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Discussioni relative alle clip realizzate dagli utenti e ai video pubblicati in streaming sulla VMTV

Moderatore: Moderatori

da Foto Charme
#1333440
Cortiamici84 ha scritto: mar, 09 dic 2025 - 20:05
Rider ha scritto: mer, 19 nov 2025 - 11:50 come ti dicevo sopra, quando si guarda un video i problemi tecnici sono quelli che appaiono evidenti e a quel punto la festa è rovinata: nessuno andrà a vedere il racconto, la morale, o quanto altro che di bene è fatto.
Si dà per scontato che quando una platea generica guarda un video, si debba godere il contenuto, perchè gli aspetti tecnici sono ben fatti e pertanto non distraggono lo spettatore.
Qui, dove tu chiedi pareri sul video, è normale che ti vengano evidenziati gli errori tecnici, perchè sono oggettivi. Il resto del video, qualora non fossimo distratti dagli errori tecnici, è invece soggetto alla discrezionalità, al gusto del singolo, e quindi è più difficile da commentare.

Io mi sono distratto certamente e della storia, montaggio, morale, ecc non ci ho capito nulla (mio limite, sicuro)
Sì, certo è normale ricevere appunti tecnici, è ciò che cerco, però è anche strano che una trama venga compresa ovunque tranne che qui, in ogni caso, ogni commento, anche se duro, io lo valuto facendo la tara secondo il mio sguardo, ed è un ottimo modo per migliorarsi
Certo che sei fai vedere il corto a parenti e amici, ti diranno che è tutto fantastico e comprensibile... ma un "estraneo" con un minimo di competenza, non può che muoverti delle critiche anche sulla sceneggiatura, oltre le mere questioni tecniche.
E non abbiamo parlato della composizione dell'immagine... teste e colli tagliati come se non ci fosse un domani. Regola dei terzi, questa sconosciuta...
da Andrea Mancuso
#1333443
Secondo me il discorso non è solo “tecnica vs. storia”, ma soprattutto coerenza tra intenzione, linguaggio visivo e percezione dello spettatore.

Molti hanno giustamente evidenziato problemi tecnici oggettivi (fuoco instabile, esposizione variabile, WB incoerente, audio problematico), e questi non sono dettagli: incidono direttamente sulla leggibilità di ciò che stai raccontando. Ma, allo stesso tempo, ritengo ci sia un altro livello da considerare: quanto il codice visivo che hai scelto è compatibile con la narrazione che vuoi costruire.

Ad esempio:
  • La distinzione cromatica “realtà vs immaginazione” è un’idea legittima, però funziona solo se tutto il resto dell’immagine è stabile. Se contemporaneamente ci sono micro-variazioni, auto-esposizioni e fuochi che vanno e vengono, lo spettatore non riesce più a capire cosa è intenzionale e cosa no.
  • Il montaggio alternato, le ellissi brusche e certe scelte di discontinuità di spazio/posizione possono essere interessanti se fanno parte di un linguaggio coerente, ma qui rischiano di essere letti come errori, non come scelte, perché non hanno un pattern riconoscibile.
Ritengo che non sia un problema “avere un’idea sbagliata”, ma di riuscire a dare all’idea un ambiente tecnico che la renda leggibile.

Dall’altra parte, però, c’è anche un merito: hai portato sul tavolo un cortometraggio che costruisce un discorso, non un semplice esercizio. Hai tentato un linguaggio che non è standard, hai cercato un tono e un punto di vista. Questo va riconosciuto.

Il mio consiglio, quindi, non è tanto “usa il manuale di sceneggiatura” o “correggi solo la tecnica”, quanto rendere la grammatica visiva più trasparente, così che chi guarda possa concentrarsi sull’intento narrativo invece che sugli inciampi formali.

Una volta che la base tecnica è stabile, anche scelte complesse o non convenzionali risultano molto più leggibili e vengono apprezzate di più (almeno, per mia esperienza).

Direi quindi che il corto ha un’idea e un'identità, ma per funzionare davvero ha bisogno che intenzione narrativa e linguaggio visivo parlino la stessa lingua. Quando quei due livelli si allineano, il pubblico non deve più “interpretare se è un errore o uno stile”: semplicemente segue la storia.
da Foto Charme
#1333445
Andrea Mancuso ha scritto: gio, 11 dic 2025 - 10:38 Secondo me il discorso non è solo “tecnica vs. storia”, ma soprattutto coerenza tra intenzione, linguaggio visivo e percezione dello spettatore.

Molti hanno giustamente evidenziato problemi tecnici oggettivi (fuoco instabile, esposizione variabile, WB incoerente, audio problematico), e questi non sono dettagli: incidono direttamente sulla leggibilità di ciò che stai raccontando. Ma, allo stesso tempo, ritengo ci sia un altro livello da considerare: quanto il codice visivo che hai scelto è compatibile con la narrazione che vuoi costruire.

