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VideoMakers.net incontra Andrea Tomaselli

posted by VMStaff

VideoMakers.net incontra il regista Andrea Tomaselli per conoscerlo meglio e saperne di più sul suo lavoro.

Andrea Tomaselli

VideoMakers.net: Chi è Andrea Tomaselli? Parlaci un po’ di te…

Andrea Tomaselli: Avete presente l’anarchismo primitivista che trova in Thoreau, e nel suo “Walden”, il suo fondatore? Ecco, applicate quelle teorie al cinema ed eccomi qui. Fino a una decina di anni fa, i costi del cinema erano troppo alti perché degli anarchici “veri”, (no ereditieri milionari, no figli di produttori, no raccomandati dal partito, no professionisti del “gavettaggio”, ecc.) potessero pensare di fare un film. Mi correggo, i film anarchici si potevano fare (e si sono fatti), e anche bellissimi, film sperimentali, videoistallazioni, ma non film secondo l’uso più corrente del termine, non film con una storia, uno sviluppo drammaturgico, che un spettatore qualunque potesse vedere e apprezzare. Prima della rivoluzione digitale il cinema era Versailles. Per farlo ci voleva un produttore con molti soldi (o con la possibilità di accesso a molti soldi) e questo, nella maggior parte dei casi, e delle epoche, si è tradotto in un monopolio dell’immaginario cinematografico. Oggi non è più così. Siamo ancora agli inizi, ma sono gli inizi di una rivoluzione potenzialmente epocale. Oggi basta molto meno per fare un film, e anche un anarchico come me può riuscirci. Un anarchico come me che, autarchico fino all’osso, è riuscito a portare tre suoi cortometraggi (“Aufheben”, “Arabian bar” e “May”) al Torinofilmfestival. Un anarchico come me che ha fondato Lostenfaund, un’associazione che organizza reading e spettacoli per dare voce a tutti gli inediti che la meritano molto più di tantissimi editi. Un anarchico come me che ha pubblicato, tra i primi in italia, un racconto di genere (sottolineo “di genere”) in una delle prime collane digitale per una grossa casa editrice che faceva la follia di investire sul digitale  e sul genere (“La peste dell’anno uno” per Zoom Feltrinelli).

Un anarchico come me che non riesce a scegliere tra la narrativa, la poesia, il cinema, il teatro (di quest’anno la regia teatrale de “La crepanza”, l’ultimo spettacolo dei Maniaci d’amore, per i quali avevo già firmato la coregia di un film tratto dalla loro “Biografia della peste”). Un anarchico come me che ha alle spalle la regia e la produzione di “Zooschool”, un film in coproducers (tutti, cast tecnico e artistico, che producono il film, una cooperativa, niente padroni, tutto che nasce dal basso, dal confronto, dalla collaborazione, litigi infiniti, epifanie condivise, ammutinamenti, equilibri ritrovati, caos ordinato) e che adesso si è rituffato in un’altra impresa, di un nuovo film, “Reveal”, di nuovo in coproducers.

VM.net: Hai fatto studi specifici o sei autodidatta?

A.T.: Ho studiato assai. All’università lettere, con diversi corsi di cinema, e poi, una vita fa, la Holden per approfondire le tecniche della narrazione. Adesso, che ho la barba bianca, alla Holden faccio il docente. Nello stesso tempo, sono stato autodidatta. Lo siamo tutti. Chi non lo è non sa nulla, si limita a possedere strumenti. Ciò a cui nessuno e nessuna scuola può educarti e il mondo che ti abita dentro. Apprendere tecniche fuori da te, ha senso solo quando le usi per la tua estropia.

VM.net: Come è nata l’idea di “Reveal”?

A.T.: Io e l’altra autrice del soggetto, mia moglie Sara Benedetti, amiamo vivere senza paraocchi. ‘Reveal’ inizia con un’epidemia che rischia di estinguere l’umanità. In cosa consiste? Una luce, intensa più del sole, che si manifesta nel cielo. Chi la vede entra in depressione e dopo poco si suicida. Ecco: la depressione, il suicidio. La gente non ne vuole parlare. Fa finta di niente. Se proprio è costretta preferisce tagliare corto e ricorrere ai farmaci, occupandosi dei sintomi e non delle radici.  Nessuno vuole sapere perché. Perché sempre più depressioni, sempre più suicidi, sempre più sterilità, sempre più ritirati sociali? Nessuno ne vuole parlare. Io e mia moglie sì. Vogliamo vedere la vita in faccia. In tutte le sue sfaccettature, anche quelle che non sono cool: il dolore, la disperazione, chi soffre, chi può aiutare, quanto rischia chi soccorre. Così è nata l’idea di ‘Reveal’, da queste domande, perchè in questo mondo disperato arriva un essere che ha il potere di salvare, e il suo cammino si incrocia con una bambina e una ragazza, che, entrambe, hanno bisogno di lui. E poi ho trovato altre persone, che come noi, volevano farsele queste domande, e che per loro natura, come me, amano farsele attraverso l’arte, il cinema. E abbiamo iniziato a scrivere la sceneggiatura e a produrre il film.

