Secondo me il discorso non è solo “tecnica vs. storia”, ma soprattutto coerenza tra intenzione, linguaggio visivo e percezione dello spettatore.
Molti hanno giustamente evidenziato problemi tecnici oggettivi (fuoco instabile, esposizione variabile, WB incoerente, audio problematico), e questi non sono dettagli: incidono direttamente sulla leggibilità di ciò che stai raccontando. Ma, allo stesso tempo, ritengo ci sia un altro livello da considerare: quanto il codice visivo che hai scelto è compatibile con la narrazione che vuoi costruire.
Ad esempio:
- La distinzione cromatica “realtà vs immaginazione” è un’idea legittima, però funziona solo se tutto il resto dell’immagine è stabile. Se contemporaneamente ci sono micro-variazioni, auto-esposizioni e fuochi che vanno e vengono, lo spettatore non riesce più a capire cosa è intenzionale e cosa no.
- Il montaggio alternato, le ellissi brusche e certe scelte di discontinuità di spazio/posizione possono essere interessanti se fanno parte di un linguaggio coerente, ma qui rischiano di essere letti come errori, non come scelte, perché non hanno un pattern riconoscibile.
Ritengo che non sia un problema “avere un’idea sbagliata”, ma di riuscire a dare all’idea un ambiente tecnico che la renda leggibile.
Dall’altra parte, però, c’è anche un merito: hai portato sul tavolo un cortometraggio che costruisce un discorso, non un semplice esercizio. Hai tentato un linguaggio che non è standard, hai cercato un tono e un punto di vista. Questo va riconosciuto.
Il mio consiglio, quindi, non è tanto “usa il manuale di sceneggiatura” o “correggi solo la tecnica”, quanto rendere la grammatica visiva più trasparente, così che chi guarda possa concentrarsi sull’intento narrativo invece che sugli inciampi formali.
Una volta che la base tecnica è stabile, anche scelte complesse o non convenzionali risultano molto più leggibili e vengono apprezzate di più (almeno, per mia esperienza).
Direi quindi che il corto ha un’idea e un'identità, ma per funzionare davvero ha bisogno che intenzione narrativa e linguaggio visivo parlino la stessa lingua. Quando quei due livelli si allineano, il pubblico non deve più “interpretare se è un errore o uno stile”: semplicemente segue la storia.