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[Simlab Digital] Never Change Yourself

posted by VMStaff
  • Tiplogia: Videoclip musicale
  • Durata: 4' 25"
  • Regia: Simone Pizzi
  • Produzione: Simlab Motion Pictures (Simlab Digital)
  • Trama: Un giovane ancora molto inibito e che non è in grado di godere della sua età entra in un locale dove subisce molti stimoli e alla fine cede e trova il modo per adeguarsi alle circostanze.
  • Cast: Giulio Forges, Jion
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Immergiamoci in questa nuova intervista con Simone Pizzi regista di “Never Change Yourself“, videoclip musicale della band Jion, per saperne di più sul suo lavoro.

VM: Ci parli di te e della tua “casa” di produzione?

SP: Beh, come molti di quelli che, come me, hanno iniziato a fare, o a tentar di fare, il regista indipendente, tutto è nato per gioco. Diciamo che già da bambino smanettavo molto con pellicole e videocassette perché mio padre aveva molte attrezzature, sebbene non ci facesse niente… (ride). Quando sono diventato un poco piu grandicello ho iniziato a fare le cose più sul serio e ho realizzato alcuni lavori sotto il marchio di SimLab Digital. Questo marchio l’ho continuato ad utilizzare per molti anni fino ad al momento in cui lo misi da parte per provare ad intraprendere strade più concrete, come associazioni e gruppi di lavoro diversi e che potenzialmente avevano da dire molto. Oggi più che mai sono felice di riprendere in mano qualcosa che in fondo mi appartiene. Su di me posso che dire quello che sa già chi mi conosce. Forse devo ancora dimostrare quello che posso fare, ma sono una persona tenace e so di essere un aggregatore e questo mi ha permesso di dar vita a tante piccole idee e progetti che alla fine usciranno fuori.

VM: Nella realizzazione di lavori a budget limitato cosa ritieni sia la carta vincente per a buona riuscita del film e, nello specifico di questo lavoro, cosa è stato determinante per la buona riuscita del progetto?

SP: Beh, al di là delle cose classiche, quelle che dicono tutti i ragazzi che come me fanno questo lavoro, ossia la passione, il coinvolgimento e il senso di appartenenza, che sono fondamentali (io ne ho fatto una bandiera per chi ricorda i tempi del TUBO N.403), credo che alla fine, l’organizzazione sia fondamentale. La capacità di saper prendere veramente sul serio quello che stai facendo, senza tentennare troppo, e così perdere tempo. Credo sia questa la prima lezione che s’impara con i primi lavori e io stesso, ancora oggi, faccio fatica, ma io sono un caso patologico (sorride). Nello specifico, in questo lavoro, avevamo un cast molto vasto e quindi la prima cosa che ho sentito di dover fare è stato mettere a proprio agio tutti. C’erano un gran numero di comparse, ovviamente non professioniste quindi creare un clima amichevole, ma non troppo leggero, è stata la prima missione. Avere tutto scritto e progettato in modo chiaro è molto importante, anche se in questo caso qualcosa, da questo punto di vista, è mancato, ma era il primo videoclip musicale e quindi mi sono adattato. L’attore è stato bravo, ma lo sono stati tutti, tecnici compresi. Abbiamo lavorato per tre giorni con gelatine, pannelli, luci e ghiaccio secco e diciamo che a parte qualche defezione siamo riusciti a tenere tutto sotto controllo. Organizzazione… ci vuole questo prima di tutto e la capacità di far capire, a chi lavora con te, che ognuno ha il suo compito e deve stare al suo posto, come se fosse pagato per fare quello.

