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Sezione in cui parlare di come nasce e si sviluppa una sceneggiatura.

Moderatore: Moderatori

#1274421
Io mi concentro su OGGI infatti OGGI è apparso quell'articolo. Ho però letto troppe sceneggiature OGGI che violano queste sacre regole per non pormi il dubbio da persona senziente. Per regole non scritte intendo regole accettate per prassi e consuetudine, la violazione delle quali non porta ad un reato perseguibile penalmente. Lo sceneggiatore non è il mio mestiere, sono architetto e anche nella mia professione dove le regole sono sancite da leggi dello Stato, quando un'operazione è ben motivata dal contesto, alcune di queste regole possono subire una deroga perché il fine ultimo non è obbedire ciecamente ad una norma, ma soddisfare i desiderata del committente. Le prassi e le consuetidini possono cambiare altrimenti, stereotipo per stereotipo, staremmo ancora scrivendo sceneggiature a due colonne su fogli non standard e avremo i bagni in comune con tutto il condominio.

Ripeto, non dico di violarle a tutto spiano, ma di chiedersi criticamente se sia opportuno o meno trasgredire ai dettati di Syd Field quando il contesto sembra richiederlo.
#1274422
quando un'operazione è ben motivata dal contesto, alcune di queste regole possono subire una deroga perché il fine ultimo non è obbedire ciecamente ad una norma, ma soddisfare i desiderata del committente

Hai perfettamente ragione. Peccato che in questo caso non soddisfi proprio un bel niente, anzi, è del tutto inutile, proprio per i fini della sceneggiatura stessa, inserire elementi astratti. Distolgono, sono fuori contesto e confondono le idee di chi deve leggerla (produttore) su ciò che effettivamente si aspetta di VEDERE sullo schermo e cosa è solo un pensiero messo lì. E non si fa. Un qualsiasi produttore serio e professionale concorderebbe con ciò, perchè non è producente ma fuori luogo.

Concludo riportando il pensiero giustissimo di Lordyupa:

Le regole sono fatte per essere infrante, non c'è dubbio, ma prima di farlo bisognerebbe capire perchè ci sono e a che servono.


e aggiungo, bisogna conoscerne quantomeno le basi. Ciao a tutti.
#1274424
Scena XI
ALTRO UFFICIO SEZIONE OMICIDI - INTERNO. SERA.
[...]
79.
"L'Assassino beve con un sorriso soddisfatto, gli occhi perduti dietro ad una reminiscenza, e nelle orecchie non più le parole retoriche di Scarpa, ma la risata argentina di Augusta".

La scena è stata girata.
Ovviamente il film è vincitore di Oscar e di Gran Prix Speciale a Cannes e il regista è anche sceneggiatore del suo film: che bisogno aveva di "romanzare" questa inquadratura se già sapeva come girarla? Gli è servito come ulteriore suggerimento e come base per Gian Maria Volonté per interpretare al meglio l'inquadratura e tutte quelle successive: anche così è nato il suo famoso sguardo.

A mio parere questa citazione non dimostra nulla rispetto alle asserite "regole infrante" (perchè di questo si tratta).
Rappresentano più semplicemente un "vezzo" concedibile a Petri (e al suo cosceneggiatore) in quanto anche regista di se stesso.
Delle due l'una: o nel film, insieme allo sguardo dell'assassino mentre beve, si sentono le parole retoriche di Scarpa svanire a favore della crescente risata argentina di Augusta, oppure è una mera annotazione romanzesca andata perduta.
Bere con un sorriso soddisfatto è sceneggiatura, avere gli occhi perduti dietro ad una reminiscenza lo è già meno ma è comunque visivamente rappresentabile in qualche modo (nessuno mette in dubbio le capacità espressive di Gian Maria Volontè, credo), ma il resto? Se non è stato messo in scena non era sceneggiatura ma romanzo.
#1274444
Bere con un sorriso soddisfatto è sceneggiatura, avere gli occhi perduti dietro ad una reminiscenza lo è già meno ma è comunque visivamente rappresentabile in qualche modo (nessuno mette in dubbio le capacità espressive di Gian Maria Volontè, credo), ma il resto? Se non è stato messo in scena non era sceneggiatura ma romanzo.

Ma forse l'interpretazione di Volontè è comunque legata a quelle parole. A noi sembra che non siano state girate, invece sono un'indicazione precisa, che è sicuramente rimasta nella mente dell'interprete.

Cmq, come dice Mikros, basta leggere le sceneggiature degli ultimi anni per vedere subito che le indicazioni letterarie ci sono.
Ultima modifica di Antonella Bellecca il gio, 25 mag 2017 - 15:28, modificato 1 volta in totale.
#1274453
Ma forse l'interpretazione di Volontè è comunque legata a quelle parole. A noi sembra che non siano state girate, invece sono un'indicazione precisa, che è sicuramente rimasta nella mente dell'interprete.

