Ξ 107 visualizzazioni Ξ I commenti sono disabilitati

[U.C.L.A.] Double-Framed

posted by VMStaff
  • Tiplogia: sperimentale/videoarte
  • Durata: 2’
  • Regia: Gianpaolo Bucci
  • Produzione: U.C.L.A. School of Theater, Film, Television & Digital Media
  • Trama: "In tutta la storia dell’umanità, l’uomo ha indossato la maschera per entrare in relazione con l’altro, con lo sconosciuto” (Shaitane, “Carnevale”)
  • Cast: Engin Sakrak, Ozan Vargun
  • Link: Guarda Il Video
  • Link: Leggi Il Topic Sul Forum

Immergiamoci in questa nuova intervista con Gianpaolo Bucci regista di “Double-Framed” per saperne di più sul suo cortometraggio.

VM: Ci parli di te e della tua “casa” di produzione?

GB: OK, ma se cominciamo da me che sono la “cosa” meno interessante perdiamo subito contatti! Vabbè: sono uno dei tanti scugnizzi trapiantati a Roma (da 6 anni), e passo il mio tempo non libero nelle produzioni di Mamma RAI, che mi chiama con l’ “altisonante” qualifica di “assistente alla regia”… in pratica vengo pagato per imparare le basi di come si fa un video decente! Proprio vero che nella vita ci vuole “fondoschiena” (si può dire su VM?)…
A questa affermazione si riallaccia bene il mio rapporto con la “casa di produzione” di questo corto, che vorrei davvero fosse stata la MIA casa di produzione per tanti altri corti ancora, ma purtroppo ci siamo giusto sfiorati per un po’… veniamo al dunque: nel 2004, prossimo a laurearmi al DAMS di Roma Tre, scopro che l’odiata-amata università eroga borse di studio per scuole estive. Naturalmente, destinazioni per scuole di cinema o fondi sufficienti, manco a parlarne; ma lasciavano margine alle proposte degli studenti. Io vedo subito l’occasione per realizzare un sogno: da appassionato di basket prima, e di cinema della New Hollywood poi, la University of California, Los Angeles (UCLA) era la Mecca. Un po’ di ricerche sull’amato internet (grazie al quale ho costruito tante tappe fondamentali della mia vita), e scopro che in quell’estate 2004, invece di buttar via le solite camionate di euro per improbabili vacanze di Ferragosto, andrò a frequentare un corso undergraduate di un mese e mezzo dal titolo “Introduction to Experimental Filmmaking”, e lo farò sovvenzionato da altri! Obiettivo del corso: realizzazione di un corto in 16mm! Sede: campus della UCLA, appena a sud del Sunset Boulevard! Il sogno prende forma…

VM: Nella realizzazione di lavori a budget limitato cosa ritieni sia la carta vincente per a buona riuscita del film e, nello specifico di questo lavoro, cosa è stato determinante per la buona riuscita del progetto?

GB: Si può dire di nuovo? Il FONDOSCHIENA! Come definireste, altrimenti, la fortuna di conoscere le persone giuste ad aiutarti a realizzare un sogno che coltivavi solo tu, mettendo in campo ognuno le proprie conoscenze in forma assolutamente gratuita? Certo, si potrà obiettare che il regista/produttore di un corto a basso budget deve avere doti di comunicatività, diplomazia, leadership, soprattutto tanto talento e inventiva nonché una determinazione fuori dal comune per non abbattersi e risolvere ogni situazione… e sicuramente ne dovrà possedere anche più di un regista che ha le spalle coperte da importanti produzioni! Ma ditemi, una persona che abbia tutte queste doti non deve ritenersi anche fortunata?
Comunque vero è che, come dice la saggezza popolare, la fortuna bisogna anche sapersela cercare, costruire e saperla sfruttare al meglio.

VM: Nella realizzazione dei lavori low budget il coinvolgimento degli amici per la realizzazione è un fattore determinante. Ci parli della tua esperienza in merito.

