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Moderatore: Moderatori

#1323687
willyfan ha scritto: gio, 29 lug 2021 - 01:31 Che dire? Rimani di questa idea, che conoscendo quel mondo non condivido minimamente. Assomiglia tristemente alle tesi complottiste tanto in voga.
Secondo te dodici editori, su dodici, che non rispondono alle mail a cosa assomigliano? E hai detto che bisogna essere presentati... Pensi che non lo sappia: che non li conosca? Ho cinquantotto anni e frequento le redazioni da quaranta; o meglio le ho frequentate fino a venti anni fa, quando i miei impegni sono cambiati per mia scelta.

Avrei potuto telefonare e prendere una serie di appuntamenti, ma ho deciso di metterli alla prova – di vedere se in questi vent'anni fosse cambiata anche solo una virgola – mandando loro una mail che li mettesse semplicemente nella condizione di esaminare il contenuto qualora ne avessero avuto interesse. La risposta è stata unanime e la conosci.

Quando a diciotto anni fallivo i miei primi tentativi, mio padre diceva: «Cosa credi, che comprino qualcosa da uno che va lì così?». Niente affatto, ma è proprio questo il tragico problema degli italiani, persistendo il quale non ho la minima intenzione di tentare alcun rapporto (pseudo)professionale.

Ancora auguri.

Ciao.

Post scriptum
Ho appena letto una risposta di quaranta righe inviatami da Despina VASSILIADOU della Commissione Europea sulla questione che vent'anni fa mi ha costretto a cambiare inderogabilmente vita, almeno smettendo di farmi prendere per i fondelli.
#1323691

madcat ha scritto:Ho cinquantotto anni e frequento le redazioni da quaranta; o meglio le ho frequentate fino a venti anni fa, quando i miei impegni sono cambiati per mia scelta.
Quindi in realtà le hai frequentate per 20...
Cmq, avere 58 anni non rappresenta alcuna garanzia su nulla, anzi, mi spaventa sempre una frase come quella sopra, come se una certa età sia garanzia di opinioni poco condivisibili.
Non conoscendoti particolarmente, non azzardo ipotesi ma se non ottieni risposta la tua tesi è solo una di infinite possibili, e nemmeno la più probabile.
Ti ho anche dato due nomi, me ne sto pentendo.



William Fanelli - 9 dots film

#1323694
Avere la mia età, e aver frequentato le redazioni per vent'anni, significa che in viale Mazzini, al quarto e al quinto piano, ci sono stato dozzine di volte; anche in via Teulada. E anche a Cologno mi son fatto tutte e tre le palazzine. Da giovane, poi, abitavo a Milano due, non c'erano ancora i cellulari e le telefonate "private" le facevo dalla cabina sul lago dei cigni, davanti agli studi di Canale 5. Quelli che ci trasmettevano li incontravi tutti allo Sporting... Significa aver imparato come le cose vadano molto diversamente da quanto viene fatto credere agli ingenui, perché la funzione di questi sta nel consumo di ciò fanno i furbi, e quindi non puoi fargli conoscere le regole del gioco. Se avessi letto METOO, la sceneggiatura che ti avevo indicato solo come argomento a mio favore nella discussione, dato che mi sembra che anche tu abbia una certa età, avresti trovato molti riscontri, anche se difficilmente li avresti ammessi. Colgo l'occasione per dire che le disavventure di Giovanni Buonasperanza, il giovane regista, sono capitate a me personalmente: tutte meno la principale. Le faide di ricchioni (scusa la scorrettezza politica) sono cosa nota e accettata dalla direzione: un giorno uno di loro mi disse: "Nella vita bisogna prima dare, dare, dare..." Devono averlo detto anche a Zeffirelli prima di diventare l'assistente regista di Visconti; solo che a lui stava bene, a me no. Questo modo di lavorare da morti de fame riguarda naturalmente anche gli eterosessuali: una sveltina, un favore, la raccomandazione del capocorrente, la telefonata della regina dei salotti sono conditio sine qua non per poter lavorare.

