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[Emiliano Cribari] Tuttotorna

posted by VMStaff
  • Tiplogia: N.D.
  • Durata: N.D.
  • Regia: Emiliano Cribari
  • Produzione: Emiliano Cribari per il Gruppo "Le cose che so di me" e Cecchi Gori Home Video
  • Trama: Vito è un regista, alle prese forse con la sua opera più difficile: quello che sta girando è infatti un film a lunghi tratti autobiografico, frammentario, multiforme, comico e drammatico insieme, recitato in vernacolo e in lingua, tutto ambientato in una piazza di paese. A metà riprese, però, improvvisamente, la sua troupe si ribella, minacciandolo di non portare a termine il lavoro. Vito affonda: manda a monte il film e, affogando nel proprio passato, decide di girare solo un'ultima scena...
  • Cast: Erika Renai, Cristina Fassio, Fabrizio Rizzolo
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Immergiamoci in questa nuova intervista con Emiliano Cribari regista del film “Tuttotorna” per saperne di più sul suo lavoro.

VM: Ci parli di te e della tua casa di produzione?

EC: Le cose che so di me io lo definisco un magazzino di cose artistiche; un gruppo di lavoro nato nel luglio 2004 da una mia idea, dopo anni di lavoro in campo editoriale (soprattutto come scrittore e poeta). Questo nome deriva dal titolo del primo film breve che il gruppo si è trovato, quasi per caso, a girare. Nessuno si conosceva, allora.

Poi il set, come spesso accade in questi casi, ha unito tutti: creando un’amicizia e un rapporto professionale divenuti col tempo sempre più saldi e più prolifici. E così, quella che inizialmente doveva essere un’esperienza importante ma isolata, si è consacrata come la nascita di una vera e propria squadra, attorno alla quale gravitano insieme professionisti e semplici appassionati di cinema e di teatro.

VM: Nella realizzazione di lavori a budget limitato cosa ritieni sia la carta vincente per la buona riuscita del film e, nello specifico di questo lavoro, cosa è stato determinante per la buona riuscita del progetto?

EC: L’organizzazione, prima di tutto. Poi la professionalità. E poi la capacità di divertirsi e di coinvolgere tutti, dal primo all’ultimo abitante di quel mondo frastagliato e folle che è un set. Questi, alcuni degli ingredienti che reputo fondamentali. Poi, chiaramente, nel mio personale modo di raccontare storie e emozioni non si può prescindere mai dal testo e dagli attori, per cui aggiungo l’urgenza, la necessità, il bisogno di fare arte, di esprimersi, di partorire fotogrammi e colori poeticamente esatti e colmi, costi quel che costi. E costa tanto, in tutti i sensi, il cinema…

VM: Ci dai qualche dettaglio “tecnico” sulla realizzazione? Potresti parlarci del tipo di attrezzatura utilizzati in tutto il corto?

EC: Pochi, ma buoni. Quando ho girato Tuttotorna – circa un anno fa – avevo una Panasonic 100 – macchina, questa, che ritengo tutt’oggi straordinaria, per certi tipi di lavori – un discreto parco luci, un buon crane (utilizzato però poco) e un carrello con binari estendibili fino a circa 5 metri. Ma soprattutto, avevo in mano una buona sceneggiatura e alcuni attori straordinari, che poi sono i mezzi migliori che un regista può avere.

VM: Nella realizzazone dei lavori low budget il coinvolgimento degli amici per la realizzazione è un fattore determinante. Ci parli della tua esperienza in merito?

EC: Da sempre, per me, gli amici sono fondamentali. Anche adesso, che il lavoro sta fortunatamente prendendo una piega più professionale, più coinvolgente, di maggior spessore, io parto sempre dagli amici. Per mille motivi, primo fra tutti perché su un set – secondo me – l’unico modo per sopperire all’assenza di soldi e di mezzi è il dialogo, il confronto, l’abnegazione, la conoscenza reciproca, l’intesa, il coinvolgimento emotivo del gruppo. Guardando i cast artistici e tecnici di tutti i miei lavori – dal mio primo cortometraggio di ormai diversi anni fa fino al mio ultimo film, “Via Varsavia” – si può notare come – curiosamente – ci siano nomi che ritornano con insistenza quasi “ossessiva”, proprio a testimonianza di ciò che dicevo prima.
E il bello è che ho tutta l’intenzione di continuare così, sebbene sia richiesto – soprattutto al cast tecnico – di crescere crescere crescere a dismisura – ogni volta di più – di non sedersi mai, di non mollare mai nemmeno per un attimo la presa sul film, su noi stessi, sulla tecnica e – soprattutto – la concentrazione. Per questo, qualcuno si perde purtroppo inevitabilmente per strada, ma lo scheletro, l’ossatura, restano e si compattano.

VM: Quali sono stati i principali intenti e ispirazioni (filmiche) che ti hanno influenzato e che ti ispirano in genere nel tuo modo di realizzare determinati lavori?