GB: Addurrò come esempio alla mia tesi “Importanza del fondoschiena” la storia della composizione della troupe di Double-Framed: ero appena arrivato a LA, in ritardo di un giorno e senza bagagli (grazie, British Airways), vado alla prima lezione del corso e la teacher ci dice “per la prossima lezione, portate un vostro soggetto per un corto sperimentale di max. 3 minuti. Per la fine della prossima settimana, dovrete aver finito le riprese. Le restanti settimane: montaggio”. Piccolissimo problema per me: sono appena arrivato in terra straniera (seminudo), non ho mai girato in pellicola e non conosco assolutamente nessuno in territorio americano. Beh, meno male che almeno il soggetto del mio corto l’avevo pensato mentre trasvolavo l’oceano…
Comincio la mia impresa in un ufficio della facoltà dove si paga un assicurazione per avere le attrezzature: l’impiegata, una bionda californiana sulla cinquantina che avreste preferito incontrare più giovane di qualche decade (magari in bikini) e con meno yogurt nel sangue, mi dice pressappoco “Non è colpa tua, ciccio, ma sei in una situazione da cui non puoi cavartela. Buona fortuna, comunque”. Che soddisfazione sarebbe stata rivederla un mese dopo per sventolarle il mio girato sotto il naso!
La “Fortuna” si mette in moto: una piccola mulatta di San Francisco che frequenta il mio corso attacca bottone con me, e mi promette che lei e un’altra roscetta americana, prossime a prendere il Bachelor lì e quindi più pratiche di me con la pellicola, mi avrebbero aiutato per la fotografia. Il perché lo avrei intuito dopo più di un mese, quando entrambi alzammo troppo il gomito una notte; ma questa è un’altra storia…
Rimangono da trovare i due attori. Altra storiella: una sera, parlando tra studenti stranieri, mi presentano un turco appena maggiorenne che mi dice di aver fatto un corso di recitazione con Johnny Depp, cosa che tenta di provarmi mostrandomene il numero di cellulare nella sua rubrica! In altre situazioni, gli avrei riso in faccia per tre quarti d’ora ininterrottamente, ma al momento un aspirante attore mi faceva comodo… arruolato, e fingo di dimenticarmi di Johnny Depp con la faccia più diplomatica che ho. Niente da fare per il secondo attore: il mio compagno di stanza, da buon giapponese ligio al dovere, non può perdersi una lezione di conversazione inglese importantissima del tipo “How are you?”, “Fine, thanks”; così mi convinco a fare io il secondo attore…
Peccato che il turco amico dei divi all’improvviso scompaia e non risponda più al telefono! Siamo arrivati alla mattina in cui si gira, tutti pronti e tutto affittato per le 9, e io rischio di dar ragione all’impiegata di cui sopra. Rovisto disperatamente il dormitorio alla ricerca della star dei miei attributi, e lo becco in mensa flemmatico che mi fa “Ti stavo cercando. Dovresti accompagnarmi dalla mia prof e firmarmi la giustifica per l’assenza alle lezioni di oggi”. Piccolo particolare: sono le 8.45, e la facoltà di cinema e l’aula della prof per mitomani distano svariati km… Per farsi scusare, però, mi dimostra la sua buona volontà nell’avermi procurato un secondo attore: un suo amico turco, che somiglia tanto a quei mediorientali che vanno lì per imparare a pilotare aerei… o la va o la spacca, e alle 9.30 siamo sul set zuppi di sudore, ma coadiuvati anche da una gentilissima ragazza belga e un’americana sui 30 che già lavorava per produzioni cinematografiche, mie compagne di corso “folgorate” dal mio soggetto e desiderose di aiutarmi. La seconda non l’avevo manco chiamata! Completò questa multietnica troupe una peperina milanese con cui passavo molto tempo all’epoca, felice di aiutarmi portando il catering: aspetto da non sottovalutare se non vuoi che la troupe ti molli all’improvviso dopo ore di lavoro!
Avevo penato fino all’ultimo, ma quello che ne seguì fu l’esperienza sul set più bella della mia vita!
A distanza di giorni, mi disse il divetto turco che vedermi sul set che spingevo il carrello, facevo i segni col nastro per terra, manovravo le luci sulle impalcature, ecc. gli fece capire quanto non mi fermassi davanti a nulla per il mio scopo: ma per me è sempre stato naturale farmi un “fondoschiena” così!

