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[Afan Pictures] Tiranti Transit

posted by VMStaff
  • Tiplogia: Thriller Visionario
  • Durata: 21' 40"
  • Regia: Alessandro Fantini
  • Produzione: Afan Pictures
  • Trama: Carlo si vede sottrarre il lavoro e l'amore dopo essere stato licenziato per diretta comunicazione di Gilda, figlia nonché segretaria del suo datore di lavoro, presidente della Tiranti Transit. Dopo aver vagato per le strade della valle limitrofa alla zona industriale, Carlo s'imbatterà nell'imprevedibile quanto enigmatico sistema che gli permetterà di vivere per sempre con la sua amata. Tra la realtà di una vita schiacciata dalle implacabili leggi del profitto e l'eternità dell'amore resterà solo lo spazio di un ponte sospeso su un mare di nebbia.
  • Cast: Alessandro Fantini. Manuel d'Amario. Martina Ursini
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Immergiamoci in questa nuova intervista con Alessandro Fantini regista di “Tiranti Transit” per saperne di più sul suo lavoro.

[Afan Pictures] Tiranti Transit

[Afan Pictures] Tiranti Transit

VM: Parlaci di te e della tua “casa” di produzione…

AF: Si tratta di una “casa” a tutti gli effetti dal momento che ha sede nella mia dimora nativa della Val di Sangro, in Abruzzo. Nasce con la finalità di produrre le mie opere, siano esse di natura filmica, musicale o pittorica, e saltuariamente anche servizi su commissione. Sebbene ritenga che il verbo “produrre” sia più adatto a definire le opere “sotto-vuoto-spinto” che l’industria culturale sversa nel “maelstrom” del mercato audiovisivo, la AFAN PICTURES di fatto rappresenta una piattaforma produttiva a conduzione singola la cui ragion d’essere coincide con la multiformità della mia istanza espressiva. Una pulsione di carattere allucinatorio che sin dall’infanzia fornisce il propellente al mio agire creativo. Fin dalle elementari amavo “dirigere” i miei compagni di classe in improbabili parodie di kolossal, o trascorrevo interi pomeriggi a inscenare con i miei amici storie influenzate dalle mie passioni cinematografiche come in una sorta di gioco di ruolo. Penso sia stata questa onnivora istintualità a permettermi nel corso degli anni di cimentarmi in progressione prima nella letteratura e nel fumetto, poi nella pittura e infine nei linguaggi complementari della musica e del video. Quando in terza media il mio professore di educazione artistica sentenziò che senza i suoi insegnamenti non sarei mai stato in grado di dipingere, sentii che quel “caveat” sarebbe stata la nota di basso che avrebbe scandito il ritmo della mia vita artistica. Alla fine di quell’anno infatti ero già alle prese con i pennelli e la tela senza aver mai ricevuto prima d’allora alcuna lezione su come stendere i colori e miscelare la trementina con l’olietto. Così come per la pittura, anche quando impugnai per la prima volta una videocamera per girare un lungometraggio nel 1998, fu il potere seduttivo della mia Visione a farmi sorvolare sull’inesperienza e la pochezza dei mezzi a disposizione. In campo artistico credo sia d’importanza vitale sviluppare gradualmente un proprio sistema immunitario contro quelle forme di pensiero che stabiliscono aprioristicamente la liceità dei comportamenti umani. Anche se nessuna delle mie opere nasce da assunti ideologici o finalità razionali, potrei considerare ciascuna di loro come una pratica omeopatica utile a stimolare la mia e l’altrui personalità a generare sempre nuovi anticorpi contro quella corazza di pregiudizi che funge da crogiolo del magma sociale.

[Afan Pictures] Tiranti Transit

[Afan Pictures] Tiranti Transit

VM: Nella realizzazione di lavori a budget limitato cosa ritieni sia la carta vincente per la buona riuscita del film e, nello specifico di questo lavoro, cosa è stato determinante per la buona riuscita del progetto?