Andrea Tomaselli

VM.net: Quali sono i soggetti preferiti dei tuoi lavori?

A.T.: Il non reale. Sia nel senso di mondi altri, di altre dimensioni (come nel caso di ‘Reveal’), sia nel senso di ciò che esiste (che può esistere, che è fisicamente ‘esistibile’) ma non è probabile, non è comune, non è quotidiano. In ‘Zooschool’ ho usato l’iperrealismo per portare a galla l’orrore che si nasconde sotto una superficie di realtà muta, a cui siamo abituati e che per questo ci appare, ingannevolmente, innocua. In ‘Reveal’, invece, è la surrealtà a generare la storia, alla ricerca di una verità che non sempre è data dal reale. Il che, poi, non significa che non mi piacerà raccontare, in futuro, storie reali, perchè anch’esse sono ricche di non reale. Il Professor Keating (de ‘Lattimo fuggente’), per esempio, è un personaggio reale, protagonista di una storia reale, ma di fatto è ‘non reale’, è piuttosto un esponente magnifico di quel non reale che abita la nostra vita, di quelle rarissime e preziosissime emanazioni del vero a cui la vita dovrebbe ispirarsi. Questo mi piace raccontare.

VM.net: Che attrezzatura utilizzi e quali software?

A.T.: La mia mente e il mio corpo. Scherzo! È che sono di formazione umanistica. Ideazione, scrittura, messa in scena, lavoro con gli attori, sono queste le mie competenze. La tecnologia per me è come la scienza vista dai bambini: la voglio, ma ho bisogno degli altri per usarla.

VM.net: Sei un “one-man band” o ti fai aiutare da collaboratori?

A.T.: No, no, quale oneman band! Le seghe quando ero ragazzo. Se potessi, se trovassi altri abbastanza pazzi da farlo, scriverei pure i romanzi a più mani. Io, proprio, mi sento ‘altro’, mi sento ‘altri’. Ho una percezione del ‘me’ diffusa, ampia. A pensarci bene, non credo di lavorare con altri per realizzare le mie opere, piuttosto credo di fare arte per avere una scusa per lavorare con gli altri, per confrontarmi, per conoscere di più, più a fondo, l’essere umano.

Andrea Tomaselli

Andrea Tomaselli

VM.net: Sei fiducioso di chiudere la raccolta fondi per la realizzazione del film? Che timeline avete?

A.T.: Una prima raccolta si è appena chiusa dandoci l’opportunità di girare una prima parte del film (inizieremo il 18 luglio). Ne partirà un’altra in autunno e sono fiducioso che sarà quella definitiva per completare l’intero film!

VM.net: Quali sono le tue produzioni recenti?

A.T.: La regia dello spettacolo dei Maniaci d’amore ‘La crepanza’, del videoclip di Airam ‘Non è solo che’, e quella del cortometraggio ‘L’intruso’ (in giro alla ricerca di festival!!!). E poi un racconto, ‘Perché non si può fare’, pubblicato in Carie, una bellissima rivista online  (progetto collettivo-anarchico, di quelli che piacciono a me)

VM.net: Quali i lavori che ti appassionano di più? Corti, videoclip, spot, documentari o altro?

A.T.: Difficile per un eclettico congenito, quale io sono, rispondere a questa domanda. Davvero. Ogni linguaggio ha un suo fascino e una sua specifica finalità. Magari, concentrandomi sul me di questi mesi, posso dire il lungometraggio, per la possibilità che ti dona di affrontare la complessità, umana e narrativa.

VM.net: Finora qual è il progetto che ti ha entusiasmato di più, che ti ha dato maggiori soddisfazioni personali e professionali?

A.T.: Per forza di cose ‘Zooschool’. Perché un lungo che scrivi, dirigi e produci (tra l’altro da ‘integralista indipendente’ quale io sono)  è un lavoro di anni, che ti mette in collaborazione con un mezzo centinaio di persone, che ti fa cambiare, ti violenta, ti entra nel corpo e nello spirito, ti costringe davanti a uno specchio impietoso dove non puoi non vederti davvero. E se alla fine sei ancora in piedi, ancora vivo, sei cresciuto eccome.

VM.net: Conoscevi già VideoMakers.net?

A.T.: No. Adesso so chi siete e dove trovarvi!

Andrea Tomaselli

Andrea Tomaselli

VM.net: Cosa ne pensi, in generale, delle community su Internet?

A.T.: Come per tutte le altre comunità: inferno e paradiso. L’inferno dell’utilizzo che finora la stragrande maggioranza dell’umanità ne ha fatto, il paradiso di come la comunità potrebbe essere.

VM.net: Cosa puoi consigliare ad un giovane che si avvicina o si appassiona al video ed al cinema?

A.T.: Farlo solo perché non puoi farne a meno. Altrimenti c’è sicuramente un ambito altro per cui sei più portato, dove potrai ottenere risultati migliori.

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