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[Sbarretti Andrea] La Notte Di San Bartolomeo

posted by VMStaff
  • Tiplogia: Drammatico/Storico
  • Durata: 15'
  • Regia: Sbarretti Andrea
  • Produzione: Sbarretti Andrea
  • Trama: Siamo nel 1972, tre ragazzi trovano in un castello, uno scrigno appartenuto ad un sicario francese che nel 1572 uccise molti cavalieri protestanti durante le guerre di religione. La leggenda narra che questo scrigno porta con se una maledizione.
  • Cast: Simone Monotti, Doriano Morani, Silvia Venturi, Foscolo Ceccarani, Fabrice Abbati, Marco Marinacci
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Immergiamoci in questa nuova intervista con Andrea Sbarretti, regista di “La Notte Di San Bartolomeo“, per saperne di più sul suo lavoro.

VM: Ci parli di te e della tua “casa” di produzione?

AS: La mia passione per i cortometraggi e più in generale per le produzioni video inizia nel 2000 circa: da allora ho realizzato una decina di cortometraggi, alcuni documentari ed un videoclip oltre a numerosi servizi televisivi ed altro. Mi ritengo un filmaker a 360°. Nel 2006 ho iniziato le riprese del mio primo lungometraggio autoprodotto “Il muro del passato” che ho terminato da qualche mese, in distribuzione a livello locale. Non ho una casa di produzione essendo un regista indipendente.

VM: Nella realizzazione di lavori a budget limitato cosa ritieni sia la carta vincente per a buona riuscita del film e, nello specifico di questo lavoro, cosa è stato determinante per la buona riuscita del progetto?

AS: Una buona fotografia ed un’idea originale penso siano indispensabili per i lavori a basso costo.
Il corto ha dei ritmi lenti, una fotografia molto satura, essendo ambientato in piena estate in un paesino di campagna. Colori caldi, molto accesi, tendenti al marroncino per far risaltare gli ambienti rurali e per riuscire a far rivivere quei sapori di un tempo. La storia ruota intorno ad un fatto realmente accaduto nel 1572 in Francia: la strage degli Ugonotti. In pratica la Regina Madre, Caterina De’ Medici, durante le guerre di religione fece uccidere 13.000 cavalieri protestanti per timore di perdere il potere. A me ha sempre affascinato il passato, la storia, per cui ho voluto realizzare un corto parlando di un fatto storico importante, ma ambientandolo nella nostra epoca. Per me è stato più facile, poiché ambientare un corto nel 1572 era impossibile.

VM: Ci dai qualche dettaglio “tecnico” sulla realizzazione? Potresti parlarci del tipo di attrezzatura utilizzato in tutto il corto?

AS: Ho utilizzato una Sony PD 170, un microfono Azden unidirezionale per i dialoghi in presa diretta. Ho montato con Adobe Premiere. Alcune scene sono state corrette al computer, ma la maggior parte del corto non ha avuto CC.

VM: Nella realizzazone dei lavori low budget il coinvolgimento degli amici per la realizzazione è un fattore determinante. Ci parli della tua esperienza in merito?

AS: Il cast tecnico è stato veramente ridotto all’osso. Un amico che ho conosciuto all’Università ad aiutarmi nella fotografia, sceneggiatura e nel suono, Paolo Minelli tutt’oggi ancora a mio fianco nei vari lavori, più qualche aiuto occasionale. Gli attori sono Doriano Morani, che è un mio amico di infanzia, Simone Monotti che è un attore teatrale, che nonostante la sua giovane età ha un’esperienza teatrale importante, il quale mi ha fatto conoscere una sua collega, Silvia Venturi. Loro sono i tre protagonisti del corto. Poi c’è Foscolo Ceccarani (l’eremita), attore con esperienza teatrale decennale. Inoltre abbiamo Marco Marinacci (il prete), ex collega universitario e Fabrice Abbati, il ragazzo che interviene nel sogno. Lui è francese, non potevo scegliere meglio, visto che si parla di fatti accaduti in Francia.