AF: Molti antepongono le convenzioni e le regole all’entusiasmo e a quella salubre anarchia dello spirito che ha sempre permesso all’arte di rigenerare sé stessa. Con questo non intendo certo demonizzare “tout court” i tanti corsi di regia o di scrittura creativa che nonostante la carestia culturale che affligge la nazione rappresentano a loro modo delle oasi formative. Io stesso provai nel 2004 a frequentarne uno a Roma per comprendere fino a che punto fossi diventato insofferente agli accademismi dopo aver lasciato gli ambienti universitari all’indomani della laurea. Nonostante al termine del corso a nessuno dei partecipanti fosse stata data l’occasione di mettere in pratica professionalmente quanto appreso, nello stesso periodo riuscii a redigere da solo un piano di lavorazione per poter filmare con o senza troupe un mediometraggio originale nelle locations della capitale. Fui il primo ad essere sorpreso quando, a dispetto delle estreme difficoltà tecniche e dello scetticismo iniziale di attori e amici, arrivai alla fine dei 4 giorni di produzione e portai a termine in un mese il montaggio e la sonorizzazione. Ancora oggi ritengo che “Login Praeneste”, il film girato a Roma, sia stato un ulteriore sprone a non arretrare di fronte all’inevitabile disproporzione tra l’idea e la sua realizzabilità. D’altronde il medium digitale resta per me la dimensione congeniale a dare corpo ai parossismi e alle ossessioni che i film delle grandi sale hanno da tempo messo al bando. Il moviemaker è come un piccolo Acab che insegue il biancore ignoto della sua intuizione. Un Melmoth che vaga al di fuori delle grandi produzioni affidandosi solo alla fede cieca nella propria Visione. Se quella volta a Roma non fossi stato animato da una sorta di furore romantico probabilmente non avrei nemmeno girato “Tiranti Transit”. In quest’ultimo caso l’esito finale del film è stato determinato da una felice sommatoria di contingenze messe in moto dalla mia personale ostinazione. Gran parte della riuscita di “Tiranti Transit” si deve alla mia spontanea applicazione del motto “No budget no limits”. E’ nell’assenza di teatri di posa, di scenografie, di effetti speciali e di attori professionisti che viene messa alla prova fino in fondo l’abilità “illusionistica” del regista.
Per me è stato fondamentale attingere ai ricordi e alle suggestioni dell’infanzia, dimensione poetica da dove le immagini e i suoni tornano alla memoria trasfigurati dalla sacrale irrealtà del tempo perduto. Così come lo è stato altrettanto stabilire in virtù di queste memorie gli esterni più fotogenici dove poter girare campi lunghissimi che da soli compensassero l’esiguità tecnica del progetto. Un’attitudine che, curiosamente, è stata ripresa con ben altro budget dal nuovo disaster movie “Cloverfield” che simula un filmato girato con una videocamera consumer la cui unica originalità consiste nella percezione dell’immensità della catastrofe in cui lo spettatore/operatore si ritrova immerso. Nel mio film invece la grandiosità dei paesaggi non è mai il pretesto dell’opera in sé, ma agisce da amplificatore e interlocutore ancestrale del dramma interiore dei protagonisti.

[Afan Pictures] Tiranti Transit

VM: Ci dai qualche dettaglio “tecnico” sulla realizzazione? Potresti parlarci del tipo di attrezzatura utilizzato in tutto il corto?

AF: “Tiranti Transit” è stato girato in formato DV con una SONY PD 170 con la quale avevo già preso dimestichezza girando a Roma con il predecessore PD 150. Mi sono avvalso di un tripode solo quando avevo necessità di ottenere una quieta fluidità nelle carrellate ottiche per ovviare all’inefficienza dello steady shot. In prevalenza negli esterni ho girato a spalla e a braccio anche perché le scene panoramiche e le sequenze della fuga in macchina imponevano ritmi frenetici. Oltre tutto per il lungo piano sequenza in cui viene presentata la mole spettrale del ponte ho sfruttato semplicemente la macchina guidata da Manuel, tramutata per l’evenienza in un gigantesco dolly. Per la fotografia degli interni ho sfruttato due lampade alogene posizionate sui pavimenti in angolazioni tali da smorzarne l’intensità. Nella scena di raccordo tra interno ed esterno ne ho puntata una a distanza sull’attrice per riprodurre l’effetto abbacinante della luce crepuscolare che ritroviamo nell’epilogo sul ponte.
Il suono è stato catturato in presa diretta con il microfono in dotazione Electret ECM-NV1 solo durante le scene di dialogo. La quasi totalità del suono ambientale è stato riprodotto in studio e missato al PC con la colonna sonora che ho composto ed eseguito personalmente con un KORG DW-80000 convertito a master keyboard e collegata via midi a vari soft synths. La canzone “Red Clouds” è stata da me scritta e cantata durante il montaggio. Nella fase dell’editing sono intervenuto sul bilanciamento e sulla saturazione del colore liddove l’esigenza narrativa lo richiedeva, dando una tinta pistacchio ai ricordi fulminei che aprono il film e una tonalità affocata alla Claude Lorrain per la chiusa elegiaca.

[Afan Pictures] Tiranti Transit

VM: Nella realizzazione dei lavori low budget il coinvolgimento degli amici per la realizzazione è un fattore determinante. Ci parli della tua esperienza in merito?

