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Discussioni sui Cinecorder e sulle macchine fotografiche Dslr, SLT & Mirroless in ambito video.

Moderatore: Moderatori

da willyfan
#1323032
Non è possibile. Il file proxy serve per il play in camera. Nelle vecchie versioni di firmware veniva registrato dentro il file principale, ma in questo modo è meglio. Diventa semplicissimo usare i proxy già pronti con premiere e davinci, permettendo di editare anche su PC poco performante.

nine dots film
da CatoCato
#1323034
Perfetto, grazie.
da madcat
#1323099
willyfan ha scritto: mar, 09 mar 2021 - 20:42 E' arrivata la conferma da Rai riguardo l’orario della messa in onda di "Con le note sbagliate", una docuserie che abbiamo realizzato quasi totalmente con macchine zcam.
 La serie debutta su Rai 5 lunedì 15 marzo alle ore 16.50 con il primo episodio “Sconfitta e provvidenza” che vede la partecipazione di Federico Colli.
Ho visto la serie, è su RAI Play. In breve, il lavoro è molto buono, tecnicamente curato, senza difetti evidenti, e si sa quanto quelli minuti siano opinabili: punti di vista, modi diversi di intendere le cose; chi giudica crede che le proprie idee siano il parametro di riferimento alla cui stregua valutare gli altri e le loro opere. Ma è anche monotono, monocorde, un alternarsi apatico, invariante tra un'intervista ed una serie di esecuzioni cinematograficamente statiche e tutte uguali. Questo è per me il problema: la mancanza di articolazione, di dinamica emozionale, di spunti narrativi.
Non basta passare dal divano nel salotto alla pachina del parco... Occorre spaziare di più, tanto nella vita del narratore quanto nelle cose narrate, recuperando materiale d'archivio, scene di vita, frammenti che contestualizzino la storia mettendola in relazione con l'ambiente in cui si svolge. Respiro.

Vorrei consigliarti un documentario che dura quanto una puntata della serie che hai realizzato, spiegando anche bene cosa intenda dire. Entierro di Maura Morales Bergmann.
da willyfan
#1323141
madcat ha scritto: mar, 25 mag 2021 - 14:19 ...Ma è anche monotono, monocorde, un alternarsi apatico, invariante tra un'intervista ed una serie di esecuzioni cinematograficamente statiche e tutte uguali. Questo è per me il problema: la mancanza di articolazione, di dinamica emozionale, di spunti narrativi.
Non basta passare dal divano nel salotto alla pachina del parco... Occorre spaziare di più, tanto nella vita del narratore quanto nelle cose narrate, recuperando materiale d'archivio, scene di vita, frammenti che contestualizzino la storia mettendola in relazione con l'ambiente in cui si svolge. Respiro..
Purtroppo, nella vita reale capita anche di confrontarsi con i costi (in primis), le richieste di un cliente che è il produttore, i tempi di produzione, l'età della persona intervistata. Nel caso dei recital, ad esempio, sono stati girati in due giorni (tutti, non uno solo), a causa della disponibilità del teatro, dei pianisti, e dei costi di noleggio di 5 camere e 5 cameramen. Abbiamo fatto del nostro meglio, e per fortuna, sia il cliente che RAI i loro spettatori hanno avuto critiche molto ma molto più lusinghiere. ma si sa la gente ha la bocca buona.
Chiaramente, con un budget infinito avremmo potuto fare di più, specialmente nella parte dove scrivi "Occorre spaziare di più, tanto nella vita del narratore quanto nelle cose narrate, recuperando materiale d'archivio, scene di vita, frammenti che contestualizzino la storia mettendola in relazione con l'ambiente in cui si svolge."
Materiale d'archivio, santa grazia che siamo riusciti ad avere alcune lettere e spartiti manoscritti, di più non ci è stato concesso (ci hanno chiesto per qualche minuto di materiale anche qualche decina di migliaio di euro, con quei soldi abbiamo fatto l'intera docuserie...).
Ora forse faremo un documentario dedicato al personaggio Rattalino, ci metteremo più impegno.
da madcat
#1323142
willyfan ha scritto: lun, 31 mag 2021 - 15:55Purtroppo, nella vita reale capita anche di confrontarsi con i costi...
Io guardo sempre le cose dal punto di vista artistico, che è assoluto; non considero, è vero, la realtà quotidiana del lavoro che non sempre permette di impostare un film in questi termini; ed è un peccato. Business is business, capisco cosa intendi anche se non lo condivido. Mi vengono in mente le parole di Herzog quando, ad un certo punto di un'intervista, dice che oggi tutti possono fare Cinema. Chiunque può lavorare al banco del Bar per sei mesi (fa anche il gesto con la mano sulla leva del rubinetto per la birra) e con soldi guadagnati partire con la videocamera. Dice una cosa giusta, ma ne sottintende una sacrosanta: che non è obbligatorio vivere di Cinema. È una scelta; una scelta che può comportare molti compromessi. Quelli che hai detto tu.