VM: Ci dai qualche dettaglio “tecnico” sulla realizzazione? Potresti parlarci del tipo di attrezzatura utilizzato in tutto il corto

SP: Dunque: partiamo dalla cosa principale, la videocamera era una JVC HD100, abbiamo girato in alta definizione, o meglio in HDV, a 720 progressivo con un rapporto di 24 fotogrammi al secondo. La scelta del 24 è una mia fissazione. Questo diciamo che rappresenta un poco quella che è la mia filosofia di omaggio alla pellicola, che parte da questo a arriva alla cura di editing generale dell’immagine. Una celebrazione, piuttosto che una vera emulazione. Poi non si sa mai, magari un giorno qualcuno lo riporta in pellicola e così in teoria si eviteranno tutte le sbavature tecniche del deinterlacciamento e del passaggio dai 25 ai 24 fps. L’ottica usata è quella base della cam, un 16x che, anche se non eccelso, permetteva anche di fare buoni giochi di fuoco sebbene in questo video fosse difficile, visto il livello di luce che abbiamo scelto e l’atmosfera che si è cercato di riprodurre. Il fattore profondità di campo, una vera mania per me, è stato un poco sacrificato perché abbiamo dovuto preferire la velocità per un lavoro che avrebbe dovuto essere molto più lungo e macchinoso. Per quanto riguarda le luci, avevamo due fari da mille, uno portatile da mille e due da 500, abbiamo usato luce diretta e fortemente contrastata per scelta estetica, d’altronde quello che avevamo studiato al tempo del tubo dovevamo pur riportarlo da qualche parte (ride vergognosamente), per la post produzione è stato usato solo ed esclusivamente Sony Vegas, sia nella prima fase di montaggio, che nella rielaborazione del montaggio stesso, che nella fase di rifinitura del buon Pietro, ossia la CC e il conforming generale.

VM: Nella realizzazione dei lavori low budget il coinvolgimento degli amici in fase di lavorazione è un fattore determinante. Ci parli della tua esperienza in merito?

SP: Beh… come dicevamo prima questo è un aspetto determinante. Io non credo che coinvolgere gli amici sia fondamentale… credo piuttosto che sia fondamentale riuscire a coinvolgere gente con capacità tecniche e artistiche che poi diventano amici. Il tutto parte dall’esperienza del Tubo, sempre, perché anche se il suo fallimento avrebbe potuto spaccare tutto, oggi sappiamo di aver creato un gruppo di lavoro unito, e ci sono anche altre persone, indipendenti da noi, con cui c’è un notevole affiatamento, che possono e vogliono cooperare per creare lavori sempre migliori e qualitativamente adeguati, perché per molti di noi questa vuole essere una professione. Quindi il cast era già bello che brevettato, nella sua ossatura almeno. Giampaolo, membro anche lui del forum di VM, è un ottimo operatore, ed è un professionista. Con le prove fatte col passare dei mesi, ora sa che tipo di immagine cerco e mi capisce molto rapidamente… anche se qualche volta lo faccio un po’ arrabbiare, ma ‘sti operatori si sa come sono (ride sotto i baffi). Giancarlo è un fotografo e il suo modo di usare la luce a me piace, anche se come direttore della fotografia va un po’ disciplinato, veramente va disciplinato in generale… quando riusciamo a trovare una linea di comunicazione efficace tra di noi è un grande e fa un ottimo lavoro. Sergio ha messo a disposizione la cam e la sua competenza per sostenere, aiutare e cooperare con l’operatore nelle condizioni più difficili cercando di essere parte attiva in modo discreto e appropriato… d’altronde anche lui fa il regista e sa cosa significa stare nei ruoli. Insomma, tutti bene, tranne il regista, tutti veramente bene (ride ancora), Posso solo dire una cosa su Giulio, un ragazzo giovanissimo che studia seriamente per fare l’attore. Lo spot che ha fatto per la Kinder non gli rende onore per niente. È veramente bravo, espressivamente, con l’uso della voce e nella recitazione… insomma si sente che è uno che ha veramente studiato. Io gli auguro un grande futuro, anche se, continuando a dar retta a me e a Sergio… non ne esce più 😀

VM: Quali sono stati i principali intenti e ispirazioni (filmiche) che ti hanno influenzato e che ti ispirano, in genere, nel tuo modo di realizzare determinati lavori?

