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VideoMakers.net incontra Massimo Mazzucco

posted by VMStaff

VM: Ci parli di te?

MM: Ho 53 anni, sono nato a Torino, vivo a Los Angeles. Ho moglie, due figli (tutti rigorosamente italiani), due gatti e tre cani. Dopo essere stato assistente di Oliviero Toscani e di altri fotografi conosciuti, negli anni ‘70, ho fatto per una ventina d’anni il fotografo di moda a livello internazionale. Nel frattempo mi sono appassionato di cinema, e ho fatto anche una manciata di film, alcuni auto-prodotti, altri con produzioni regolari. Nulla di cui sia obbligatorio aver sentito parlare.

VM: Hai lavorato in Italia con lavori che ti sono valsi premi importanti (Summertime ha vinto il Premio de Sica per la miglior opera di esordiente al Festival di Venezia nel 1983, oppure Romance, l’ultimo film di Walter Chiari, sempre premiato a Venezia nel 1986 ,etc..) e soprattutto con un cast notevole. Cosa ti ha spinto a spostarti a Los Angeles?

MM: Quando ho iniziato a fare film vivevo e lavoravo a Milano. Ma quando mi hanno chiesto di trasferirmi a Roma, mi sono scontrato con la mafietta politica che purtroppo controlla e gestisce il nostro cinema, e ho deciso che a quel punto, per non fare film “a comando”, avrei preferito farli a Los Angeles. (Poi in realtà sono successe altre cose, fra cui l’11 settembre, che mi hanno allontanato comunque dal cinema “classico“).

VM: Il cast degli ultimi tuoi film è sempre stato di ottimo livello, come è stato lavorare con il cast del tuo ultimo lavoro?

MM: Amo e rispetto profondamente il lavoro dell’attore, e cerco di fare di tutto per metterlo nelle condizioni di dare il meglio dal personaggio. Non credo in un “metodo” particolare ad esclusione di altri, e mi adatto volentieri a quello preferito da ciascun attore. E’ però vero che mi sono ritrovato molto bene con il cast di “Aaron Gillespie will make you a star”, un gruppo di ragazzi che lavora con il metodo Meisner, sempre più diffuso negli Stati Uniti.

VM: Nasci come fotografo, poi diventi regista e diventi “famoso” su internet e non solo per www.luogocoumune.net , sul quale avanzi teorie in controtendenza rispetto a quelle ufficiali sull11 settembre. Ci dici qualcosa di più su questo tuo impegno?

MM: “Famoso” non è un termine adatto ad Internet, dove per definizione sono le idee che contano più delle persone. Per il resto ritengo che tutto ciò che accade nel mondo a partire dall’11 settembre dipenda interamente dalla grande bugia che ci è stata raccontata quel giorno, e finché non sarà stata rimossa quella bugia nulla potrà tornare nemmeno ad assomigliare al nostro mondo di prima.

VM: Cosa ritieni sia la carta vincente per una buona riuscita del film e, nello specifico di questo lavoro, cosa è stato determinante per la buona riuscita del progetto?

MM: Bisogna distinguere appunto fra film di fiction e film-documentario, come “Inganno Globale” oppure “Il nuovo secolo americano”. Nel primo caso, ritengo importante che emerga la “personalità” dell’autore, in quale riesce in quel modo a dare al prodotto la forza necessaria a far arrivare con la massima efficacia il messaggio contenuto. Nel film-documentario invece ritengo che l’autore debba fare un passo indietro, limitandosi ad organizzare i fatti nel modo più logico e comprensibile possibile, lasciando che poi siano gli stessi a parlare.

VM: Ci dai qualche dettaglio “tecnico” sulla realizzazione? Potresti parlarci del tipo di attrezzatura utilizzato in tutto il film?

MM: Molti si sorprenderanno, ma nessuna delle interviste che compaiono nel film è stata realizzata da me personalmente. Sono tutte prese da altri documentari, dei quali posseggo ovviamente un archivio enorme, che ho dovuto imparare a conoscere praticamente a memoria. Nell’era di Internet – inteso come “replicabilità digitale” – trovo ridicolo che 100 persone vadano a intervistare lo stesso personaggio sullo stesso argomento. Quando un Norman Mailer ha detto quello che deve dire sulla guerra in Iraq, piuttosto che sulla storia dei neocons, trovo giusto che questo materiale venga messo a disposizione di tutti, tramite la rete, in modo che tutti possono farne il giusto utilizzo, nel rispetto fondamentale di alcune regole, che riguardano soprattutto l’originalità del discorso che stai facendo. In altre parole, ben lontani dal fare un banale copia-e-incolla di materiali altrui, è possibile oggi prendere la vera e propria galassia di materiali che la rete ti mette a disposizione, e scomporla nei suoi mille mattoni individuali che costituiscono ciascun prodotto esistente. A quel punto puoi ri-utilizzarli per costruire una casa completamente nuova, che possa veicolare un discorso interamente originale da parte tua, senza per questo plagiare il lavoro di nessuno. Per fortuna le leggi vigenti si stanno adeguando rapidamente a questo nuovo concetto, specialmente nel caso di film cosiddetti “di critica o di opinione”, come “Inganno Globale” o “Il nuovo secolo americano”. La stessa cosa si può dire per i materiali storici presenti nel film, che oggi si possono acquisire gratuitamente dall’Internet Archive, vera e propria fonte di ricchezza del mondo dell’informazione di domani.