La serie che hai realizzato resta comunque ammirevole dal punto di vista tecnico. E questa è la base da cui partire quando ci sono le condizioni per andare oltre. Prima o poi il vento passa, l'importante è non essere distratti quando lo fa. Almeno così si dice...
da willyfan
#1323148

madcat ha scritto:... non è obbligatorio vivere di Cinema. È una scelta; una scelta che può comportare molti compromessi. Quelli che hai detto tu...
detta così sembra una critica, del tipo: se non puoi avere massima libertà artistica, allora fa il tramviere...
Ovviamente non sono d'accordo con questa interpretazione. Esiste anche una logica di crescita, del farsi strada, del farsi conoscere, che tantissimi artisti hanno percorso (persino Leonardo) dovendo confrontarsi con richieste dei clienti, budget ecc.
Come sai, io sono il tecnico della situazione, e quella parte curo con una certa esperienza, alla mia età non cerco certo di "farmi strada".
Ma ovviamente cerco di spingere a migliorare il mio socio, il giovane regista (34 anni) che ha firmato la serie. Per lui questo è stato il primo lavoro importante, e ho percepito molte volte il sentiero stretto nel quale ha dovuto/potuto muoversi.
Posso garantire che abbiamo regalato molto in termini di ore di lavoro per fare questo prodotto al meglio nel budget previsto, ma per alcune cose ci volevano proprio più soldi, e non solo.
Racconto solo una cosa, per capire la difficoltà: come ho detto, i recital di pianoforte sono stati registrati in due giorni per 6 recital. Il teatro era disponibile solo in quei giorni (abbiamo tentato di averne un terzo) per altri spettacoli programmati, per averlo più giorni avremmo dovuto cambiare teatro o date. Cambiare teatro non era possibile perché la produzione doveva essere svolta nell'ambito del festival pianistico di Brescia e Bergamo, ente che era uno dei produttori e pagava il teatro. Cambiare date non era possibile perché gli artisti erano a Brescia (a parte uno che è bresciano) in occasione del festival, e poi sarebbero partiti per altri impegni.
Con queste premesse, abbiamo dovuto allestire luci, punti camera ecc in modo da poter passare da un artista all'altro velocemente, visto che tra montaggio e smontaggio del set avevamo circa 2 ore per artista, dove ogni recital è stato suonato due volte, più alcuni "insert" di parti particolarmente difficili.
Da tenere conto che ogni artista ha voluto modifiche alla luce perché dava fastidio. Tra un artista e l'altro, un accordatore sistemava il pianoforte. E noi avevamo i nostri problemi, dovendo gestire 7 camere, una quantità di girato da copiare, e qualche incidente di percorso tipo cavi rotti ecc.
In post produzione gli artisti hanno preteso, chi più chi meno, di avere un audio perfetto e quindi l'audio è stato editato pesantemente con continui tagli tra le esecuzioni e gli insert. Il montaggio quindi, per esigenze di sync, ha dovuto seguire l'audio e quindi la libertà video era ridotta.
Ad esempio, se dal punto di vista video avevo un ottima immagine ma in quel punto l'artista aveva preferito un altro take audio, o facevo il miracolo di tenere a sync un take di un altro audio oppure dovevo cambiare take video.
Avendo solo due take più qualche fegatello, si capisce la difficoltà di mettere in fila 40 minuti che funzionino e che siano a sync (perché sotto questo aspetto gli artisti non lasciano passare nulla).
E nemmeno avevo il pubblico, da usare per tappare qualche buco...
Ecco, quando si parla di compromessi, sono cose tipo queste, e in ogni produzione nel mondo reale bisogna misurarsi.


