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Sezione in cui parlare di come nasce e si sviluppa una sceneggiatura.

Moderatore: Moderatori

#1239763
Grazie Script! Come hai già visto, non sei la prima a consigliarmi una storia "basata su fatti realmente accaduti". A questo punto, nella vostra opera di convincimento, vi vedo tutti così :lol:

Con il progetto sono fermo. Ho scritto un soggetto, ma non c'è conflitto (quindi non è un soggetto...). Dopo varie :cran:, ho deciso di raccontare una storia "ispirata a fatti realmente accaduti" così mi scrollo di dosso il retaggio della primigenia idea documentaristica e centomila altri problemi che avrei avuto e che ho già avuto nel momento in cui ho scritto, per mio promemoria, alcune scene del film (<- è una procedura valida questa?).

Ora ho un'altra domanda che riguarda i nomi. Sarò pedante, ma davvero non ne esco a capo: nella scelta dei nomi, che non saranno quelli originali, è utile o giusto conservare le assonanze (Rossi -> Dossi), oppure inventarli di sana pianta, conservando magari la provenienza geografica?
Grazie!
#1239780
Dopo varie :cran:, ho deciso di raccontare una storia "ispirata a fatti realmente accaduti" così mi scrollo di dosso il retaggio della primigenia idea documentaristica e centomila altri problemi che avrei avuto e che ho già avuto nel momento in cui ho scritto, per mio promemoria, alcune scene del film (<- è una procedura valida questa?).


Non ho ben capito a cosa ti riferisci, cos'è che non ti convince?

Dal momento che ti ispireresti a "fatti realmente accaduti" questi resteranno, per forza di cose, molto vaghi, o comunque sia, non ci saranno indicazioni precise su persone fatti e luoghi, ma appunto, ne sarai semplicemente ispirato. Questo significa che sei liberissimo di scegliere i nomi che ti pare, anche con palesi assonanze, non importa. L'importante è solo non specificare quelli reali, perchè come già detto incapperesti in problematiche più grandi di te. Infondo se ci pensi un attimo esistono davvero tanti film che sono "ispirati da" e che quindi non utilizzano fatti e persone così per come sono realmente, e dire che possono permettersi di pagare tutto quello che vogliono. E' una scelta prettamente di stile, di creatività; il non attenerti ad una storia per filo e per segno ti dà libertà di modificarne un pò i fatti, le caratteristiche dei personaggi, cambiare un pò gli eventi e così via, mantenendo il filo conduttore che crea la trama. Quindi decidi tu stesso cosa pensi faccia bene al tuo lavoro. Credi che mantenere la loro caratterizzazione li renda più verosimili? Credi che mantenere certi aspetti renda il tuo lavoro più originale? Allora mantenienili. Altrimenti stravolgi un pò il tutto ma sempre seguendo i fatti.
#1239914

Non ho ben capito a cosa ti riferisci, cos'è che non ti convince?
[...]



Intanto grazie per la risposta.

Mi riferisco al fatto di scriversi per promemoria, magari perché è arrivata un'idea improvvisa, un pezzo di sceneggiatura da usare successivamente, chiaramente adattandola secondo convenienza.
#1239940
Certo che è una procedura valida, validissima. Anzi, ti dirò di più, non si cestinano mai scene/idee scritte. Potrebbero sempre servire per scritture future o per situazioni che non avevi considerato prima. In ogni caso ognuno ha il proprio metodo per scrivere una sceneggiatura (aldilà chiaramente di quello tecnico che è assoluto e impresiscibile). C'è chi annota tutto e poi lo riordina secondo la propria storia cronologica, chi va per gradi, chi ancora scrive le scene senza un ordine preciso e poi le sviluppa alla stesura vera e propria, chi stende insieme anche una bozza di storyboard e così via. Trova la tua e adottala, non potrà che essere la migliore per te. Devi sentirti estremamente a tuo agio quando scrivi, considera soltanto questo, che sia disordinato, metodico o come vuoi, non importa.