SP: Io sono una persona positiva e allegra e fondamentalmente amo la luce e il colore… ma non so per quale logica di contrappasso sono molto affascinato, e mi è capitato di imbattermi, in questo discorso delle tinte fredde e oscure… bhé c’è tutta una cinematografia e una letteratura che parte da questo presupposto… in ogni caso per farla molto semplice e prescindendo da questo discorso, io aspiro ad una visualizzazione estetica molto moderna, molto american style, molto distante dal minimalismo neo-neorealista italiano (no, non è un errore),l’uso variante dei vari piani, dei primi piani, del dettaglio, dell’estetica fotografica, del colore come presenza narrativa, quasi fumettistica a volte, della profondità di campo, io gioco di fuoco… insomma tutto ciò che da senso, drammaticità e movimento ad un’opera, che oltre ad essere narrativa è anche prevalentemente visiva. Il cinema, e non è una grande scoperta, è un media impuro, misto… esso ha la potenza di sfruttare piu elementi… come audio, come movimento, come la cattura di momenti instintivi e istantanei… ed è giusto che lo faccia con forza per dare quell’impatto emotivo alla situazione in vivendi.

VM: Il budget per realizzarlo? Quanto è costata la sua realizzazione?? E quanto è costato in termini di tempo, in riferimento alla preproduzione, alla produzione e alla postproduzione.

SP: Si chiamano low budget perché, in fondo, si abbattono completamente tutta una vasta categoria di spese effettive e funzionali alla realizzazione di un film o di una qualsiasi opera visiva cinematografica o meno. Ciò non toglie che abbiamo comunque compreso che il bd 0 non è più praticabile per coloro che vogliono iniziare a fare i primi steps in avanti verso una professionalizzazione. In termini di servizio un video come questo, se la band lo avesse pagato non gli sarebbe costato meno di 3000 euro… a dir poco… in pratica a me è costato 1150 euro tra mezzi, strumenti, materiale di consumo e qualche professionalità indispensabile. I miei prossimi lavori costeranno più del doppio.

VM: Il tuo lavoro quale futuro avrà? Ci sarà la partecipazione a concorsi e proiezione/distribuzione e a che livello?

SP: No, non con questo videoclip. In definitiva questa era una opera realizzata per sostenere la band e per far in modo che i Jion occupassero uno spazio sempre maggiore tra le band di buon livello, ma non ancora professioniste. Faceva parte di una prima campagna di lancio che ha portato qualche frutto. In realtà io sono il produttore, con il marchio SimLab Sound del lavoro dei Jion, e stiamo realizzando una prossima produzione importante sia tecnicamente che artisticamente e un prossimo video. Never Change Yourself ha avuto il suo risultato. Ha avuto buoni riscontri a livello nazionale e internazionale anche da parte di professionisti, produttori e registi che hanno applaudito e sostenuto questo lavoro con grande forza…. in maniera particolare all’estero, ma noi questo lo sapevamo che in Italia il discorso sarebbe stato molto più complicato, vuoi per cultura, vuoi per poca abitudine. In Inghilterra, in Brasile, in Olanda, in Australia, il video è stato guardato e applaudito in modo disinteressato senza critiche di parte o preconcetti. La canzone piace, la band spinge e sta passando in molte radio all’estero. Il video è piaciuto perché rientra in determinati canoni estetici più affini al mercato estero che al nostro. Ciò non toglie che il lavoro presenti comunque delle pecche o dei difetti, ma ci è servito per preparare la prossima produzione, che sarà davvero un gran bel lavoro.

VM: Sei già al lavoro su un nuovo progetto? Di cosa si tratta e quando vedrà la luce?

SP: Dunque… di lavori ce ne sono vari. Uno, con la sceneggiatura di Cristian Spaccapaniccia, dal titolo Milù, e un altro in fase di soggetto e di trattamento a cui sto lavorando assieme ad una bravissima scrittrice friulano-lombarda diplomata alla Scuola Holden, Barbara Favaro. Il titolo di questo lavoro non ve lo dico ancora, ma ci stiamo lavorando con molta passione e sarà un film in pieno stile Simoniano, molto fabuloso, molto intenso… e credo che non sarà proprio un cortometraggio. Come Simlab, dopo la produzione di Sinfonia&Follia stiamo finendo la fase di preproduzione, oramai quasi ultimata, di un corto di Alessandro Panichi, il ragazzo che ha fatto il montaggio di questo video e che ha già realizzato molti pregevoli lavori. Anche il suo corto è sceneggiato sempre da Cristian Spaccapaniccia… insomma viva il gruppo del tubo 😀

Poi c’è il video dei Jion del quale non posso proprio dire niente… mi è stato vietato dalla produzione… che sono io 😀

VM: Ci puoi dare qualche indiscrezione riguardo i tuoi prossimi impegni?