AF: L’intraprendenza e la totale dedizione di Manuel d’Amario sono alcune delle chiavi di volta di tutti i film girati a partire da “Tiranti Transit”. Lo coinvolsi la prima volta in qualità di attore nel cortometraggio “I Mystai”, girato nell’estate del 2003 in condizioni di spudorata sperimentazione nell’arsura canicolare della campagna abruzzese. Per “Tiranti Transit” si propose anche come prezioso assistente durante la produzione del progetto, premurandosi inoltre di mettermi in contatto con Martina Ursini, qui al suo esordio in video. L’algido fascino adolescenziale di Martina credo si valorizzi in particolare nella scena in cui il suo personaggio, svoltato l’angolo, cerca di reprimere il groppo di pianto che le sale alla gola. Il pub in cui Carlo Lisergi barcolla in preda alle allucinazioni dell’alcol e del rancore mi venne messo a disposizione da un mio amico d’infanzia che compare per pochi secondi nel film insieme alla moglie nel loro ruolo reale di gestori del locale. La collaborazione con Manuel dura tutt’oggi, essendo fondata su un rapporto di reciproca stima e non su meschini calcoli opportunistici come spesso avviene in questo campo.

[Afan Pictures] Tiranti Transit

VM: Quali sono stati i principali intenti e ispirazioni (filmiche) che ti hanno influenzato e che ti ispirano in genere nel tuo modo di realizzare determinati lavori?

AF: Da sempre tendo ad attribuire un potere rivelatorio a quelle sensazioni che scaturiscono da stati mentali organici a luoghi e strutture architettoniche. E’ la loro ineffabilità a spingermi a cercarne un’omologia estetica nel codice della pittura, del cinema e della musica, espressioni che nella loro averbalità meglio approssimano l’esoterica alterità di quelle percezioni. Il soggetto del film è nato di getto mentre rimuginavo da solo nella penombra della mia camera. Dall’oscurità vidi emergere lentamente la struttura colossale del ponte che torreggia sul paese di Villa Santa Maria, tra i monti dell’Abruzzo, una delle più imponenti mostruosità cementizie di tutto il centro Italia. Forse anche per via della mia abitudine in quel periodo di ascoltare Wagner sul giradischi, il secondo elemento a farsi strada nella caligine dell’immaginazione fu il “leit motiv” del “Tristano ed Isotta” e di conseguenza il tema dell’“amor fou”, la passione folle che lega due persone nonostante divieti, censure, limiti temporali, gerarchie sociali, lo stesso in cui credeva Luis Bunuel di “L’Age d’or”. Queste impressioni visive e sonore si susseguivano in maniera febbrile, organizzandosi intorno alle inquietanti T evocate dai pilastri del ponte che facevano somigliare quest’ultimo ad una Porta di Brandeburgo replicata all’infinito. Ebbi subito l’impulso di fissare visivamente quella folgorazione ipnagogica nella locandina, realizzata all’inizio delle riprese in modo da trasmettere agli attori la temperie emotiva del film. Il bozzolo atmosferico che avrebbe avvolto il film si andava definendo man mano che rivedevo i primi giornalieri, come a prolungare lo stato di melanconica ansia che mi pervadeva mentre allucinavo quelle scene nell’oscurità. Ispirato dalla suggestione atmosferica di quella sera, avevo infatti deciso di girare nelle ore tarde dei pomeriggi di fine ottobre, con la speranza di filmare il paesaggio montano soffuso nella lanugine della foschia.

[Afan Pictures] Tiranti Transit

Un critico e regista newyorkese, Patrick Meaney, recensì il film pur non essendo in grado di comprenderne i dialoghi, proprio perché aveva apprezzato quella vocazione a suggerire uno stato psichico attraverso la creazione di un’atmosfera peculiare. Ciò che più mi lasciò stupito della sua recensione fu l’uso dell’aggettivo “bladerunneresque” per definirne la colonna sonora, dato che nel film avevo filtrato in maniera istintiva la mia passione per il film di Ridley Scott. In alcuni disegni abbozzati durante la stesura della sceneggiatura avevo persino disegnato un abito che si rifaceva a quello indossato da Rachel Tyrell, nonché una scena dell’ufficio della Tiranti Transit in cui veniva impiegata la luce sezionata dalle tapparelle della scena d’amore con Deckard. Mi accorsi solo prima di girare che la citazione in quel punto della storia non si adattava alla tensione della sequenza, così la scartai. Gli amanti di “Blade Runner” scopriranno da soli quali altri richiami siano rimasti nel film.

[Afan Pictures] Tiranti Transit

VM: Il budget per realizzarlo? Quanto è costata la sua realizzazione?? E quanto è costato in termini di tempo, dandoci un riferimento per la preproduzione, la produzione e la postproduzione.