VM: Ci dai qualche dettaglio “tecnico” sulla realizzazione? Potresti parlarci del tipo di attrezzatura utilizzato in tutto il corto?

GB: Come detto, scelsi quel corso attratto dalle sirene di un corto in 16mm. Certo, mai avrei immaginato che per girarlo mi avrebbero dato una cinepresa Bolex di quelle che si utilizzavano per i reportage nella Seconda Guerra Mondiale! Una chicca: la prima inquadratura che girai era un piano sequenza, e mentre spingevo il carrello e davo istruzioni agli attori e agli aiutanti alle luci sento un –clac- … il meccanismo non consentiva di girare più di una trentina di secondi di piano sequenza! Forse fu lì che diventai un videoclipparo…
La pellicola che scelsi, d’accordo con la mia DP, fu una Kodak 300 ASA. In realtà, io le chiesi una fotografia con forti contrasti di luce e ombra, per cui credevo una 50 ASA sarebbe stata meglio: ma ho anche l’umiltà di sapere quanto sono ignorante, e mi fidai ciecamente di lei. Anche nelle inquadrature: perché, come sui set di una volta, non avevo un video-assist; spiegavo ciò che volevo, guardavo nel mirino se mi piaceva, e poi se l’operatore diceva “buona”, era buona. Le debbo fare i miei complimenti, sapeva quello che faceva.
Il girato fu riversato su Dvcam (naturalmente in NTSC) col telecinema presso una società vicino i Disney Studios, ma della cosa si occupò gentilmente un’altra mia compagna di corso, per la quale mi sdebitai facendole la fotografia di un corto in digitale… alle 6 del mattino di domenica…
Double-Framed è girato interamente in un teatro di posa della UCLA: per ottenerlo, feci la posta per giorni al Preside, il quale alla fine mi disse chiaramente “ragazzino, tu per noi sei solo un visitatore; i nostri teatri di posa sono solo per le produzioni e i laureandi”. Ma la mia teacher, che evidentemente aveva tanta simpatia per il mio accento alla Commissario Winchester dei Simpson, prese le mie difese garantendo per me davanti al Preside “perché è uno dei miei allievi più in gamba: è laureato in Cinema a Roma!”… ecco, per quell’episodio ancora non ho smesso di ridere…
Il teatro di posa era corredato di carrellini su ruote e un parco luci da illuminarci il Colosseo, quindi da quel punto di vista non ho dovuto inventarmi niente.
Quello in cui dovetti inventarmi fu il ruolo di montatore! Avevo demandato il montaggio dei miei precedenti corti sempre ad amici e sempre in Avid, ma in realtà non avevo mai creduto tanto all’importanza del montaggio decantata da tanti nomi illustri: io scrivevo e giravo già con delle sequenze “bloccate”, lasciando pochissimo spazio alla fantasia del montatore. Non avevo neppure mai voluto cimentarmi personalmente, perché del montaggio coglievo solo la fatica di acquisire le nozioni dello sterile utilizzo di un sw. La teacher mi costrinse mio malgrado a ben 3 settimane di montaggio, che mi parevano un’eternità visto l’esiguo numero di inquadrature del mio corto, ma oggi debbo ringraziarla perché mi ha aperto un mondo facendomi conoscere lo straordinario Final Cut, grazie al quale poi ho cominciato la mia carriera per le tv locali e ho fatto grandi progressi nel gusto e nell’attenzione per il montaggio: oggi ammetto che è una delle più grandi possibilità creative, forse in tv più che al cinema.
Quanto al mio sw di montaggio, a casa continuo a usare però Avid: quando lavoro per Mamma RAI questo passa il governo, e ci adeguiamo…

VM:  Quali sono stati i principali intenti e ispirazioni (filmiche) che ti hanno influenzato e che ti ispirano in genere nel tuo modo di realizzare determinati lavori?