Per quanto riguarda i nomi che mi hai suggerito, sapevo di Minerva perché Veltroni ci sta facendo (o ha appena finito di fare) qualcosa proprio in questi giorni, ma dovresti aver capito come io non appartenga alla categoria di chi si presenta al proprio interlocutore dicendo: "Mi ha mandato Picone", e quindi vivere tranquillo. Io non mendico favori, nemmeno li chiedo: li so ben distinguere dai diritti. Fino a vent'anni fa era un problema mio, a partire da allora è diventato un problema di tutti gli italiani.

Au revoir
#1323695
madcat ha scritto: ven, 30 lug 2021 - 11:25 ....dato che mi sembra che anche tu abbia una certa età, avresti trovato molti riscontri, anche se difficilmente li avresti ammessi.
Se è per questo, io ho pure più anni di te, dato che sono del '59. Ma non ritengo di essere più avanti o più conoscente di certe dinamiche in virtù della mia età. Vero è che io frequento il mondo a cui fai riferimento proprio dai 20 anni che tu dici di avere "abbandonato", magari vedo le cose in modo diverso.
madcat ha scritto: ven, 30 lug 2021 - 11:25Per quanto riguarda i nomi che mi hai suggerito, sapevo di Minerva perché Veltroni ci sta facendo (o ha appena finito di fare) qualcosa proprio in questi giorni, ma dovresti aver capito come io non appartenga alla categoria di chi si presenta al proprio interlocutore dicendo: "Mi ha mandato Picone", e quindi vivere tranquillo. Io non mendico favori, nemmeno li chiedo: li so ben distinguere dai diritti. Fino a vent'anni fa era un problema mio, a partire da allora è diventato un problema di tutti gli italiani.
Non so a che problema "degli italiani" ti riferisci, ma a parte questo io ti ho suggerito 2 nomi di qualcuno che fa cose davvero indipendenti, e Minerva non è il principale. Non sarebbe la mia prima scelta, dovendo scegliere, anche perchè con Curti i miei rapporti non sono eccellenti da quando ho smesso di lavorare per essere pagato a babbo morto. Ma troverei qualche via.
Inoltre, sto conoscendo il mondo della produzione cinematografica (e di audiovisivi in generale) in modo approfondito, e le dinamiche sono molto ma molto complesse. Posso darti ragione sul fatto che è un mondo pieno di "squali" ma quale non lo è? Negli anni '80 per muovere un passo a Milano dovevi fare la tessera di un partito che non cito per carità di patria, sia nel mercato pubblicitario che nella TV.
Attualmente, come ho detto già, sto facendo i passi necessari per diventare io stesso produttore indipendente. io stesso intendo la mia società. E vedendo come va il mondo, potrei essere anche per ragioni di tempo uno di quelli che non risponde. Magari ti risponderei perchè siamo in contatto qui per cortesia, ma non è scontato, e in ogni caso un'altra cosa che non è scontata è che i tuoi lavori siano veramente interessanti per un produttore. Non sto dicendo che non lo sono, solo che non lo so, e magari uno non ti risponde solo per questo.
Prova con Eskimo, sebbene sia legato al mondo napoletano (quasi tutte le sue produzioni importanti hanno temi sociali tipicamente napoletani sullo sfondo) potrebbe trovare interessante un tuo progetto, ma magari no. Non sempre legge tutto quello che gli arriva, molte cose le delega ad altre persone a lui vicine, persone per le quali metterei una mano sul fuoco (e sono rimasto vago intenzionalmente, anche per problemi di privacy...)
#1323699
willyfan ha scritto: ven, 30 lug 2021 - 12:25 Negli anni '80 per muovere un passo a Milano dovevi fare la tessera di un partito che non cito per carità di patria, sia nel mercato pubblicitario che nella TV.
Si, nel suo ufficio di Piazza Duomo n°2 c'era la fila.
willyfan ha scritto: ven, 30 lug 2021 - 12:25Posso darti ragione sul fatto che è un mondo pieno di "squali" ma quale non lo è?
Gli squali sono ovunque ma non costituiscono il problema che, per me, l'ho già detto, è la marginalità del mercato con la sua caratteristica peculiare di autoregolamentarsi, di aggiornamento continuo e automatico del punto di equilibrio tra domanda e offerta. Prima dell'epoca industriale, prima dell'economia diffusa a tendenzialmente tutti gli umani del pianeta, si parlava di mercato regolato: che non trovava dinamicamente il punto di equilibrio ma veniva gestito dalle istituzioni statali o protostatali (la nobiltà) prima dell'avvento dello stato centralizzatore.