Ps: le tue imprese non da poco mi hanno incuriosita. C'è qualche tuo lavoro che è possibile visionare?
#1239946
In generale conservo sempre gli appunti e i brani di sceneggiatura scritti anche una ventina di anni fa e che oggi, rileggendoli, trovo utili e soprattutto mi fanno capire l'evoluzione che ho avuto dai primi scritti a oggi. Rileggendo alcune mie pagine mi accordo di quanto sia stato condizionato dalle sceneggiature pasoliniane che erano più rappresentazioni narrativo-teatrali che sceneggiature vere e proprie, ma va considerato che era autore di sé stesso e quindi certi appunti sarebbero stati drammatizzati direttamente.

P.S.: mi piace il termine "imprese non da poco" perché è vero. L'unico materiale visionabile è quello relativo alla sceneggiatura di un corto che ho presentato a un concorso raggiungendo la finale al primo colpo. Ne parlo in un altro thread. Ora è in lettura e, per rispetto di chi legge, non lo metto in visione. Se ricevessi una risposta negativa lo metto a disposizione.
#1239955
Fai benissimo, anche per, come dici tu stesso, valutare da te i tuoi progressi. E poi sai, magari un'idea che oggi non sembra un granchè più in là potrebbe rivelarsi molto valida nel contesto attuale o viceversa. Personalmente apprezzo molto la visione Pasoliniana.
#1266488
Concordo anch'io sul fatto che seguire la realtà quando non si han dati certi è limitante.

Leggendo le risposte che ti han dato mi è venuta una malsana idea: e se questa storia la raccontassi dal punto di vista di una tribù beduina che transitava nel deserto quando è precipitato l'aereo?
La tribù aveva mai visto un aereo prima? Sanno cosè?
Ne sono spaventati? Lo attaccano?
Come si stabilizzano le relazioni tra equipaggio dell'aereo e tribù?
Cercheranno di salvarli? Li proteggeranno da un'altra tribù nemica?

Con questa ottica puoi evitare di raccontare alcuni eventi specifici dell'incidente (dato che nessuno li sa) e lasci un alone di mistero per il pubblico.
Ultima modifica di ScrivereHollywood il mer, 22 feb 2017 - 22:02, modificato 1 volta in totale.
#1266615
Grazie per la risposta.

Avevo pensato anch'io di raccontare la storia da un altro punto di vista. Nella "famosa realtà", all'atto del ritrovamento dell'aereo, furono ritrovati i resti di quattro dei cinque componenti dell'equipaggio che erano rimasti nei pressi dell'aereo. Essendo stati identificati solamente l'aviatore partito in cerca di soccorso e il pilota ritrovato sul suo sediolino, avevo pensato di far raccontare la storia dell'accaduto ad un "quinto uomo" senza rivelarne mai la vera identità, sopravvissuto tanti anni e conosciuto per caso da un reporter o turista, passato per caso (o per similitudine: finita la benzina, finita l'acqua, ecc.) presso un villaggio beduino. In questo modo credo che risolverei d'un colpo tutti i problemi di realtà storica e realtà cinematografica. È solo che dovrei riscrivere tutto da capo...
#1266627
L'idea di inserire un'ulteriore punto di vista non è affatto male, ma è davvero difficile mantenere un certo interesse alla storia senza che lo spettatore venga distratto o confuso, quindi se intraprendi questa strada dovrai lavorarci davvero bene, specie se la storia subisce un intreccio, ma assolutamente non impossibile. Se può interessarti mi occupo di correzione di sceneggiature. Se vuoi qualche info contattami privatamente.
#1273085
Do anch'io il mio consiglio, benché sia passato tanto tempo. Chissà se il progetto è andato avanti!
Mi è venuto in mente che Mikros potrebbe scrivere una lettera ai familiari superstiti, chiedendo un incontro; questo potrebbe fornirgli molti molti spunti, penso. Forse ci vuole un po' un'attività di investigazione, per ritrovare le famiglie, ma puoi tentare, se il progetto ti appassiona molto. Ci puoi aggiornare?
#1274174
Grazie anche a te Antonella per la risposta.
Vi aggiorno subito. Il progetto è andato avanti o, meglio, ho scritto la sceneggiatura, un bel mattoncino di 128 pagine, ma non ho ancora provveduto a contattare nessuno in merito. Per la scrittura ho seguito uno schema cronologico: arrivo in Africa - decollo su allarme - sgancio su obbiettivo - ritorno e dispersione - atterraggio nel deserto - partono i soccorsi - soccorsi vani e tutti (forse) morti. Come già suggeritomi ho cambiato i nomi, ma ho tentato di conservare le assonanze cercando di non scadere nel ridicolo. Per avere "qualcosa da raccontare" oltre ai fatti in sé, utilissimo mi è stato il diario di un aviatore appartenente alla stessa squadriglia e che per un puro caso, un aviaria al motore del suo aereo, non partì per la stessa missione. Conosceva di persona quelli che nel film sono i personaggi principali, anche se nel suo diario ci sono solo due rapidi accenni, perfettamente in linea con il fatto che l'equipaggio era arrivato da poco tempo. Descrive però cosa si faceva fra una missione e l'altra: si parlava, si usciva a cena, si giocava a carte e a pallavolo: nella mia sceneggiatura c'è una partita di pallavolo fra i due equipaggi che andranno in missione (giusto giusto un sei contro sei). Le informazioni più tecniche le ho trovate on-line su documenti originali e da un forum dedicato alla Regia Aeronautica.
La sezione che mi preoccupa di più di tutta la sceneggiatura è quella che inizia con la partenza dell'aviere in cerca di soccorsi. Ho cercato di dedicare grosso modo lo stesso tempo (scenico) alle due "entità": l'equipaggio che tenta di resistere con un membro morto, uno in fin di vita, due feriti ed uno incolume; l'aviatore solo nel deserto che lotta prima di tutto contro sé stesso, poi contro la natura avversa. È per questa parte che ancora non mi decido a mettere la scritta Fine alla sceneggiatura perché non mi sembra sia riuscito a rendere per iscritto quello che ho pianificato.
Il film finisce con le ricostruzioni del ritrovamento dell'aereo (i resti dell'aviatore erano già stati trovati) e l'identificazione dei resti dell'aviatore avvenuta un anno dopo, il tutto accompagnato da didascalie (sulla falsariga di Schindler's List: io le sparo grosse!). Questo è un altro punto critico, che sento molto vicino alle lame delle forbici.