AF: Non ho mai considerato propedeutica alla produzione di nessuno dei corti e videoclip finora girati la disponibilità di un fondo o di un finanziamento. A Roma qualcuno mi propose di chiedere un finanziamento per “Login Praeneste”, ma le lungaggini per ottenerlo sarebbero state più un deterrente che una facilitazione.
Il vero budget nel mio metodo creativo sono le idee e l’abnegazione nel cercare di svezzarle dall’oblìo dell’informe, come se dovessi terminare una gravidanza lottando contro le minacce d’aborto. Se quindi posso racchiudere in un mese l’intera lavorazione del film, dalla scrittura del soggetto e della sceneggiatura che mi ha impegnato per due giorni, alla fine del montaggio che ha richiesto due settimane, mi è invece impossibile quantificare l’ammontare complessivo delle spese, dal momento che non saprei se includere il costo delle cartucce usate per stampare i manifesti della Tiranti Transit e le foto di Gilda, il carburante e i nastri DV. Non intendo ovviamente affermare che un film possa essere realizzato senza budget o che solo i film a basso costo abbiano una loro validità, perché in effetti molti soggetti attendono ancora di ricevere giustizia per grazia di un produttore più coraggioso della media.

[Afan Pictures] Tiranti Transit

Mi trovo però d’accordo con la Suso Cecchi d’Amico quando in un’intervista suggerì di tagliare completamente i fondi statali a quella schiera di registi che con l’alibi dell’opera prima si accaparrano somme spropositate a fronte una distribuzione inesistente. A mio parere il regista dovrebbe sempre idealmente accostarsi al suo lavoro con l’atteggiamento di chi debba puntare tutto sulla qualità dell’idea in assenza di puntelli economici ed ingaggi faraonici. In questo senso sono contrario a distinguere tra un cinema indipendente e cinema dipendente, dato che sempre più spesso negli ultimi anni i registi “affermati” saccheggiano le idee e lo stile dei “moviemakers”, mentre questi ultimi a loro volta cercano di emulare invano il lessico del cinema da botteghino. Quando mi accingo a dirigere un nuovo video il prerequisito alla mia volontà creativa è quello del postulare la “tabula rasa” di John Locke. Recuperare ogni volta lo spirito pionieristico di Méliès, dando per assodato come Flavio Sciolé esprime da anni con il suo “Teatro Ateo”, che si può solo tessere il vitale epitaffio in morte del cinema. Francis Ford Coppola ha detto che Hollywood non è un luogo fisico, ma un modo di fare cinema solo in vista degli incassi. In Italia ormai da troppo tempo impera un hollywodianesimo provinciale, becero e masturbatorio.

[Afan Pictures] Tiranti Transit

VM: Il tuo lavoro quale futuro avrà? Ci sarà la partecipazione a concorsi e proiezione/distribuzione e a che livello?

AF: “Tiranti Transit” è stato proiettato in un’anteprima al pubblico nel Parablò di Roma nel febbraio 2006, due mesi dopo la fine del montaggio. E’ andato in onda nell’aprile dello stesso anno nel programma “I Corti di Corte” su Family Life Sky 873 e da marzo 2007 è visibile on line sul sito di Cortoweb.it.

[Afan Pictures] Tiranti Transit

VM: Sei già al lavoro su un nuovo progetto? Di cosa si tratta e quando vedrà la luce?

AF: A giorni inizierò le riprese per il videoclip di un mio nuovo brano musicale che ruoterà intorno ad una tematica scottante che periodicamente, soprattutto qui in Italia, balza all’onore delle cronache. Il progetto rappresenta una sfida soprattutto sotto il profilo della verosimiglianza, che mai come in questo caso sarà il presupposto all’efficacia della bizzarria concettuale che mi ha convinto dell’impellenza di girare di nuovo in Italia. Spero di poterlo terminare in tempo per il festival Arcipelago 2008 e per I’VE SEEN FILMS di Rutger Hauer che sfida i giovani registi a mostrare, appunto, “cose mai viste”. Il prossimo film ancora in incubazione sarà invece quasi sicuramente realizzato sotto i cieli d’oltralpe.

VM: Ci puoi dare qualche indiscrezione riguardo i tuoi prossimi impegni?

AF: Nell’immediato futuro ci sono la pubblicazione del mio secondo romanzo dopo “Endometria-Il seme della carne” pubblicato l’anno scorso dalla Liberodiscrivere e una mostra di quadri in uno spazio da definire, accompagnato da un catalogo a colori.

Altre Informazioni:

Soggetto, Sceneggiatura, Fotografia, Montaggio, Musiche e Doppiaggio: Alessandro Fantini

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