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Moderatore: Moderatori

da willyfan
#1303706
Inizio questo post perchè in passato ho approfondito l'argomento. Cercerò di mettere dei riferimenti precisi affinchè chiunque si appresti a fare acquisti dall'estero (UE o extraUE) lo faccia con cognizione di causa per non infrangere le leggi e non incorrere in sanzioni o costi non previsti inizialmente.

Molte di queste info le ho prese da cnews, che è un sito dedicato a varie problematiche fiscali, con molte info anche per quanto riguarda le operazioni con l'estero.

Iniziamo dal caso in cui il fornitore (venditore) sia nella UE :
In caso di acquisto di beni su Internet da fornitori esteri, con consegna sotto forma di prodotti materiali (cd. “commercio elettronico indiretto”), il trattamento applicabile ai fini Iva dipende da:

1) dallo status del cliente (privato consumatore o soggetto Iva), esplicitato in sede di ordine d’acquisto, e
2) dal luogo di partenza dei beni acquistati, indicato in fattura o desumibile dal documento di trasporto.

Se il fornitore è identificato ai fini Iva in altro Paese UE (si intende quindi che la vendita sia fatta da un soggetto che emetterà fattura o scontrino con partita IVA UE) e i beni, all’atto dell’acquisto, partono anch’essi da un altro Paese UE, l’operazione si qualifica, per il cliente italiano, che agisca in veste di soggetto Iva, come un acquisto intracomunitario: di conseguenza, la fattura di acquisto deve essere integrata con l’Iva e va presentato il modello INTRA 2-bis. In genere questa operazione si fa tramite "reverse charge" quindi senza sborsare veramente l'IVA ma scaricandola contestualmente.

Se, invece, l’acquirente non si è qualificato come soggetto Iva (quindi un privato), si applica l’imposta del Paese UE del fornitore, salvo che quest’ultimo si sia identificato ai fini Iva in Italia per opzione (ad esempio, Amazon ma non necessariamente i marketplace di Amazon).
In poche parole, in assenza di una partita IVA comunitaria abilitata, il fornitore applicherà la tassa (IVA o VAT che dir si voglia) vigente nel paese d'origine. Ovvero, se si compra da UK, si pagherà l'IVA vigente in UK.

Nel caso in cui il fornitore sia extracomunitario ( CINA, USA...) e i beni, all’atto dell’acquisto, partano da un Paese extra-UE, l’operazione dà luogo ad una importazione, soggetta in dogana a Iva e a eventuali dazi, a prescindere dalla qualifica del cliente (soggetto Iva o privato consumatore). Per il cliente che agisca in veste di soggetto Iva è possibile esercitare la detrazione dell’imposta pagata in dogana, mentre la fattura emessa dal fornitore estero deve essere registrata nella sola contabilità generale.

Questo in generale. L'argomento però che richiamavo all'inizio riguarda alcuni siti, tipo eglobalcentral e altri, che fanno (o dovrebbero fare) una diversa operazione che si chiama triangolazione passando da paesi UE. Ovviamente questa operazione è prevista e perfettamente regolamentata come segue:

Nell’ipotesi di fornitore extracomunitario , laddove i beni siano spediti da un altro Paese UE, la C.M. 23 febbraio 1994, n. 13-VII-15-464 (§ B.16.3) ha chiarito che, salvo diversa disposizione della normativa del Paese UE di provenienza dei beni, il fornitore extra-UE dovrebbe identificarsi ai fini Iva in uno dei due Paesi UE interessati dalla triangolazione e si rientrerebbe in uno dei casi citati sopra di acquisto intracomunitario.
Questa tuttavia non è una opzione seguita da questi "signori", basta provare a chiedere la fattura intracomunitaria (o una qualsiasi fattura) per rendersene conto. In ogni caso la cosa risulta evidente dato che la merce arriva con uno scontrino e bolla cinese. Di conseguenza, l'acquirente di questi beni è come se comprasse da un paese extra UE e quindi ci si riconduce al caso sopra degli acquisti extra UE.