Per tornare alla domanda principale, per quanto riguarda i familiari, è abbastanza difficile contattarli tutti. Da quel che so da un libro dal quale ho praticamente tratto tutte le informazioni generali sulle quali ho basato il soggetto, già al momento del ritrovamento del relitto, i familiari degli aviatori erano pochissimi, addirittura uno di loro aveva solo una cognata (tra l'altro lui era nativo di Pistoia). In Italia c'era la guerra e nulla toglie che, fra fughe e bombardamenti, quelli rimasti a casa erano veramente pochissimi. Esiste però la sezione dell'Associazione Nazionale Arma Aeronautica di Conegliano che porta il nome di uno degli aviatori, nativo della città: Cesare Barro (in sceneggiatura Cesare Marra). Sul loro sito c'è una breve biografia dell'aviatore che ho in parte usato per il mio personaggio. Avevo intenzioine di contattarli, pur avendoli scoperti solo dopo alcune ricerche, ma ho in seguito rinunciato perché ho ritenuto di avere già a disposizione abbastanza elementi per costruire una storia "basata su fatti realmente accaduti". Nulla toglie che possa comunque inviare loro un'email, quanto meno di cortesia per informarli che qualcuno sta scrivendo una storia sul loro aviatore e chissà, magari, saranno interessati ad andare oltre.
#1274178
Certo, sfrutta qualsiasi contatto. Potrebbe essere la differenza tra un bel film e un film memorabile. L'ideale sarebbe riuscire a parlare con qualcuno che, all'epoca, era vivo (!). Dopo aver ascoltato le sue emozioni, potrai riversarle nella sceneggiatura. Le parole dei testimoni raccontano in maniera unica.
#1274181
Di testimoni del fatto non c'è più nessuno, ti basti sapere che il più giovane di tutti, l'aviatore partito in cerca di aiuto, era del 1916. Quelli dell'altro equipaggio erano più o meno coetanei e molti di loro hanno superato la guerra e hanno continuato la carriera militare, morendo di vecchiaia (l'ultimo se non erro, nel 2003 addirittura). Qualche reduce ancora in vita c'è e da alcuni video su youtube sono riuscito anche a sentire la loro voce e fortunatamente per me sono stati tutti parte di equipaggi di aerosiluranti.

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