Purtroppo la cultura italiana è mafiosa nel senso etimologico del termine, che non ha nulla a che fare con la criminalità comune e tutto con la pretesa di ignorare la qualità autoequilibrante del mercato per controllare l'accordo tra la domanda e l'offerta in modo da speculare sulle transazioni. Siccome la società internazionale si basa ormai tutta sul mercato, l'Italia è costretta adarsi leggi formali compatibili con il modello comunemente adottato, ma a violarle nella sostanza, e questo crea molti problemi.
willyfan ha scritto: ven, 30 lug 2021 - 12:25Vedendo come va il mondo, potrei essere anche per ragioni di tempo uno di quelli che non risponde. Magari ti risponderei perchè siamo in contatto qui per cortesia, ma non è scontato, e in ogni caso un'altra cosa che non è scontata è che i tuoi lavori siano veramente interessanti per un produttore. Non sto dicendo che non lo sono, solo che non lo so, e magari uno non ti risponde solo per questo.
Questo è un forum, una community di discussione e mutua assistenza, non il client di posta dell'azienda, ma se da quello rispondi solo alle persone che conosci vuol dire che non hai bisogno di competere. Chi ha bisogno di farlo non può permettersi di perdere occasioni e deve considerare tutti, non per interesse ma per necessità; al minimo per convenienza. Anche sottolineare che un progetto possa non piacere conferma la mia tesi: gli psicologi per favore si astengano dal tirare in ballo il Bias confermativo senza prima riflettere. É ovvio che un programma possa non piacere, fatta salva la standardizzazione dei gusti che semplifica la pianificazione aziendale e massimizza gli utili, se un produttore non gradisce un film (o ritiene che non lo gradirebbe il pubblico) non lo fa, così come qualunque persona a cui non piaccia la pizza non la mangia. É l'insistenza con cui ricordi la cosa che mi preoccupa, perché per fingere di rispettare il mercato è sufficiente esaminare la proposta, non acquistarla. Mi spiego meglio: un produttore, un responsabile delle nuove proposte sa che deve far passare i progetti raccomandati anche se questi sono scadenti, ma non può ammetterlo uffialmente perché contro le regole del mercato. Allora accetta di vedere la persona che gli propone il film, gli da un appuntamento, lo ascolta ma rinvia all'infinito. L'autore, lo sceneggiatore, il regista chiama una volta per sapere cosa abbia deciso e si sente dire di chiamare la settimana successiva, poi quella dopo, e quella dopo ancora fino a che non capisce da solo e la smette. Nessuno, nemmeno la legge del mercato (anzi) può costringere qualcuno ad acquistare un prodotto che non gli piace. Questo è il sistema su cui si basa la grande maggioranza dei rapporti che dovrebbero essere professionali tra gli aspiranti professionisti senza pre-requisiti di ordine mafioso e le aziende italiane; comprese, è naturale, quelle di produzione cinematografica.

