetto in varie situazioni, foto, filmati di repertorio, semplici backgrounds colorati o con effetti grafici). Un’idea che  risulta sempre gradevole e spiritosa è quella  di utilizzare riprese delle fasi preparatorie del set: l’arrivo, il saluto alla troupe, il posizionamento, l’aggiustatina ai capelli… Un’altra idea divertente può essere quella di usare come sigla di apertura una rapida sequenza di primi piani di parenti e amici che dicono una battuta sull’intervistato, un montaggio veloce con musica allegra. Per quanto riguarda la musica, il mio suggerimento è quello di sfumarla non appena il soggetto incomincia a parlare, tenendola molto bassa salvo poi a rialzarla un po’ all’apparire di eventuali  immagini di copertura (repertorio, vita quotidiana, foto…). Se gli argomenti delle risposte sono vari (risposte su vita privata, lavoro, ricordi, esperienze particolari) o spaziano da toni drammatici a toni più leggeri, potete cambiare musica di sottofondo scegliendo generi diversi a commento.

 

 

NOTA: queste sono semplici suggerimenti per realizzare una classica intervista con mezzi amatoriali. La tendenza attuale, in televisione, è di realizzare interviste in movimento, facendo camminare il soggetto, usando le telecamere “ a spalla” oppure con Steadycam, un braccio speciale che sostiene la telecamera e che rende fluidi i movimenti.

 

Buon divertimento da .... fata

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