SP: Posso partire dal primo lavoro in ordine di tempo che sarà quello di Panichi, dal titolo Mr Pinky. È una sorta di spin off del romanzo del Tubo n. 403, non riguarda la trama per intero, ma ne cita una parte da cui, poi, abbiamo tratto questa storia. Milù è una storia d’amore.. un po’ tanto molto assai particolare 🙂 sulla quale punto molto per rilanciare le mie doti, visto il non propriamente eccelso Stramaledetto Bicchiere che devo ancora pubblicare.

VM: Uno degli errori ricorrenti anche da parte dei professionisti è quello di farsi guidare in questi lavori dall’aspetto visivo e non da quello musicale, incappando in un banale errore di sincronizzazione. Quali sono state le difficoltà incontrate e le tue esperienze in merito?

SP: Beh…. si… nel mio caso è veramente stato così. È anche vero che oggi c’è una nuova tendenza che vuole sì un videoclip ritmato, ma non necessariamente ritmato in riferimento alla musica. Questo video ha una storia tutta sua, il primo montaggio, che ho realizzato io, era perfettamente sincronizzato, ma presentava dei grandi limiti complessivi per quanto riguardava il ritmo generale del lavoro. Nella seconda versione di Panichi, al quale ho demandato questo lavoro visto che lui lo sa fare meglio, ci sono delle sbavature ma il video ha un ritmo generale molto buono. Io ho una visione molto cine e molto classica per certi versi. Molti registi, anche italiani, che si sono confrontati con me mi hanno detto che questo video ha uno spiccato senso cinematografico, ma forse peccava nella sua natura… di per sé potrebbe essere un esperimento magari, ma certo è un suo limite… sicuramente anche in progettazione.

VM: Come è stato accolto il lavoro dai network musicali?

SP: Beh, te lo dicevo, in Italia sta faticando molto. È andato in onda su due emittenti locali romane e siamo in attesa di MTV ma credo che la cosa non sia tanto fattibile. Invece all’estero è stato accolto bene… addirittura ce lo hanno chiesto su MTV Brasile e qualche webradio… per certo è stato proiettato in molti ambienti e in diversi ambiti e, ripeto, all’estero suona bene… ora tocca fare qualcosa che veramente suoni la tromba 😀
Un aneddoto particolare riguardo NCYS sta proprio nel fatto che, essendo stati messi tutti a proprio agio, i ragazzi non avevano problemi a baciarsi davanti alla videocamera… il problema è stato che alla fine, bacia qui, bacia li… insomma la scena del bacione finale tra il protagonista e una delle ragazze, aveva saturato l’ambiente in modo molto ormonale e ne siamo usciti storditi.
Ma la cosa che veramente mi ha steso è stata quando ad un certo punto, questa ragazza che ha fatto la scena del bacio finale, mi ferma e mi fa: “ma tu non sei Simone” e io le dico… “bhé si… sono io”. Mi guarda e ridendo me fa… ”Aho ma io so tu cugina”. Tutti scoppiarono in una grande risata… incredibile… era una cugina che non vedevo da non so quanti anni, sicuramente non meno di quindici 😀

Altre Informazioni:

  • Soggetto: Veronica De Andreis
  • Sceneggiatura: Veronica De Andreis e Simone Pizzi
  • Direttore della Fotografia: Giancarlo Centrone
  • Operatore di Ripresa: Giampaolo Vasselli
  • Operatore di Ripresa: Giampaolo Vasselli
  • Secondo Operatore e Supporto Tecnico: Sergio Aussello
  • Fotografe di Scena: Paola Ignes e Daniela De Andreis
  • Montaggio: Alessandro Panichi
  • Color Correction: Pietro Moliterni

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