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Videomakers.net incontra Luca Dusio

posted by blies

VideoMakers.net incontra Luca Dusio per conoscerlo meglio e saperne di più sul suo lavoro.

VM: Parlaci un po’ di te.

LD: Mi presento, sono Luca Dusio, art director presso lo studio Fastforward di Milano. Lavoro da poco più di due anni dopo essermi laureato in Disegno Industriale al Politecnico di Milano con una tesi sulla storia dei titoli di testa.

VM: Come sei arrivato alla Motion Graphics? Hai fatto studi specifici o altro?

LD: Nonostante mi sia laureato due anni fa in Disegno Industriale non è stato, in tutta sincerità, grazie a questa università che ho conosciuto e imparato la motion graphics, anzi è stata del tutto inutile!
In realtà, ho sempre nutrito una certa curiosità nei confronti della videoart, sin da quando vidi per la prima volta i titoli di testa realizzati da Kyle Cooper per il film Seven: mi ricordo che, nonostante fossi ancora un giovane liceale, mi colpirono immediatamente per la loro rivoluzionaria estetica e la dirompente forza narrativa!
Il mio primo contatto con la motion graphics è avvenuto grazie ad un libro di Hillman Curtis, grazie al quale ho imparato ad utilizzare Flash creando così le prime semplici animazioni, mentre qualche anno dopo sono passato ad After Effects con cui ho iniziato a creare i primi video.
Tuttavia grazie ad internet ho avuto la possibilità di sviluppare e approfondire la mia passione per la motion graphics, creandomi un archivio di video (ma anche di illustrazioni e altro) dei più importanti design studios del mondo. Considero internet una fonte inesauribile di ispirazione e senza questo incredibile mezzo la motion graphics non avrebbe raggiunto tale importanza e soprattutto così tanti giovani.

VM: Quali software utilizzi?

LD: Utilizzo quasi esclusivamente Adobe Illustrator, Photoshop, After Effects, Encore Dvd e Maya (dire che il mio livello sia basic è un puro eufemismo!). Il 3d rimane una delle mie lacune da colmare: purtroppo all’università ho avuto la sfortuna di seguire solo un corso di FormZ, uno dei software più inutili, per di più terribilmente irritante, per la motion graphics in quanto impossibile creare qualsiasi animazione!

VM: Che hardware hai a disposizione?

LD: In ufficio mi avvalgo di un “potentissimo” Pentium 4 3ghz + 1 Gb di ram. Ultimamente ho acquistato un Macbookpro di Apple, sicuramente più veloce del desktop che ho a disposizione in ufficio.

VM:  Sei una “One Man Band” o ti appoggi a collaboratori?
Lavori solo con aziende italiane o anche all’estero? Se solo con Italia hai mai pensato di allargarti al mercato estero?

LD: Molte volte abbiamo più progetti in contemporanea e quindi, essendo Fastforward un piccolo studio, si è costretti a realizzare da soli l’intero video. Da una parte questo rappresenta un vantaggio in quanto hai la possibilità di gestire autonomamente il progetto e i tempi di produzione a tua disposizione, dall’altra rimane una mia convinzione che i lavori migliori siano il risultato di un teamwork in cui professionalità e sensibilità differenti interagiscono creando qualcosa di unico.
Credo che un’azienda si debba avvalere di collaboratori fidati e, ovviamente, dotati di certe capacità nel proprio ambito: reputo terribilmente angoscioso avere a proprio disposizione persone di cui non puoi o non riesci a fidarti!

VM: Quali sono le tue produzioni recenti?

LD: Quest’anno ho lavorato quasi esclusivamente per produzioni legate al calcio. Ad essere sincero, tutto questo non mi ha particolarmente entusiasmato dal momento che i clienti ricercavano più un prodotto che ricalcasse la concezione popolare dello sport in Italia piuttosto che video dall’estetica grafica minimamente ricercata.
Comunque, ho da poco terminato, sempre per conto di Fastforward, l’intera immagine coordinata (sigla+infografiche per la diretta e no) del calcio per il digitale terrestre di La7.

VM: Finora qual’è il progetto che ti ha entusiasmato di più, che ti ha dato maggiori soddisfazioni personali e professionali?

LD: Sono due i progetti che ricordo con più soddisfazione.
Il primo è un progetto piuttosto datato, intitolato Controsenso, realizzato insieme ad altri due ragazzi (Manuela Garcia e Stephan Knoblock) per l’università. Controsenso era un sito sviluppato in Flash in cui, attraverso video e suoni, volevamo mostrare quello che vedono e percepiscono i non vedenti. Controsenso fu selezionato e presentato al Siggraph 2004 svoltosi a Los Angeles.
Il secondo progetto, scusate magari per la banalità, è il reel che ho realizzato qualche mese fa: mi ha permesso di constatare che i miei video vengono apprezzati e non solo in Italia. Questa è stata, probabilmente, la mia più grande gratificazione professionale!

VM: Qual’è la tua visione della MG in Italia?

LD: Questa domanda richiede una risposta piuttosto articolata e mi scuso anticipatamente qualora risultassi troppo prolisso.
E’ innegabile che si sta formando, soprattutto grazie a internet, una nuova generazione di giovani e brillanti designers, alcuni dei quali molto apprezzati anche all’estero, come Mauro Gatti o Alberto Seveso. Nonostante questo, la situazione in Italia non è rosea, anzi è piuttosto critica. Non è un caso che i più promettenti talenti, sia nell’ambiente della motion graphics sia della postproduzione/3d, emigrino verso nazioni che offrono opportunità professionali più allettanti.