VM: Quali sono stati i principali intenti e ispirazioni (filmiche) che ti hanno influenzato e che ti ispirano in genere nel tuo modo di realizzare determinati lavori?

AS: In questo corto ho puntato molto sulle immagini e sulle sensazioni che esse provocano. Ci sono diverse scene che mi piacciono molto e che riescono a restituire quello che io ho cercato di trasmettere. All’inizio c’è subito un piano sequenza che dai titoli porta ad un ripostiglio buio dove appare un libro con il nome del corto, la telecamera compie una rotazione ed inquadra lo scrigno che più avanti sarà fondamentale, ruotando ancora inquadra una feritoia nel muro da cui sembra uscire all’esterno ad inquadrare il ragazzo. Lo scrigno, visto di sfuggita, passa sicuramente inosservato . E’ stata una scena che ho curato molto e benché duri pochi secondi ci ho messo un giorno intero, per realizzarla al meglio. La dissolvenza in bianco da l’impressione che la telecamera passi attraverso la feritoia ed esca all’esterno, dove sopraggiunge uno dei tre protagonisti.
Un’altra sequenza è quella in cui lo stesso ragazzo, all’interno del castello, ritrova lo scrigno che determinerà i suoi guai. Entrando in una stanza del castello, si vede l’apertura della porta, che si staglia, bianca, in mezzo al buio della stanza, come a simboleggiare un monolito, rievocazione Kubrickiana.
Successivamente adoro l’inquadratura dei tre ragazzi dall’alto, che stacca e chiude la scena del castello, allietata dal liet-motiv, a mio avviso delizioso. Il movimento di camera favorisce poi la panoramica dal basso verso l’alto che va a scoprire uno stupendo paesaggio boschivo, suggellato da un tramonto indimenticabile. In questa scena i tre ragazzi guardano verso l’orizzonte e benché siano visti da lontano, è come se si avvertisse l’emozione che stanno provando.
Ad un certo punto vediamo in primo piano un teschio di un cinghiale. Si avvertono delle voci di due ragazzi che poco a poco vengono inquadrati. Mi interessava creare allo spettatore una sorta di curiosità mista a spaesamento dovuti dalla visione di questo enorme cranio e dall’ululato di un coyote che parte asincrono nella scena precedente.
E’ un aneddoto interessante questo del teschio. Mesi prima di girare il corto trovai in campagna questo cranio di cinghiale. Lo raccolsi e lo conservai. Non avevo ancora in mente come utilizzarlo, né avevo scritto “La notte di San Bartolomeo”, ma fin da subito fui convinto che lo avrei utilizzato in qualche modo

Altre scene vanno verso questa direzione: provocare sensazioni attraverso il gioco dell’immagini. A questo punto conta poco la trama, contano le sensazioni.
Ho dato molta importanza alle location ed alla scenografia. Di solito in ogni mio lavoro cerco location particolari, caratteristiche. Alcune scene le abbiamo girate in un’Abbazia del ‘200 dove a suo tempo vivevano monaci e suore. Altre in un convento dei frati benedettini immerso in mezzo al bosco. E’ molto difficile raggiungerlo poiché occorre percorrere circa 7 km di strada tortuosa. Lo stesso rifugio dell’eremita con questa luce bassa che crea ombre sinistre ha un ruolo importante.

VM: Il budget per realizzarlo? Quanto è costata la sua realizzazione?? E quanto è costato in termini di tempo, dandoci un riferimento per la preproduzione, la produzione e la postproduzione.

AS: I miei lavori sono tutti a costo zero. Il corto ha avuto una lavorazione molto lunga per problemi vari. L’ho scritto in una decina di giorni verso luglio. Abbiamo iniziato ad agosto e finito in novembre. L’ultima scena vedeva uno dei protagonisti seminudo. C’erano 13 gradi di temperatura: il giorno dopo aveva la febbre a 39.
Il montaggio è durato una quindicina di giorni, visto che man mano che giravamo, facevo un premontaggio.