Non ho questa certezza come non ho nemmeno quella contraria. Prendo atto "oggi" che quell'annotazione ci fosse e ringrazio chi ha voluto condividerla, ma dal punto di vista dello spettatore (quale sono stato e resto) quell'appunto è rimasto solo sulla carta. Per quanto bravo sia stato, Volontè, ammesso che "sicuramente" avesse quell'intenzione interpretativa, non è riuscito a passarmi l'informazione esatta.
#1274486
Qui però c'è un errore di fondo. Non ho mai parlato di obbligo di seguire il testo, ma libertà di seguire un suggerimento. Del resto quanti brani di sceneggiatura non sono mai stati girati o girati in una maniera completamente diversa? Anche Indagine ha un inizio leggermente differente dal girato perché evidentemente sul set, determinate cose sono cambiate e il regista ha deciso di girare in un altro modo. Il concetto è lo stesso, ma certe azioni che in sceneggiatura apparivano più importanti, nel girato sono appena accennate.
L'indicazione "letteraria" la intendo come un suggerimento in più, una maggiore precisazione da parte dello sceneggiatore delle intenzioni che ha il presonaggio. Poi saranno sempre il regista prima e l'interprete poi a decidere come interpretarla al meglio.
#1274490
Su una cosa però dovremmo essere tutti d'accordo: le regole si formano con l'uso
Si formano con l'uso,certo... ma un uso che abbia un senso!! Faccio un esempio: Tutti sanno che cos'è un gobbo per gli attori teatrali. Vi verrebbe mai in mente di scrivere su un gobbo altre cose oltre alla semplice battuta? No, semplicemente perchè qualsiasi altro commento non sarebbe utile all'attore anzi potrebbe distrarlo.

Per me, la sceneggiatura è una cosa del genere: qualsiasi cosa superflua che non è utile al regista, agli attori, al direttore della fotografia, allo scenografo a chi fa visual effect ecc ecc, è solo una perdità di tempo sia per chi la scrive che per chi ne fa uso.
#1274548
Si formano con l'uso,certo... ma un uso che abbia un senso!! Faccio un esempio: Tutti sanno che cos'è un gobbo per gli attori teatrali. Vi verrebbe mai in mente di scrivere su un gobbo altre cose oltre alla semplice battuta? No, semplicemente perchè qualsiasi altro commento non sarebbe utile all'attore anzi potrebbe distrarlo.

Per me, la sceneggiatura è una cosa del genere: qualsiasi cosa superflua che non è utile al regista, agli attori, al direttore della fotografia, allo scenografo a chi fa visual effect ecc ecc, è solo una perdità di tempo sia per chi la scrive che per chi ne fa uso.


Il gobbo serve a suggerire la battuta all'attore, quella già scritta e già decisa ed esiste anche in qualche set cinematografico. Poi bisognerebbe definire il significato di "utile" perché, con il tuo ragionamento, potrei definire "utile" anche il sentimento che prova il personaggio in quel momento ;)

Mi rendo conto, però, che pochi o nessuno hanno letto l'articolo che ho postato perché si stanno confutando le mie parole non quelle dell'autore dell'articolo. A questo punto non ho null'altro da aggiungere perché si è completamente travisato il mio thread.
#1274553
Io l'articolo l'ho letto e sono d'accordo con l'autore. In effetti il tuo esempio è stato fuorviante perché hai citato un pezzo realmente "letterario", e come è stato detto non è che lo spettatore capisce cosa stia pensando il personaggio. Ma se leggi la sceneggiatura di "Casomai" trovi frasi come "si lanciano uno sguardo d'intesa", che tanto tanto ci sta come azione, ma anche "è un tipo alla buona, va a prendere...". Sono piccoli esempi di come si possa scrivere una sceneggiatura "utile" che non sia costretta in regole che soffocano la creatività (come dice l'articolo).

Sarebbe interessante, più che discutere accademicamente, se pubblicassimo esempi di sceneggiaturè che si prendono qualche libertà, pur senza voli letterari.

Personalmente non sono in grado di analizzare la struttura di una sceneggiatura, per l'altra grande causa di rigidità, la struttura in tre atti. Scommetto che molti bei film non la rispettano.
#1274561
Per esempio, se tra una scena e l'altra voglio mettere una panoramica della città, posso scrivere "panoramica" senza far venire una crisi di nervi al regista? Devo fare una scena solo per la panoramica? Idem per il totale di un palazzo, prima di una scena che si svolge dentro.
#1274564
Per esempio, se tra una scena e l'altra voglio mettere una panoramica della città, posso scrivere "panoramica" senza far venire una crisi di nervi al regista?