Uno dei più grandi problemi in Italia è la mancanza di valide strutture in grado di formare nuovi motionographers. Infatti, secondo me, s’impara molto di più lavorando per uno studio piuttosto che frequentando un costoso, ma purtroppo inutile master. Finché in Italia non ci saranno scuole valide, non riusciremo mai a raggiungere gli elevati livelli qualitativi stranieri.
Un altro problema è la totale mancanza di cultura legato al mondo del video da parte dei committenti. Noi operatori video siamo considerati l’ultimo anello della catena, continuamente costretti a mediare tra le folli richieste del cliente, la nostra volontà di creare qualcosa di innovativo e i ridotti tempi produzione. Raramente mi è capitato di interagire con clienti dotati di una certa conoscenza dell’attuale panorama della motiongraphics, anzi talvolta sono stato costretto a copiare un particolare video, magari il “video del momento”. Potete immaginare come questo atteggiamento ammazzi la creatività e, alla lunga, diventi mortificante e frustrante! Il nostro difetto è che non prendiamo spunto da produzioni straniere per poi elaborarle secondo un personale gusto estetico, ma cloniamo video già visti (ad esempio, lo spot della Citroen C1 di un anno fa era la copia di un famosissimo video musicale della canzone “Remind Me” dei Royksopp).

Un ultimo problema è rappresentato dal mercato televisivo italiano. I network sono pochi e, inoltre, i loro investimenti nell’immagine grafica sono molto esigui. A tutto questo si affianca anche la distorsione del mercato pubblicitario, in cui la maggior parte dei budget vengono “mangiati” dalle case di produzione. Si può quindi facilmente immaginare come sia complicato lavorare in un mercato che offre così pochi soldi: non si può sempre lavorare per la gloria! In tutto questo, la beffa è che spesso le agenzie di produzione preferiscono concedere la postproduzione a studi stranieri più blasonati pagando milioni di euro: il frutto della nostra esterofilia dettata dal nostro innato provincialismo!

L’impossibilità degli studi italiani di competere con le più quotate e ricche design houses straniere è dovuta sia dalle limitazioni dettate dal mercato interno (la mancanza di soldi non permette di investire rinforzando sia la proprio struttura hardware sia umana) sia da un certo provincialismo latente. Tuttavia l’allargamento ai mercati esteri sarebbe una strategia aziendale vincente per emanciparsi da un mercato interno così capriccioso e avaro.
Temo, purtroppo, che la situazione non migliorerà finché non ci sarà un radicale cambio generazionale nei punti nevralgici della comunicazione in Italia. Mi accorgo quanto sia deprimente il quadro che ho appena delineato, ma purtroppo è la triste constatazione dei fatti!

VM: Come ti approcci al mercato della MG?

LD: Solitamente, ad ogni nuovo progetto, mi preparo ad affrontare il peggio. Purtroppo in Italia ci sono pochi validi interlocutori che ti permettono di creare qualcosa di esteticamente gradevole; in generale i clienti non sono inclini ad abbandonare le proprie convinzioni, così si è costretti continuamente a mediare. Nonostante la mia poca esperienza (lavoro da poco più di due anni), ho appreso che un buon professionista del settore non deve essere soltanto un bravo designer, ma anche un convincente interlocutore: soltanto quando sarai riuscito a guadagnarti la fiducia del cliente, avrai maggiori libertà nel progettare. Viceversa, se il cliente rimane diffidente nei tuoi confronti, ti verrà negata, o comunque profondamente limitata, la possibilità di poter creare progetti con una certa autonomia.

VM: Conoscevi già Videomakers.net?

LD: Purtroppo no e spero che questa intervista possa farmi perdonare! 🙂

VM: Cosa ne pensi delle community su Internet?

LD: Come detto in precedenza, internet è un’inesauribile risorsa di sapere e le community sono uno ottimo strumento con cui interagire con altre persone condividendo i propri interessi. La grande forza di internet è di avere abbattuto le frontiere nazionali: per noi designer (come per molte altre discipline) è fondamentale confrontarsi continuamente con realtà internazionali, soprattutto quando queste rappresentano una continua e preziosa fonte d’ispirazione e di crescita professionale. Consulto quotidianamente blog internazionali quali Motionographer, Feed, Ventilate, Cgart, Computerlove, Identity.tv, ma anche nazionali quali Motiongraphics.it, per tenermi continuamente aggiornato sull’evoluzione stilistica e tecnica del panorama internazionale.

VM: Cosa puoi consigliare ad un giovane che si avvicina o si appassiona al mondo della Motion Graphics?

LD: Innanzitutto di avere molta passione e pazienza, non abbattersi di fronte alle prime difficoltà. Inoltre di non castrare la propria curiosità, ma di cercare di assorbire più input possibili: tutto quello che ci circonda può essere una valida fonte d’ispirazione (una rivista, un libro, una musica, un film, un volantino, una chiacchierata con un amico…) fondamentale nella proprio crescita artistica e nella definizione di un proprio stile personale.
Per ultimo, di rassegnarsi a trascorrere notti insonni per lavorare!

VM: Ti aspettiamo ancora su VideoMakers.net, magari presentandoci qualche tuo nuovo lavoro sul nostro forum.

LD: Certamente, anzi sarà per me un onore! 🙂

VM: Un’ultima domanda: perché il tuo sito si chiama KUKUNUMUSU?

LD: Il soprannome Kukunumusu è una storpiatura di Kukuxumusu, azienda spagnola di T-shirt e gadgets (quella con tutti gli animaletti stilizzati). In realtà, sarebbe il nome del mio pc in ufficio, scelto da un mio collega perché trovava divertente la T-shirt di Kukuxumusu che indossavo quel giorno. Da quel giorno, in ufficio iniziarono a chiamarmi con quel nome e dopo due anni me ne sono affezionato: insomma, per farla breve, ho il nome del mio computer che a sua volta l’ha preso da una maglietta!

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