GB: Le mie passioni cinematografiche non sono così peculiari: adoro gli espressionisti Murnau e Lang, barocchi della messinscena come Welles e Ophüls, gli onirismi deliranti di Fellini e Gilliam, la seducente complessità linguistica di Scorsese e altri autori della New Hollywood (la mia tesi di laurea era su Paul Schrader), ma non disdegno il discorso mainstream di uno Zemeckis o gli immortali maestri della commedia italiana Scola, Risi, Germi e Monicelli, oppure, fra i più recenti, un essenziale come Alexander Payne, visionari come Michel Gondry e Spike Jonze, il coerente Fernando Meirelles o il versatile Takeshi Kitano. Ah, dimenticavo il “mammasantissima” Kubrick!
Sfido, però, chiunque a trovare qualcosa dei suddetti nei miei modestissimi corti, per quanto non nego che essi formino inconsciamente il mio immaginario.
Non sono il tipo che va sul set e dice: “Mò faccio un’inquadratura alla Fellini!”. Infatti non sopporto il cinema di Tarantino e men che meno dei suoi “tarantolati” epigoni: un cinema fatto di compiacimento cinefilo, di piacere dell’emulare o aggiornare gesta e gesti del passato cinematografico, non mi emoziona e non mi dà niente. Sono sempre alla ricerca del nuovo, dell’inedito, dell’invenzione, soprattutto dell’emozione: forse è per questo che non giro niente di mio da due anni…

VM:  Il budget per realizzarlo? Quanto è costata la sua realizzazione?? E quanto è costato in termini di tempo, dandoci un riferimento per la preproduzione, la produzione e la postproduzione.

GB: Il budget per realizzarlo si attestò intorno ai 300 dollari americani. Questo perché la pellicola 16mm bianco e nero costa molto meno di quella a colori (all’epoca circa 16 dollari contro 94, se non sbaglio), e ne comprai 3 rulli da 100 piedi (poco meno di 3 minuti l’uno). Il telecinema e il riversamento furono più onerosi: 200 presidenti interrati tondi tondi. Poi, l’irrisorio costo delle due maschere, il catering e qualche altra inezia; il resto, come detto, tutto gentilmente estorto alla gentilissima UCLA…
La fase di scrittura, come facilmente deducibile, è durata pochissimo: il tempo di un viaggio aereo transoceanico per essere illuminato dalla suggestione di un vecchio spettacolo teatrale mista a un corto che avevo scritto da anni e non ho più voluto realizzare, poi un paio di giorni giusto per mettere ordine in una mente confusa. Lo storyboard, schizzi di una sera; giusto per capirsi meglio con una troupe straniera.
Il reperimento di troupe e materiali, come detto prima, è stato travagliato e ha richiesto circa 9 giorni di “rottura di fondoschiena”. Il premio morale me lo diede per prima un’impiegata della Kodak: telefono per ordinare la pellicola e chiedo la strada per arrivarci a piedi, una mezz’ora di autobus fino a Hollywood e un altro pezzo a cavallo delle mie gambe. Arrivo lì e questa mi accoglie sbalordita: “Sei tu quello studente della UCLA? Ma sei un mito! Davvero hai fatto tutta questa strada a piedi?”. La mia carnagione è inequivocabilmente color mozzarella, altrimenti avrei pensato mi stesse guardando come a uno di quei poveri keniani che attraversano scalzi gli altipiani per andare a scuola… ‘Sti americani fraccomodi! La mancanza di un’auto, però, l’ho sentita quando dovetti rinunciare a una grossa cornice di legno, che volevo mettere tra i due personaggi per rafforzare il concetto dello specchio, ma che non potei certo trasportare sulle mie spalle. A meno che non volessi improvvisare una via Crucis nel bel mezzo di Los Angeles.
Le tanto sudate riprese durarono appena 6 ore, dalle 9.30 alle 15.30 con pausa pranzo inclusa. Avrei voluto girare di più, ma già dovevo ringraziare qualche nume per ciò che avevo ottenuto.
È stato il corto che ho ideato e girato nel più breve tempo, in genere me la prendevo con molta più calma.
Il montaggio, invece, durò quanto mai avessi esperito: 3 settimane, come già detto, per un corto di 2 minuti, quando altri corti sui 10-15 minuti li montavo in 1-2 settimane scarse.
Mi ripeterò: da allora sono cambiato parecchio.