Anni fa scrissi uno scalettone per un documentario intitolato "Articolo 4" dove avrei girato l'Italia a caccia delle vittime dei raggiri più eclatanti causati del rispetto solo formale, e dalla violazione sostanziale, del mercato. Non piacque, ci sarebbe mancato altro!
willyfan ha scritto: ven, 30 lug 2021 - 12:25Prova con Eskimo, sebbene sia legato al mondo napoletano (quasi tutte le sue produzioni importanti hanno temi sociali tipicamente napoletani sullo sfondo) potrebbe trovare interessante un tuo progetto, ma magari no.
No grazie, fa troppo caldo per andare a Napoli d'agosto; tanto più che dovrei recitare la parte del principiante di sessant'anni davanti a persone che farebbero finta di non sapere chi sia per questioni di interesse nazionale a non pagare i debiti*. Ho deciso di fare un salto al Barberini quest'autunno e... basta.

Comunque grazie.

* Vedi i diversi riferimenti che ho fatto alla Commissione Europea e ai problemi che da vent'anni assillano gli italiani.
#1323702
madcat ha scritto: ven, 30 lug 2021 - 22:16 No grazie, fa troppo caldo per andare a Napoli d'agosto; tanto più che dovrei recitare la parte del principiante di sessant'anni davanti a persone che farebbero finta di non sapere chi sia per questioni di interesse nazionale a non pagare i debiti*. Ho deciso di fare un salto al Barberini quest'autunno e... basta.
In realtà è napoletano ma vive e lavora a Roma, e non so se in agosto c'è (o meglio, so che non c'è e so anche dov'è, ma dato che è in vacanza evito di scriverlo). Ma va bene così per quanto mi riguarda.
Detto questo, tu non hai nemmeno idea di quanta porcheria arriva ai produttori, ci vorrebbe una squadra di 20 persone a scremare il materiale e dubito che la dimensione media di un produttore indipendente possa permettersela. Anche perchè molti piccoli produttori (sicuramente fanno eccezione quelli che ti ho citato) sono loro stessi registi e/o sceneggiatori, e quindi non gli interessa per principio il materiale che arriva.
#1323705
willyfan ha scritto: lun, 02 ago 2021 - 12:43 In realtà è napoletano ma vive e lavora a Roma, e non so se in agosto c'è (o meglio, so che non c'è e so anche dov'è, ma dato che è in vacanza evito di scriverlo). Ma va bene così per quanto mi riguarda.
Detto questo, tu non hai nemmeno idea di quanta porcheria arriva ai produttori, ci vorrebbe una squadra di 20 persone a scremare il materiale e dubito che la dimensione media di un produttore indipendente possa permettersela. Anche perchè molti piccoli produttori (sicuramente fanno eccezione quelli che ti ho citato) sono loro stessi registi e/o sceneggiatori, e quindi non gli interessa per principio il materiale che arriva.
Sicuramente Sacher, Motorino amaranto, DueA, et c non sono in via di massima interessate, ma bisogna ricordare che nell'economia italiana vale la filosofia buddista del tutto connesso, espressione di una sola cosa, ancorché lottizzata, perciò non escluderei a priori che Virzì possa produrre il film di un'altro regista, se serve alla causa di chi finanzia i suoi... (*) Ho poi una certa idea «di quanta porcheria arriva ai produttori», la deduco dalla porcheria buttano sul mercato (**). Guardo almeno un film al giorno da trent'anni, lo faccio prima di andare a letto alle due o tre di notte, dipende dalla lunghezza del film, e quando mi capita – sempre più spesso – la spazzatura, dormo male.

Ormai per trovare un film di valore occorre usare il setaccio come facevano i cercatori d'oro di Virginia City nell'ottocento; questo richiede impegno, e il rapporto fra tempo speso nel setacciare i sassi e pepite trovate è sempre più sconveniente. Non a caso si diffondono servizi come Criterion o MUBI che fanno della selezione il loro motivo d'essere: dico in generale, perché a me il Cinema francese piace fino a un certo punto. Ci sono molti film interessanti anche su Prime video; peccato che li abbia già visti tutti e quando rischio sciegliendone uno che non conosco rimango vittima del rapporto fra sassi e pepite di cui prima. Devo essere molto sfortunato.