William Fanelli - 9 dots film

da madcat
#1323157
willyfan ha scritto: mar, 01 giu 2021 - 08:29
madcat ha scritto:... non è obbligatorio vivere di Cinema. È una scelta; una scelta che può comportare molti compromessi. Quelli che hai detto tu...
detta così sembra una critica, del tipo: se non puoi avere massima libertà artistica, allora fa il tramviere...
Non ho detto questo. Solo che la scelta di vivere del mestiere non è obbligatoria, e che, chi la fa, accetta di determinare un'opera in funzione del budget e non il contrario, come dovrebbe essere. Non ho nulla da obiettare, se mi trovassi nella tua posizione mi comporterei esattamente come fai tu. Non dico nemmeno che tu debba smettere di cantare "Come prima, più di prima" e fondare 37 finanziarie chiamate in ordine progressivo Nine Dots, ten dots, eleven dots, twelve dots... Thirty-seven dots, per riciclare il denaro della mafia in tanti piccoli versamenti in contanti (comunque meglio che prestare soldi al Vaticano, come ammetterebbero Calvi e Sindona se fossero ancora vivi) e diventare ricco così da produrre film più costosi di un transatlantico. Puoi fare le marchette e vivere anche le storie d'amore. Quando il popolo era analfabeta, viveva con i maiali in casa e si spezzava la schiena lavorando la terra altrui, la Chiesa (ovviamente) dominava incontrastata e gli artisti, per vivere, scolpivano o dipingevano madonne.

Inoltre alcuni elementi strutturali, che a mio avviso avrebbero dovuto essere inclusi, forse costavano meno di quanto pensi, e avrebbero permesso l'articolazione e la dinamica che, sempre a mio avviso, mancano. Cosa ti sarebbe costato introdurre l'evento facendolo raccontare dagli organizzatori, fare un po' backstage con gli artisti, o andare a Vienna ad annusare il muschio, a sentire quello che i muri ricordano di Beethoven?

Il punto non è la vendita di un'automobile senza le ruote perché l'acqurente non ha offero abbastanza soldi, è che senza le ruote l'automobile non parte.
da willyfan
#1323163

madcat ha scritto: Inoltre alcuni elementi strutturali, che a mio avviso avrebbero dovuto essere inclusi, forse costavano meno di quanto pensi, e avrebbero permesso l'articolazione e la dinamica che, sempre a mio avviso, mancano. Cosa ti sarebbe costato introdurre l'evento facendolo raccontare dagli organizzatori, fare un po' backstage con gli artisti, o andare a Vienna ad annusare il muschio, a sentire quello che i muri ricordano di Beethoven?
ecco, i punti che citi alcuni li condivido, ma non è stato possibile e ti spiego perché. Ma parto da quelli che non condivido: il racconto degli organizzatori del festival non c'entra nulla con il documentario. Tuttavia, sia quello che il backstage con gli artisti è stato fatto ma come pillole a se stanti, a fine promozionale, per scelta.
Andare a Vienna invece sarebbe stato interessante, ma assolutamente fuori budget.
I backstage li puoi vedere qui, ma diventano ot visto che poco o nulla è girato con zcam:
https://www.festivalpianistico.it/con-l ... uti-extra/




William Fanelli - 9 dots film



da madcat
#1323172
willyfan ha scritto: mar, 01 giu 2021 - 19:18 il racconto degli organizzatori del festival non c'entra nulla con il documentario. Tuttavia, sia quello che il backstage con gli artisti è stato fatto ma come pillole a se stanti, a fine promozionale, per scelta.
Andare a Vienna invece sarebbe stato interessante, ma assolutamente fuori budget.