In rete cercando si possono trovare molte info anche relative alle triangolazioni, ma queste prevedono sempre e comunque che ci sia un soggetto UE che acquista dall'estero e rivende in UE.

Siti come eglobal eccetera invece dovrebbero avere un soggetto IVA in UE e poi effettuare vendita da UE (con l'IVA pagata secondo le regole sopra) ma chiaramente non potrebbero avere i prezzi che hanno, quindi spediscono la merce in un magazzino di loro proprietà in UE ma senza sdoganare la merce (cosa che sono obbligati a fare solo se vendono nel paese dove risiede il magazzino) poi spediscono al cliente finale ma il soggetto che spedisce, sebbene sia in UE fisicamente, non ha alcuna residenza fiscale in UE e quindi lascia ambiguamente l'onere della dogana al cliente finale (la legge prevede una autofattura in quel caso, con versamento dell'IVA)

Un sito dove tutto è ben spiegato (compreso il rischio di commettere reato di contrabbando) è il seguente:
https://studiomiucci.it/extra-ue/

Se qualcuno trova informazioni diverse le pubblichi pure.
Ultima modifica di willyfan il mar, 26 feb 2019 - 16:14, modificato 1 volta in totale.
#1303707
Mi permetto anche di linkare un interessante discussione in un altro forum, dove un tale si è ritrovato a dover pagare IVA e dogana per l'acquisto da eglobal, giusto per capire i rischi:
https://netgamers.it/showthread.php?t=581153
Naturalmente questo non succede sempre. Tuttavia, il concetto non è quello di "farla franca" ma capire che comunque si sta compiendo un illecito. Poi sta alla coscienza di ognuno valutare se questa è una cosa giusta e/o conveniente, ma a coloro che pensano che sia giusto ricordo che sul web si trova anche molta roba rubata, e la scelta è tra il contrabbando e la ricettazione. Posso concordare che la ricettazione sia più grave, tuttavia non è onesto nemmeno il contrabbando.
#1303714
Ciao Willyfan , faccio un riassunto perché io di tasse e iva non ci ho mai capito una mazza e devo studiare, quindi se ho ben capito se io compro da un sito es. eglobal loro non hanno pagato iva perché nel loro paese nn sono tenuti perché magari è una tassa che non esiste ma vendendo in ue sarebbero tenuti a farlo, quindi alla dogana “se” sottoposti a controllo potrebbero essere applicati costi aggiuntivi al cliente finale giusto? Qualora dovesse passare senza questa verifica sarebbe una “fortuna farla Franca al cliente finale “ però mi pare che un operazione del genere la definisci contrabbando proprio perché c’è diciamo un “evasione fiscale “ .. oddio ditemi se ho capito , oppure ho fatto un casino :dimen: ..che poi come faccio a capire o identificare se vado a trovare questa situazione? Dovrei chiedere al venditore prima fattura Ue? Se mi dicono di sì e poi non m arriva fattura Regolare ma con timbro cinese m attacco in pratica. Certo che queste dinamiche uno al di là del fatto che uno se ne freghi o meno non sono mai proprio chiare
#1303717
Hai capito perfettamente. Se il venditore vende dalla UE puoi chiedere fattura UE, se sei privato ti applicano l'IVA del loro paese.
Invece, da fuori UE le merci vengono sempre spedite senza tasse (e qui il vantaggio) perchè poi devi denunciarle tu e pagarle in Italia,
Non è che in Cina non ci sia la VAT, solo che per le esportazioni non si applica.
Diciamo che se uno fosse completamente onesto, se riceve la merce con fattura non UE dovrebbe fare dogana e pagare l'IVA... Per un possessore di partita IVA questo è un problema relativo (la si scarica e comunque esiste il reverse charge), per un privato è un costo.

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