É un orrore estetico ed anche tecnico: documentari con la colonna sonora al passo di carica copiati dagli americani e volgari quanto le titolazioni tridimensionali dei loro telegiornali, o con la voce fuori campo pateticamente retorica e di petto come quella dei DJ delle radio di provincia di quarant'anni fa, e film zeppi di approssimazioni tecniche; specialmente nell'audio.

Quando ho visto Tenet (in lingua originale, non so come abbiano fatto il doppiaggio ma lo immagino) credevo che fosse colpa della vecchiaia, che stessi diventando sordo, perché non riuscivo a capire cosa stessero dicendo gli attori; fino a quando ho letto un articolo di un magazine inglese che denunciava l'incomprensibilità dell'audio nel film di Nolan, e allora mi sono tranquillizzato.

Quella dell'audio è diventata una vera e propria targedia: all'inizio pensavo che fosse colpa delle nuove generazioni che hanno studiato su manuali dell'epoca in cui si registrava a 16bit e c'era il terrore della distorsione digitale, perché basta registrare a 24 per scongiurare la saturazione. Poi che la democratizzazione del cinema, portata dalla rivoluzione tecnologica, non fosse stata accompagnata da una proporzionale diffusione della competenza; una cosa ovvia a pensarci. Che venissero usati microfoni scadenti e/o con la polarità sbagliata, che fossero tenuti troppo lontano; unitamente alla moda di recitare bisbigliando... Ma come declinare tutto ciò con l'orribile audio di Tenet, per giunta filtrato con il riverbero artificiale?

A volte un esempio vale più di molte parole. Ti incollo ancora due scene dell'ultima sceneggiatura, che ho rimosso per portarla ad almeno novanta pagine, cambiandogli anche il titolo in "Cartoline dallo Swaziland".



(*) Il Resto del Pizzino.

INT. REDAZIONE QUOTIDIANO - GIORNO

FRANCO è un giovane di vent'otto anni che aspira a fare il giornalista e, nell'anno del Coronavirus, in cui molti giornalisti hanno imparato a lavorare da casa, ottiene un appuntamento con il DIRETTORE (60) di un importante quotidiano di Bologna: Il Resto del Pizzino.

Vestito di tutto punto arriva in una redazione vuota dove lo accoglie la DONNA DELLE PULIZIE (28) che sta lavando il pavimento con la mascherina chirurgica.

FRANCO
Scusi il disturbo, avrei un appuntamento col direttore.

DONNA DELLE PULIZIE
Venga che l'accompagno.

La donna appoggia il manico dello spazzolone contro il muro, sposta con il piede il secchio pieno d'acqua, e attraversa la redazione deserta facendo segno con la mano a Franco di seguirla.

Arrivata davanti alla porta del direttore, bussa due volte entrando senza aspettare la risposta.

Il direttore è al telefono con la mascherina abbassata.

DIRETTORE
(Mettendo la mano sul microfono del ricevitore)
Un momento prego.

Il direttore saluta, termina la telefonata e rialza la mascherina chirurgica.

DIRETTORE
(Alla donna delle pulizie)
Dimmi cara.

DONNA DELLE PULIZIE
C'è un ragazzo che dice di avere un appuntamento con lei.

Il direttore guarda l'orologio annuendo.

DIRETTORE
Si, fallo entrare.

La donna delle pulizie invita Franco ad entrare e chiude la porta alle sue spalle.

FRANCO
Buongiorno. Ci siamo sentiti al telefono ieri pomeriggio per l'articolo sulla crisi indotta dall'epidemia alle piccole fattorie dell'entroterra.