https://www.festivalpianistico.it/con-l ... uti-extra/
Li ho visti. Per me sono troppo uguali all'intervista principale, anche se non essendo stati montati il problema non si pone. Il Backstage io lo intendo in modo più letterale. Ciò che tradisce il tuo approccio è però la frase "Andare a Vienna invece sarebbe stato interessante, ma assolutamente fuori budget." Specialmente l'avverbio. Mi è capitato un documentario su Tabucchi: "Se di tutto resta un poco". Guardando i modesti inserti di Lisbona mi è venuto da ridere: sembrvava che gli autori avessero approfittato del documentario per farsi un viaggio pagato; e che, arrivati, avessero fatto due fotografie e una sequenza video tanto per il rimborso spese. É impossibile parlare di Tabucchi senza entrare nelle viscere di Lisbona, l'anima di Tabucchi è tutta lì.
Avevano voglia di partire, poi hanno deluso, magari hanno passato il tempo al pub cercando di farsi una portoghese, ma sono andati; hanno messo le cose nell'ordine giusto. Secondo il mio punto di vista, sia chiaro.

Il guadagno deve essere una conseguenza della voglia di fare (di conoscere). Chi ragiona in questo modo scopre che il viaggio rientra sempre nel budget, e che non c'è budget senza un ritorno personale.

Bisogna usare il mestiere mettendolo in relazione ai propri interessi, pensando prima di tutto a soddisfarli. Facendo questo, oltre-a-tutto, si guadagna anche di più.

https://it.chili.com/content/se-di-tutt ... fc414923a3

Forse ti può interessare questa nuova piattaforma:
https://www.itsart.tv/it/
da willyfan
#1323176
Non ho capito nulla del post sopra, resta il fatto che abbiamo faticato per trovare i denari per fare le riprese a Roma, andare anche a Vienna sarebbe stato assolutamente fuori budget. Forse tu non consideri che non si tratta di prendere un ryan air e fare due inquadrature con il telefonino, per un risultato come quello del documentario che citi. Una trasferta seria a Vienna sarebbe costata troppo, per non parlare del fatto che non ne avevamo neppure il tempo.
Il mio approccio è pragmatico, mette in fila costi e guadagni. Non sono qui a fare beneficienza, quando compro il pane lo devo pagare, e questo è comunque un lavoro. Io non so quali esperienze hai tu, a parte il citarmi continuamente documentari fatti da altri, ma se ti ritroverai mai a gestire una produzione vedrai quanti e quali compromessi dovrai fare, altro che la nave a capo horn.
da madcat
#1323188
willyfan ha scritto: gio, 03 giu 2021 - 10:04 Io non so quali esperienze hai tu
Per raccontarti le mie avventure in RAI di trent'anni fa dovrei scrivere un libro e non ne ho voglia. Le autobiografie non mi piacciono.
willyfan ha scritto: gio, 03 giu 2021 - 10:04 se ti ritroverai mai a gestire una produzione vedrai quanti e quali compromessi dovrai fare,
Tutto dipende da quando la Sampdoria paga i debiti.
willyfan ha scritto: gio, 03 giu 2021 - 10:04altro che la nave a capo horn.
Un racconto di Francisco Coloane non lo puoi girare a Ostia.

Bye.
da CatoCato
#1323189
Mi sto chiedendo perchè mai questo topic intitolato: [ [Z-CAM] Un nuovo brand sul mercato], stia prendendo questa strana piega.
da lorenzogio
#1323216
Mi chiedo ma a che serve la gabbia sulla zcam se è piena di buchi... è gia' di per se' una camera gabbia....
da willyfan
#1323224

madcat ha scritto:
Un racconto di Francisco Coloane non lo puoi girare a Ostia.

Bye.[/quote]per questo guerre stellari lo hanno girato su Tatooine, non parliamo della trasferta sulla luna per alcune scene di 2001 odissea nello spazio...



Inviato dal mio M2007J20CG utilizzando Tapatalk

da willyfan
#1323244


Wong kar-wai ha prodotto questa serie, interamente girata con una e2 f6 zcam...

William Fanelli - 9 dots film

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