VM: Il tuo lavoro quale futuro avrà? Ci sarà la partecipazione a concorsi e proiezione/distribuzione e a che livello?

AS: “La notte di San Bartolomeo” ha già partecipato a numerose rassegne e concorsi. Ha ottenuto come miglior piazzamento un terzo posto (Ciak Valnerina in Corto).

L’idea base de “La notte di San Bartolomeo” prende spunto nel riportare 400 anni dopo la strage degli Ugonotti, gli effetti di quell’eccidio. Non a caso 1972, poiché il 23-24 agosto 1972 cadde il quattrocentenario di quell’evento. Ritrovare qualcosa che è appartenuto al Duca Guisa di Lorena e riportarlo ai giorni nostri richiede un buon uso di fantasia, quindi nel corto ho immaginato che questo Duca, a seguito dei sanguinosi fatti, fu esiliato in Italia, in un castello segreto. In quel castello i tre protagonisti trovano lo scrigno, poi tra l’altro, ritratto su di un quadro. Curiosità, il dipinto dello scrigno raffigurante un gatto, l’ho realizzato io.
E qui unisco la fantasia ai fatti realmente accaduti, immaginando che i fantasmi dei cavalieri protestanti nel giorno del quattrocentesimo anniversario, tornano per uccidere il possessore dello scrigno, ipotizzando fosse un discendente dei Guisa.
Ho voluto affidare la soluzione di tutto l’arcano ad una persona saggia, quale l’eremita. Un uomo lento nei movimenti, che doveva rasserenare. La scena in proposito doveva far tirare un po’ il fiato prima del gran finale, molto movimentato.

Mi è sembrato giusto avere un lieto fine. Dopo la tensione accumulata durante tutto il film c’è questa ricongiunzione di tutti e tre i ragazzi finalmente, che li abbiamo visti magari singolarmente oppure in coppia che sfocia in questa manifestazione di amicizia con l’abbraccio, che credo sia molto distensivo e commovente.
In molti mi hanno chiesto se Doriano ha vomitato per davvero.
Chiaramente no, anche perchè dovendo ripetere più volte la scena, alla fine si sarebbe sentito male per davvero. In realtà metteva in bocca un liquido, che io stesso ho preparato e che lo stesso Doriano ha assicurato facesse veramente schifo. Era un frullato di biscotti, frutta, passata di pomodoro e pezzetti di roba varia. Girarla è stata difficile perché gli altri due attori non riuscivano a trattenere le risate.

VM: Sei già al lavoro su un nuovo progetto? Di cosa si tratta e quando vedrà la luce?

AS: Dopo aver realizzato il mio primo lungometraggio autoprodotto, sto scrivendo il nuovo film dal titolo “Anamnesi3” che verrà finalmente prodotto. Avrò quindi una piccola troupe a disposizione e per uno che è abituato a lavorare in pratica da solo, è moltissimo. “Anamnesi3” sarà un giallo con risvolti grotteschi, a tratti ironici, senza tralasciare i sentimenti e le emozioni che nei miei lavori trovano sempre posto.

VM: Ci puoi dare qualche indiscrezione riguardo i tuoi prossimi impegni?

AS: A settembre inizio un mediometraggio che ha il patrocinio dell’ASL4 di Terni. E’ liberamente tratto da un racconto di Dino Buzzati. Verrà ambientato in un Ospedale ed avrà una distribuzione inizialmente perlopiù didattica, nelle varie Strutture Mediche del territorio nazionale credo.
L’organizzazione generale è del Responsabile della Comunicazione dell’ASL4 di Terni. Sarà un’ottima palestra prima dell’avvio del progetto “Anamnesi3” che avverrà i primi mesi del 2008. E poi continuo i miei lavori su commissione, che oltre a darmi un sostentamento economico, mi fanno fare sempre più esperienza, indispensabile per chi vuole proporre un lavoro professionale e quindi vendibile, che sia un film, un documentario o un matrimonio.

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