VM:  Il tuo lavoro quale futuro avrà? Ci sarà la partecipazione a concorsi e proiezione/distribuzione e a che livello?

GB: In realtà io Double-Framed l’avevo già relegato nel passato! Per un annetto l’ho mandato in giro per il mondo, è stato selezionato per diversi festival italiani (Imaginaria, Suessola, Reggio Emilia, Dams FF, Marte-Live…) ed è finito anche nello Short Film Market a Clermont Ferrand, un sorta di visione per pochi intimi interessati ai corti non selezionati per il concorso. Nessuno, però, se l’è filato più di tanto, giusto qualche complimento e pacca sulla spalla, finché mi sono stufato di far vedere in giro un qualcosa che rappresenta il Gianpaolo del 2004, e non le mie attuali conoscenze e idee.
L’occasione per ripescarlo me l’ha data il sito di MTV Flux: apprezzo molto il loro progetto editoriale, e non avendo niente di più aggiornato da mandargli ho pensato a Double-Framed, che comunque credo ben si inserisca nel loro stile e target. Spero lo mandino anche in tv, certo dovrebbe essere aiutato da più voti del pubblico! (che ruffiano…)
In realtà non mi aspettavo questo corto mietesse successo, e neanche credevo potesse interessare a qualcuno di VM visti alcuni macroscopici errori! Forse sono proprio un ignorantone…

VM:  Sei già al lavoro su un nuovo progetto? Di cosa si tratta e quando vedrà la luce?

GB: Purtroppo ho un grosso nemico: le lancette dell’orologio. A volte non mi capacito di quanto tempo riesca a buttar via anche ora che sono in vacanza.
Questa mia irritante pigrizia, unita a una meticolosa e incessante ricerca sui codici linguistici ed espressivi di cui non sono mai pienamente soddisfatto, mi trattiene per ora dal gettarmi in nuove imprese. Eppure ci sarebbe anche il concorso dei Tregisti che mi tenta e scade a fine agosto, ma non so se metterò mai le mie idee su carta prima di allora!

VM: Ci puoi dare qualche indiscrezione riguardo i tuoi prossimi impegni?

GB: Sicuramente spero in Mamma RAI per mangiare durante l’inverno e imparare qualche cosina da chi la sa più lunga di me; finora sono stato fortunato da questo punto di vista, e ho incontrato tanta gente stimolante per progettare nuovi lavori insieme… alcuni fanno parte di VM e della FIAR… ok, sto facendo di nuovo il paraculo, beccato!
Spero dunque in queste nuove amicizie per tornare dietro una macchina da presa, intanto mi tengo allenato con documentari per enti pubblici e video aziendali di cui firmo la regia (poveri loro!), e mi faccio trascinare in qualunque corto gli amici mi propongano: di uno dovrei fare la fotografia (parola grossa) a metà agosto, ammesso che il regista riesca a trascinarmi via dalle spiagge!

Altre Informazioni:

  • Da un'idea di: Gianpaolo Bucci
  • Fotografia: Taneisha Berg, Megan Blanchard
  • Luci: Robin Ewing, Sophie Van Daele
  • Montaggio: Gianpaolo Bucci

Iscriviti alla nostra Newsletter

Iscriviti alla nostra Newsletter

Per iscriverti e restare sempre aggiornato su tutte le nostre novità è sufficiente inserire il tuo indirizzo email qui di seguito. Ti verrà inviata una mail per confermare la tua iscrizione.

Video