EC: Io non uso molto il cinema, ancora; questo è importante sottolinearlo. Io sono un regista che ancora deve imparare quasi tutto, della regia. Forse – nonostante le decine di corti e i miei tre lungometraggi – io non sono ancora nemmeno la lettera “r”, della parola “regista”. Io sono un autore, un pensatore, un generatore di passioni emozioni poesie lampi flash epifanie sporadiche belle inquadrature e nuovi colori.
Nel raccontare, parto sempre, rigorosamente, da me stesso, sempre. Dal mio cortile, da casa mia, dai miei amori, dai miei umori, dai miei colori, appunto. Non saprei da dove iniziare, se dovessi raccontare un inseguimento o una sparatoria o un omicidio o comunque una qualsiasi cosa che non ho vissuto – e soprattutto sofferto – in prima persona.
Forse perché non ci ho mai provato, non so. Ad ogni modo parto da dentro, sì, dal passato, più o meno remoto. Dai miei fastidi, dalle mie rabbie, dalle mie ossessioni.
Non a caso i miei film sono pieni di errori: proprio perché son pieni di cose da dire con la fretta tipica di chi si mette in viaggio per divorare il mondo, e non per guardarlo sfilare piano.

VM: Il budget per realizzarlo? Quanto è costata la sua realizzazione? E quanto è costato in termini di tempo, dandoci un riferimento per la preproduzione, la produzione e la postproduzione.

EC: Sigarette, nottate, lacrime, sorrisi, e forse tre, quattromila euro. Più o meno.
Di spese vive, per tenere in piedi un set dove attori e tecnici – credendo ciecamente nel progetto, che tutti sapevamo avrebbe avuto la distribuzione, e quindi la visibilità, della Cecchi Gori Home Video – hanno lavorato per il gusto di condividere, creare, partorire, come dicevo prima. Il casting – momento splendido e cruciale – lo facemmo a fine maggio dell’anno scorso. Giugno e luglio scivolarono via per la preproduzione.
Ad agosto girammo, con una troupe ridottissima, tutte le scene in Sicilia. Poi a settembre il set visse il suo apice, qua a Firenze, per terminare i primi di ottobre. Un mese di montaggio e uno per le musiche originali e gli extra del DVD.
Poi, il caos burocratico e “diplomatico” per ottenere la tanto sospirata e – spero – meritata distribuzione e curare la parte grafica e quant’altro del DVD. E ora, dal 4 luglio, il nostro secondo figlio digitale è nei negozi. Con tutti i suoi turbamenti, i suoi errori, le sue meraviglie. Un film – “Tuttotorna” – che suda verità e infelicità, sì.

VM: Il tuo lavoro quale futuro avrà? Ci sarà la partecipazione a concorsi o proiezione/distribuzione e a che livello?

EC: “Tuttotorna”, come dicevo, è attualmente in distribuzione a livello nazionale. Detta così, può sembrare tutto splendido, no?, tutto ben riuscito. In realtà il bello inizia ora: perché c’è da farlo conoscere – prima ai negozianti e poi al pubblico -, poi da promuoverlo, e infine da venderlo. E, soprattutto, c’è da difenderlo: sì, perché quando un’opera arriva su uno scaffale, è teoricamente in pasto al mondo. Magari chissà, in qualche punto vendita – adesso – è lì appoggiato accanto a “Non ti muovere”, o a “Il Signore degli Anelli”.
E se qualcuno – per sbaglio, pietà o curiosità – lo acquista, poi non vuole giustamente saperne, del fatto che “Tuttotorna” è vero che è lì accanto a “Non ti muovere” e a “Il Signore degli Anelli”, ma è stato realizzato con neanche cinquemila euro, in digitale, da molti non professionisti e via dicendo. Il pubblico – e fa bene – se ne frega: va sui forum, o scrive alle riviste, e ti distrugge. E tu, incassi.
A volte però qualcuno piange, o ride, o salva una serata grazie al tuo film: te lo dice, col cuore in mano, e allora l’arte diventa un miracolo, e la vita – per un artista – acquista un senso in più…

VM: Sei già al lavoro su un nuovo progetto? Di cosa si tratta e quando vedrà la luce?

EC: Il mio nuovo film, “Via Varsavia“, è già finito. Ora sono in quella fase che prima ho chiamato ‘caos burocratico e “diplomatico” per ottenere la tanto sospirata e – spero – meritata distribuzione’. “Via Varsavia” è davvero un bel film, un gran passo avanti. Ci sono attori come Alessandro Benvenuti, Marco Masini, Novello Novelli, Carlo Monni, Barbara Enrichi, ma soprattutto Erika Renai, giovane attrice fiorentina sulla quale sono decisamente puntati i fari del film, in quanto reggerà a lunghi tratti da sola, nel contesto di una regia davvero sperimentale, l’intero sviluppo del film. Che dire… speriamo esca presto! Nel frattempo, mi son già rimesso a scrivere…

VM: Ci puoi dare qualche indiscrezione riguardo i tuoi prossimi impegni?

EC: S’intitolerà “30 anni quasi 21“, il mio prossimo film. Vorrrei tanto riuscire a trovare i soldi necessari per girarlo entro il prossimo autunno. Ma sarà dura…
Ho una voglia infantile di raccontare questa storia. Sarà il film – questo – col quale mi leverò di mezzo l’etichetta del poeta, dell’autore complicato e lambiccato. Sarà un film semplice, comico, girato quasi interamente a spalla. Racconterò un altro frammento di me. Speriamo bene… Nel frattempo, quest’estate, porterò in qualche piazza il mio spettacolo teatrale: “Bò“, un monologo interpretato dalla bravissima Erika Renai.

Altre Informazioni:

  • Fotografia: Cristiano Fioravanti, Francesco Tatini e Stefano Pinzani
  • Montaggio: Emiliano Cribari
  • Musiche: Lorenzo Piggici

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