DIRETTORE
Si, ricordo. Bello, coinvolgente: sopratutto la parte in cui descrive l'abbattimento degli animali diventati inutili.

FRANCO
Sono contento che le piaccia, direttore.

Il direttore col mento posato sul metto emette un leggero grugnito e poi solleva la testa.

FRANCO (CONT)
Dunque?

DIRETTORE
Ma vede, giovanotto, se io le do una scrivania senza che lei abbia il tesserino... Lei non ha il tesserino, vero?

FRANCO
No, ne abbiamo parlato al telefono.

DIRETTORE
Ecco, appunto: se io le do una scrivania senza tesserino, i sindacati mi linciano!

FRANCO
Ma?

DIRETTORE
Daltronde, per avere il tesserino occorre che io le dia una scrivania...
(Facendosi insinuante)
Mi sono spiegato?

FRANCO
Mica tanto.

DIRETTORE
Vada, vada giovanotto, e torni quando ha capito.

(**) La penitenza

INT. CELLA DEL MONASTERO - GIORNO

Padre Mansueto decide di fare penitenza per i suoi fallimenti contro il Coronavirus [In una scena precedente predica al virus di arrendersi come sant'Antonio da Padova predicava ai salmoni di farsi pescare]. Per questo, in un angolo ombroso della cella, si toglie i mutandoni di cilicio.

INSERT - LE NATICHE INFIAMMATE DI PADRE MANSUETO

Con molta umiltà, lentamente, dimostrando di essere consapevole delle sofferenze che la sua nuova punizione comporterà, prende una valigia piena di opere che gli italiani hanno spedito all'ufficio "Nuove proposte" di una nota casa editrice milanese e comincia a leggere la prima.

PADRE MANSUETO
(Chino sul primo libro)
Padre, perché mi hai abbandonato?

Riprende faticosamente la lettura e si ferma ancora, ansima.

INSERT - PAGINA DATTILOSCRITTA
"NEL BEL MEZZO DEL CAMMIN DI NOSTRA VITA, MI RITROVAI NEL CUL UNA PARTITA"

Gira pagina.

INSERT - PAGINA DATTILOSCRITTA
"S'AGITA IL FAMOSO BISCAZZIERE
CHE PER VENDICAR L'AFFRONTO ALLA SUA DAMA
TREMEBONDA DA PETRARULO
DECISE DI CASTIGAR LO FALLO ALTRUI COL PROPRIO..."

Gira ancora.

INSERT - PAGINA DATTILOSCRITTA
"QUESTO É IL POTERE
DI PATTUMIERE
CHE PRENDE TUTTI PER IL SEDERE"
(Firmato: Viva Pace, Melina Riccio)

PADRE MANSUETO
Padre, perdonali... Perdonali perché non sanno quello che scrivono!

STACCO INTERNO

Distrutto, piegato sopra una pila di manoscritti, capisce di essere stato troppo esigente con se stesso, rinuncia alla lettura delle nuove proposte e decide di tornare ai vecchi, ruvidi mutandoni di cilicio.

Si alza dallo scranno coperto di fotocopie rilegate a spirale e si apparta di nuovo nell'angolo oscuro della cella.

INSERT - LE NATICHE PALLIDE DI PADRE MANSUETO

Indossa i mutandoni e chiede scusa al Signore.

PADRE MANSUETO
Signore, perdonami perché sono vecchio e stanco.

Una luce illumina il volto di padre Mansueto: ha avuto l'idea che cercava per sconfiggere il Coronavirus.

PADRE MANSUETO
Signore, se le nuove proposte le facessimo leggere al Coronavirus, ci libereremmo di lui in sette giorni!



Bye
[Presentazione] Ciao a Tutti

Grazie e scusami.

Salve, spero di aver postato nella giusta sezio[…]

Lorenzo, matrimoni con i soldi, io non ne ho mai f[…]

Salve, chiedo se qualcuno di voi ha mai utilizzat[…]