VM: Quali sono stati i principali intenti e ispirazioni (filmiche) che ti hanno influenzato e che ti ispirano in genere nel tuo modo di realizzare determinati lavori?

MM: Ebbi la famosa “ folgorazione“ – quella che bene o male sembra colpire tutti i registi, all’inizio – con i primi film di Wim Wenders, che conobbi anche personalmente sul set di “Lightning over Water” (il film che raccontava dal vero gli ultimi giorni di Nicholas Ray). “L’ansietà del portiere”, “Falso Movimento” e “Nel corso del tempo” ebbero su di me l’effetto che devono aver avuto i film della “Nouvelle Vague” francese sulla generazione precedente la mia. Ma normalmente è solo il film d’esordio a risentire delle influenze della “folgorazione”, mentre in seguito ciascuno trova la sua voce, e se riesce la sviluppa in pieno durante il suo percorso.

VM: Quanto è in termini di tempo, la realizzazione di questa opera? Con riferimento per la preproduzione, la produzione e la postproduzione.

MM: Come già detto si tratta di impostare il lavoro in maniera completamente diversa dal solito. Prima di tutto si raccolgono i materiali, cercando nel frattempo di memorizzarli e organizzarli al meglio, per poter ritrovare quello che ti serve al momento giusto. A quel punto comincia a prendere forma la struttura del tuo racconto, che prima io stendo in forma scritta, e poi vado a supportare con i passaggi visivi che già conosco. Oppure, se stai facendo un discorso completamente nuovo – come ad esempio il segmento sul gas naturale dell’Asia Centrale, nel “Nuovo Secolo Americano” – allora i materiali visivi devi costruirteli da zero, usando cartine, grafici, fotografie, animazioni, o qualunque altra cosa torni utile allo scopo.

VM: Sappiamo che questo tuo nuovo progetto ha delle novità considerevoli in merito anche alle strategie utilizzate per “promuoverlo” bypassando i grandi produttori attraverso l’ausilio della rete. Cosa ti fa credere che la tua strategia possa essere vincente?

MM: La disperazione? A parte gli scherzi, l’ideale sarebbe che il cinema tornasse a farsi carico di quel tipo di informazione che oggi non viene più veicolata da giornali e TV, per i motivi che ben conosciamo. Siamo solo agli inizi della nuova era digitale – intesa come costi ridotti, sia di produzione che di distribuzione – per cui le possibilità che questo avvenga rimangono per me del tutto integre.

Ringraziamo per questa intervista Massimo Mazzucco e Federico Povoleri (musicband) al quale facciamo alcune domande per approfondire meglio i segreti della colonna sonora da lui realizzata per il lavoro di Mazzucco “Il nuovo secolo americano”.

VM: Come vi siete conosciuti e soprattutto come Massimo Mazzucco da Los Angeles ha pensato di rivolgersi a te che vivi a Venezia?

FP: Ho conosciuto Massimo Mazzucco durante le mie ricerche sul 9/11, nel 2003 approdai casualmente al sito www.luogocomune.net dove si poteva vedere un montaggio sul crollo delle torri gemelle. Avevo appena iniziato a scoprire tutta una serie di notizie che ponevano enormi dubbi sulla versione ufficiale di quel giorno e avevo visto un film inchiesta americano che era arrivato in Italia grazie all’intraprendenza del giornalista Tom Bosco. (911 In plane Site). Gli scrissi per complimentarmi sul lavoro di montaggio che aveva realizzato e questo fu l’inizio di una collaborazione che continua tutt’ora; tra le altre cose ho realizzato il trailer di Inganno Globale (il film inchiesta sui fatti dell’11 settembre) e l’authoring per il DVD che è stato realizzato. Mazzucco rimase positivamente colpito dallo sfondo sonoro che avevo creato per il trailer di I.G. E dalle musiche che avevo realizzato per un mio cortometraggio e mi chiese se volevo comporre la colonna sonora del suo nuovo film a cui stava lavorando (Il nuovo secolo americano)

VM: Cosa ti ha ispirato nella realizzazione della colonna sonora?

FP: Inizialmente conoscevo soltanto gli argomenti che avrebbe trattato il film nelle loro linee generali. Cercai di pensare ad un tema conduttore un “Main Theme” per intenderci che mi avrebbe aiutato a sviluppare tutti gli altri pezzi. Avevo già un’idea sul tipo di emotività che il brano doveva sviluppare ; le conversazioni telefoniche con Mazzucco mi aiutavano a capire il tipo di film e il messaggio che intendeva trattare. Dopo alcuni tentativi infruttuosi e insoddisfacenti, mi arrivò un montaggio di una quindicina di minuti che narrava una vicenda presentata nel film ed ebbi l’illuminazione; vedendo scorrere le immagini provai un’emozione che dovevo tradurre in musica; nacque così il tema principale del film. Iniziai poi a lavorare su dei “tappeti sonori” che trasformavo mano a mano che Mazzucco mi inviava pezzi di montaggio.

VM: Come avete ultimato i lavori vista la notevole distanza?

FP: Abbiamo utilizzato un server per scambiarci i dati; Massimo mi spediva spezzoni del montato e io le prove musicali; discutevamo spesso sulle possibili soluzioni e cercavamo di ascoltare assieme, mentre eravamo in collegamento, i risultati. Ho praticamente assistito alla nascita del film e lui a quella della musica.

E’ possibile vedere il trailer de “Il nuovo secolo americano” a questo link.

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