Le indicazioni di regia sono un'altra cosa che non va assolutamente inserita in sceneggiatura. Lo sceneggiatore dice cosa accadrà, il regista decide come mostrarlo. Non so più come ripeterlo. E' come se il fonico dicesse al costumista come deve vestire gli attori, scherziamo? Ognuno ha il suo ruolo che deve essere rispettato. Se vuoi che, ai fini della resa della scena, vi sia una panoramica, non scriverai mai comunque "panoramica", ma rendi chiara l'idea dicendo per esempio "vediamo le luci della città in lontananza mentre il panorama scorre lento sulle case e gli edifici". Hai reso benissimo l'idea di panoramica, ma non hai dato un indicazione tecnica che NON TI COMPETE.

Davvero, non voglio "offendere" nessuno, ma sono cose che chi si approccia a questo mondo sa, deve sapere, perchè sono proprio la più spicciola base. Senza quelle non si va da nessuna parte.

Devo fare una scena solo per la panoramica? Idem per il totale di un palazzo, prima di una scena che si svolge dentro.

Il cambio di scena avviene quando si ha un cambio di ambientazione/location. La panoramica è all'esterno, mentre la scena all'interno. Quindi si, sono due scene distintee separate, che possono essere trascritte così:

01 EST. MILANO - PALAZZO BLA BLA - GIORNO
Vediamo le luci della città in lontananza mentre il panorama scorre lento sulle case e gli edifici, tra cui emerge prepotente il palazzo Bla Bla.

02 INT. MILANO - PALAZZO BLA BLA - HALL - GIORNO - MOMENTO DOPO
Tizio e Caio sono seduti al tavolo in riunione.

Con l'indicazione "momento dopo" hai reso chiara l'idea che la scena è unica, ma in due location differenti.
L'inserimento delle diciture in intestazione non viene fatto giusto per essere fatto. Servono agli addetti ai lavori ad organizzare gli attori, le attrezzature, le luci e così via, perchè (ovviamente) ogni inquadratura/scena viene fatta singolarmente. Prima si inquadra il palazzo e poi si gira la scena al suo interno (o viceversa, dipende dal piano di lavoro che viene concordato), e verranno utilizzate attrezzature diverse, ciò significa che bisogna fare un'ulteriore lavoro del tutto diverso dalle riprese in interni. Se non avessi catalogato le "due" scene ma le avessi messe insieme, il regista avrebbe dovuto farlo per te, perchè sono effettivamente, due location differenti.

STUDIARE, STUDIARE, STUDIARE.
#1274570
Se vuoi che, ai fini della resa della scena, vi sia una panoramica, non scriverai mai comunque "panoramica", ma rendi chiara l'idea dicendo per esempio "vediamo le luci della città in lontananza mentre il panorama scorre lento sulle case e gli edifici". Hai reso benissimo l'idea di panoramica, ma non hai dato un indicazione tecnica che NON TI COMPETE.

Eh beh, gli ho detto di fare una panoramica con un giro di parole. È proprio l'idea che produttori e registi si attacchino a queste cose, che l'articolo vuole smontare.
#1274571
Eh beh, gli ho detto di fare una panoramica con un giro di parole. È proprio l'idea che produttori e registi si attacchino a queste cose, che l'articolo vuole smontare.

No, gli hai detto che vuoi che venga fatta una ripresa sulla città perchè necessaria per la resa della scena, punto. Se poi questa verrà fatta in carrellata, panoramica, tilt, pedastalshot ecc non lo decidi tu ma il regista. Non stai dando alcuna direzione tecnica, piuttosto visionaria dell'insieme. Al contrario, lo fai se scrivi "panoramica", che, se non lo sapessi, è un preciso tipo di inquadratura/ripresa, e NON SPETTA A TE DECIDERLO. E comunque l'articolo non parla affatto di indicazioni di regia, piuttosto di pensieri e citazioni astratte.
Ultima modifica di ScriptMode il ven, 26 mag 2017 - 18:57, modificato 1 volta in totale.
#1274574
Io l'articolo l'ho letto e sono d'accordo con l'autore. In effetti il tuo esempio è stato fuorviante perché hai citato un pezzo realmente "letterario", e come è stato detto non è che lo spettatore capisce cosa stia pensando il personaggio. Ma se leggi la sceneggiatura di "Casomai" trovi frasi come "si lanciano uno sguardo d'intesa", che tanto tanto ci sta come azione, ma anche "è un tipo alla buona, va a prendere...". Sono piccoli esempi di come si possa scrivere una sceneggiatura "utile" che non sia costretta in regole che soffocano la creatività (come dice l'articolo).

Sarebbe interessante, più che discutere accademicamente, se pubblicassimo esempi di sceneggiaturè che si prendono qualche libertà, pur senza voli letterari.

Personalmente non sono in grado di analizzare la struttura di una sceneggiatura, per l'altra grande causa di rigidità, la struttura in tre atti. Scommetto che molti bei film non la rispettano.


E io che ho detto? Il mio thread è stato completamente travisato. Ho più volte tentato di spiegare la posizione dell'autore dell'articolo ponendo un mio dubbio. È stato capito l'esatto contrario. Non fa niente.

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