Ad esempio:
  • La distinzione cromatica “realtà vs immaginazione” è un’idea legittima, però funziona solo se tutto il resto dell’immagine è stabile. Se contemporaneamente ci sono micro-variazioni, auto-esposizioni e fuochi che vanno e vengono, lo spettatore non riesce più a capire cosa è intenzionale e cosa no.
  • Il montaggio alternato, le ellissi brusche e certe scelte di discontinuità di spazio/posizione possono essere interessanti se fanno parte di un linguaggio coerente, ma qui rischiano di essere letti come errori, non come scelte, perché non hanno un pattern riconoscibile.
Ritengo che non sia un problema “avere un’idea sbagliata”, ma di riuscire a dare all’idea un ambiente tecnico che la renda leggibile.

Dall’altra parte, però, c’è anche un merito: hai portato sul tavolo un cortometraggio che costruisce un discorso, non un semplice esercizio. Hai tentato un linguaggio che non è standard, hai cercato un tono e un punto di vista. Questo va riconosciuto.

Il mio consiglio, quindi, non è tanto “usa il manuale di sceneggiatura” o “correggi solo la tecnica”, quanto rendere la grammatica visiva più trasparente, così che chi guarda possa concentrarsi sull’intento narrativo invece che sugli inciampi formali.

Una volta che la base tecnica è stabile, anche scelte complesse o non convenzionali risultano molto più leggibili e vengono apprezzate di più (almeno, per mia esperienza).

Direi quindi che il corto ha un’idea e un'identità, ma per funzionare davvero ha bisogno che intenzione narrativa e linguaggio visivo parlino la stessa lingua. Quando quei due livelli si allineano, il pubblico non deve più “interpretare se è un errore o uno stile”: semplicemente segue la storia.
Siamo sempre lì, per fare in modo che "intenzione narrativa e linguaggio visivo parlino la stessa lingua", devi avere solide basi, altrimenti il risultato non può che essere questo...
da Cortiamici84
#1333579
Andrea Mancuso ha scritto: gio, 11 dic 2025 - 10:38 Secondo me il discorso non è solo “tecnica vs. storia”, ma soprattutto coerenza tra intenzione, linguaggio visivo e percezione dello spettatore.

Molti hanno giustamente evidenziato problemi tecnici oggettivi (fuoco instabile, esposizione variabile, WB incoerente, audio problematico), e questi non sono dettagli: incidono direttamente sulla leggibilità di ciò che stai raccontando. Ma, allo stesso tempo, ritengo ci sia un altro livello da considerare: quanto il codice visivo che hai scelto è compatibile con la narrazione che vuoi costruire.

Ad esempio:
  • La distinzione cromatica “realtà vs immaginazione” è un’idea legittima, però funziona solo se tutto il resto dell’immagine è stabile. Se contemporaneamente ci sono micro-variazioni, auto-esposizioni e fuochi che vanno e vengono, lo spettatore non riesce più a capire cosa è intenzionale e cosa no.
  • Il montaggio alternato, le ellissi brusche e certe scelte di discontinuità di spazio/posizione possono essere interessanti se fanno parte di un linguaggio coerente, ma qui rischiano di essere letti come errori, non come scelte, perché non hanno un pattern riconoscibile.
Ritengo che non sia un problema “avere un’idea sbagliata”, ma di riuscire a dare all’idea un ambiente tecnico che la renda leggibile.

Dall’altra parte, però, c’è anche un merito: hai portato sul tavolo un cortometraggio che costruisce un discorso, non un semplice esercizio. Hai tentato un linguaggio che non è standard, hai cercato un tono e un punto di vista. Questo va riconosciuto.

Il mio consiglio, quindi, non è tanto “usa il manuale di sceneggiatura” o “correggi solo la tecnica”, quanto rendere la grammatica visiva più trasparente, così che chi guarda possa concentrarsi sull’intento narrativo invece che sugli inciampi formali.

Una volta che la base tecnica è stabile, anche scelte complesse o non convenzionali risultano molto più leggibili e vengono apprezzate di più (almeno, per mia esperienza).

Direi quindi che il corto ha un’idea e un'identità, ma per funzionare davvero ha bisogno che intenzione narrativa e linguaggio visivo parlino la stessa lingua. Quando quei due livelli si allineano, il pubblico non deve più “interpretare se è un errore o uno stile”: semplicemente segue la storia.
Capisco il ragionamento dietro a questo messaggio e lo condivido, purtroppo, anche se sembra semplice, non lo è, faccio ogni cosa da solo e per ragioni di tempo, non mio, accetto riprese che non dovrei accettare, anche se sto cercando di farlo sempre meno. Sto cercando lavoro dopo lavoro di migliorare e ti ringrazio per questo messaggio.
Anche le critiche vanno bene, ma io ho una mia consapevolezza e non mi dico da solo: "wow grande" perché un parente o un amico mi fa i complimenti, so che c'è tanto da fare e io mi diverto nel farlo.
Grazie ancora e scusami per il ritardo nella risposta.

Ciao Daniele, ho fatto come hai descritto nel tuo […]

Salve, capisco che non si comprende, al momento n[…]

È un'opzione tra le tante possibili, se non voglio[…]

Le idee chiare, in generale ed a livello teorico, […]